A proposito dell’Homo Logisticus

Serve la vision

Oggi l’homo logisticus è una delle figura fondamentali dell’azienda: sono convinto che la Logistica è la funzione che può determinare il risultato finale.Non possiamo più pensare alla logistica come ad una funzione interna alle aziende che si occupa solamente del magazzino e del trasporto, considerando queste attività come complementari alla vendita. Il periodo che stiamo vivendo impone un’attenzione maggiore a tutte le fasi del flusso, dall’acquisto delle materie prime sino alla posizione sullo scaffale del prodotto finito, in sintesi passare da una funzione tattico-operativa (Logistica) ad una totale gestione di tutti i flussi fisici, informativi e finanziari dell’azienda (Supply Chain). A mio parere questo concetto è ben chiaro nelle aziende strutturate e complesse, siano esse produttori, operatori logistici e distributori: infatti è noto lo sviluppo di metodologie di gestione avuto in questi ultimi anni e che sempre più aziende adottano, per formare i Manager nella visione globale dei flussi. E’ un vero peccato però che non tutte le aziende siano ancora allineate nel capire questa esigenza, perché il contesto attuale impone un approccio totalmente diverso alle esigenze dei vari business, soprattutto in quelli dove il prodotto è “povero” e che quindi impone un’attenzione maggiore e costante ai costi. Se è vero che l’homo logisticus è colui dotato di “logica” e di “saper far di conto” è altrettanto vero che oggi i conti e la logica devono essere condivisi tra le parti perché non si può più parlare solamente di “tariffa conveniente”, tantomeno di  “programmazione unilaterale” (intesa come imposizione e rispetto delle esigenze di una sola delle parti).Oggi è sempre più richiesta la collaborazione tra il produttore, il fornitore di servizio e il cliente nell’ambito del flusso delle merci ed è sufficiente che soltanto uno degli attori sopracitati abbia la convinzione che la Logistica sia soltanto una funzione tattico-operativa e non una visione – gestione di tutti i flussi fisici, informativi e finanziari, che tutte le potenziali sinergie e il recupero di efficienza, che portano insindacabilmente all’abbattimento dei costi, rimangano soltanto dei “bei discorsi”.

Luigi Terzi, Supply Chain Manager, Sanpellegrino S.p.A. – Nestlé Waters Italy

 Interpretare i segnali

Cosa davvero è richiesto, a chi si occupa di Logistica in questi anni? E’ una domanda per la quale non esiste una risposta semplice. A nostro avviso ci sono, però, almeno due elementi che meritano di essere presi in considerazione, anche alla luce dell’editoriale così ricco di spunti. Al Logistico in questi anni è richiesto di anticipare il futuro e di gestire i trade-off. Anticipare il futuro non vuol dire avere particolari doti divinatorie, che sarebbero comunque necessarie talvolta, ma interpretare i segnali deboli e capire, con il massimo anticipo possibile, cosa stia succedendo in ambiti sia interni che esterni all’azienda. Significa rimanere a stretto contatto con il Business e capire cosa vorranno i Clienti domani, anticipare i trend e gli sviluppi sui mercati di fornitura, a sostegno delle attività innovative dei Laboratori R&D e delle Operations ed a garanzia della continuità del Business. E’ quindi necessario mantenersi alla frontiera delle conoscenze tecniche, sempre informati sulle opportunità del possibile, in modo che, alle nuove esigenze emergenti, possa corrispondere una proposta logistica coerente. La gestione del trade off classico, costo/servizio, è nelle corde dei Logistici da sempre. Ciò che cambia è la richiesta di interpretare in modo nuovo sia il lato costi (costi opportunità, costi del capitale immobilizzato, costi dei servizi non richiesti ma forniti…), sia la prospettiva del servizio che non è più, solo, l’On Time in Full, ma si articola in modo da essere il più possibile aderente alla Value Proposition concordata. Ma non finisce qui. In un periodo storico in cui il cambiamento è la regola, cambiano anche i trade off da gestire. Nasce ad esempio la necessità di bilanciare il compromesso tra la garanzia di stabilità e di resilienza della Supply Chain ed i costi di Ridondanza e di Complessità che questo richiede. Quanto detto sopra, a nostro avviso, mette in evidenza la necessità per l’uomo della Logistica di sviluppare competenze che vanno ampiamente oltre la realizzazione di soluzioni operative adeguate alle necessità. Dobbiamo saperci sedere, da pari, al tavolo delle decisioni strategiche ed essere in grado di modulare proposte logistiche innovative non, come spesso ci sembra stia capitando, in base ai trend e alle mode del momento, ma avendo compreso in profondità cosa servirà all’azienda ed ai suoi Clienti, negli anni successivi. Dobbiamo essere consapevoli che le decisioni che prendiamo hanno degli impatti diretti o indiretti su obiettivi aziendali e funzionali sia interni all’azienda, sia di stakeholder che sono fuori dal perimetro classico dell’impresa (Clienti, Fornitori, Consulenti, Banche…). Questo comporta la necessità di mettere insieme le citate capacità logiche, quel far di conto che sarà sempre elemento distintivo del ruolo, ma anche competenze meno tecniche, più complessivamente manageriali. Il Supply Chain Manager, quindi, deve, sempre di più, essere un uomo ed un manager a tutto tondo, capace di interfacciarsi a tutti i livelli dell’organizzazione (dal Customer Service di un fornitore che non consegna in tempo, al suo Amministratore Delegato), cui sono richieste competenze più Soft che Hard. Un uomo che deve essere dotato di forti capacità relazionali, di negoziazione, di gestione dei conflitti. Un uomo che deve saper cogliere lo scenario complessivo e deve saperlo interpretare non solo per prendere decisioni rapide e coerenti al quadro strategico ma anche per poterlo trasferire ai propri collaboratori. Un uomo che sappia coinvolgere, non solo la propria squadra, ma tutti i membri dei molti team trasversali nei quali opera, in modo empatico, con la forza delle proprie idee. Il Supply Chain manager tiene quindi insieme le due anime, quella tecnica e quella manageriale ma noi suggeriamo che sia più efficace che le competenze tecniche risiedano, in modo distribuito, a più livelli della sua organizzazione: un team che dovrebbe essere composto di uomini di esperienza ma, contestualmente, innervato di giovani competenti, capaci di portare idee e prospettive nuove. Giovani a cui il Supply Chain Manager dovrà sapere dare lo scenario di riferimento ed un direzione chiara, la possibilità di innovare e la capacità di minimizzare il rischio dell’errore. Certo un team così costruito richiede sensibilità, capacità di gestione degli uomini e degli equilibri, oltre che saper tenere il focus sugli obiettivi. Richiede un manager a tutto tondo. Appunto.

Andrea Alberio, Responsabile Logistica e Francesco Gennari, Direttore Logistica e Acquisti – Lechler SpA

 Pugno di ferro in guanto di velluto

Parliamo sempre di logistica, ma meno spesso ci dedichiamo a un altro tema che forse è più importante, cioè “il logistico”!  Occupiamoci perciò per un momento della persona che lavora nella logistica, vediamo che studi ha fatto, come ha iniziato, e poi che cosa praticamente fa, come si è evoluta la sua carriera e che prospettive lo attendono, che consigli potrebbe dare ai più giovani. Oggi poi, a seguito della legge 4/2013, possiamo inquadrare questo discorso nel contesto più ampio delle professioni intellettuali. Ma come si prepara per la sua professione il futuro logistico? Ormai la nostra materia è insegnata in tutte le scuole di ingegneria e nelle facoltà di economia, mentre anche molti istituti tecnici preparano dei diplomati in logistica. Una buona dose di informatica e un po’ di matematica non fanno male. Ma venendo ai problemi pratici, molto spesso il giovane logistico all’inizio si troverà a gestire un magazzino o una funzione di distribuzione: si troverà perciò a gestire una decina o una ventina di persone, conoscendo tanta teoria mentre nessuno gli ha insegnato qualcosa sui rapporti interpersonali piuttosto che su quelli sindacali. Molte cose le deve perciò imparare dalla pratica mentre saranno sempre utili brevi corsi specialistici. Importanti poi gli scambi di idee sia con colleghi che lavorano nello stesso settore merceologico che con quelli che riportano esperienze di altri settori, perciò decisiva la partecipazione a convegni e seminari e in genere alle attività delle associazioni culturali del settore. Le possibilità di lavoro nel nostro settore sono alquanto numerose e variegate. Si può lavorare in una azienda produttiva, ma analogamente in una azienda commerciale, tutte aziende che hanno il problema della distribuzione del prodotto finito. L’altro settore nel quale potrà trovare impiego è quello delle aziende che forniscono servizi alla logistica, perciò le aziende di trasporto come anche le aziende che forniscono servizi completi di distribuzione. Oppure infine nel settore della consulenza. Molto interessante incrociare le varie esperienze, in tempi successivi e nel corso dello sviluppo della carriera. Restando ad esempio nelle aziende produttive e distributive, avere varie esperienze relative a settori merceologici diversi, oppure passare poi a lavorare nelle aziende che forniscono servizi alla logistica. Se poi il nostro logistico si troverà a lavorare in un sistema di supply chain management, sarà a stretto contatto con fornitori e con clienti dei quali dovrà imparare a conoscere le caratteristiche operative, allargando così notevolmente le sue esperienze. Di grande interesse poi le esperienze in aziende multinazionali, dove talora si susseguono periodi di lavoro di qualche anno presso delle consociate poste in paesi diversi, ottenendo così visioni sempre più ampie della molteplicità dei problemi logistici. Ricordiamo sempre che a suo tempo il logistico è nato come il gestore dell’operatività, inserito nell’organigramma aziendale in modo abbastanza trasversale tra le classiche funzioni dell’approvvigionamento, della produzione e del marketing, alle quali inesorabilmente veniva a sottrarre una parte del potere. E’ chiaro che alla persona che viene collocata in questa posizione risulta fondamentale una ottima capacità di relazione, l’attitudine a collaborare e a conciliare esigenze di funzioni diverse, talora anche conflittuali, mantenendo un coordinamento centralizzato dell’operatività. La situazione si è ulteriormente complicata quando si è passati a gestire supply chain integrate con i fornitori e con i clienti, spesso molto complesse. Le doti sopra citate per il nostro logistico sono ancor più necessarie. Concludendo potremmo dire che per svolgere correttamente l’attività logistica è opportuno avere un carattere forte, ma contemporaneamente spesso agire con un guanto di velluto. Occorre anche un grande spirito organizzativo e una grande capacità a lavorare in gruppo, poi una buona capacità di coordinamento, visto che spesso è necessario provvedere alla gestione di strutture anche decentrate e geograficamente molto lontane. Decisiva infine la capacità di sapersi mantenere aggiornati in un settore che è in continuo cambiamento e a questo punto è fondamentale ricordare l’attività delle Associazioni del settore. Ricordiamo l’Ailog, l’Associazione Italiana di Logistica e di Supply Chain Management, e Assologistica, l’Associazione più dedicata ai fornitori di servizi per la logistica.

Giovanni Marini

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