Dopo il mio click, scatenate l’inferno

Nonostante il calo dei consumi, le vendite on-line B2C continuano a registrare segnali di crescita anche nel nostro paese, che indubbiamente sconta un grosso ritardo rispetto ad altri paesi europei: il mercato italiano è tuttora un quinto di quello inglese, un terzo di quello tedesco e quasi la metà di quello francese.Ciononostante i principali player del settore attribuiscono all’Italia un importante potenziale di crescita. La dimostrazione sta evidentemente nelle scelte logistiche di alcuni grandi e-retailer alla ricerca di massa critica e la flessibilità operativa. Due nomi tra tutti: Amazon e Yoox.La massa critica la si ottiene anche grazie all’elevatissima gamma di prodotti offerti, che consente di migliorare di pochi punti decimali l’indicatore chiave di complessità di questo business: il numero medio di pezzi ordinati da un singolo cliente. Questa variabile operativa è direttamente proporzionale al costo logistico di magazzino e trasporto che, in media, incide per il 10-20% del fatturato. Con volumi elevati in partenza da un unico sito, baricentrico rispetto ai mercati da servire, è possibile, infatti, spuntare tariffe molto basse di consegna a domicilio, facendo leva sul potere contrattuale verso i principali express couriers che si contendono il mercato dell’home delivery. Per quanto riguarda la flessibilità, la maggior parte dei player è molto attenta alla ricerca di “soluzioni logistiche scalabili” a vale a dire con opportunità di crescita dimensionale e prestazionale realizzabile in poco tempo, con ridotti switching cost e senza significativi impatti sull’operatività. Questa è stata la strategia modello “Lego” seguita da Yoox, l’azienda italiana leader nel fashion B2C, che entro il 2014 amplierà ancora il proprio centro logistico di Bologna. Ma a differenza di quanto avviene a Piacenza nel magazzino di Amazon, la specializzazione nel fashion, e quindi la minore varietà di articoli trattati, e lo scontrino medio più elevato hanno consentito a Yoox di intraprendere la strada della totale automazione dei processi logistici, con l’obiettivo di perseguire un triplice obiettivo: supportare la crescita attesa dei volumi, offrire ai clienti un servizio di assoluta eccellenza e migliorare l’efficienza operativa a beneficio della profittabilità del business. L’automazione non riguarda solo le attività di stoccaggio e prelievo di prodotti, ma anche il processo produttivo, vale a dire la fase di photo-shooting degli articoli. In assenza di automazione gli e-tailer e i loro operatori logistici sono costretti a rincorrere la domanda, i cui picchi si rilevano durante i week-end e nei periodi prefestivi. Ne sanno qualcosa gli operatori logistici che si affiancano ai nuovi entranti nel mercato italiano, consapevoli che un magazzino ben posizionato sul territorio consente una drastica riduzione dei costi “from order to delivery” a fronte di un inevitabile aumento del capitale circolante immobilizzato nelle scorte. E se questa è la strada per il successo nell’e-commerce, allora c’è da attendersi che altri grandi player internazionali come la tedesca Zalando o la francese Vente-privee investiranno in piattaforme logistiche in Italia per non rischiare di perdere quella massa critica di ordini così determinante per le vendite on-line.

Fabrizio Dallari

Direttore del Centro di Ricerca sulla Logistica

Università Cattaneo LIUC

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