Scaleremo la classifica della logistica mondiale ?

Crystal ball with a bar chartSecondo l’annuale rapporto della Banca Mondiale nel 2014 l’Italia è risultata al 20° posto per efficienza e competitività del sistema logistico. Dal 2010 il Logistics Performance Index (LPI) fornisce una valutazione multidimensionale delle performance logistiche di 155 paesi, vale a dire in termini di costi della logistica, dotazione infrastrutturale, qualità dei servizi logistici ed efficienza dei processi di sdoganamento.

I Paesi con il più elevato livello di LPI sono Germania (4,12), Olanda (4,05), Inghilterra (4,01) e Singapore (4,01). Nella top 10 di questo ranking ci sono anche Belgio, Svezia  e Norvegia, non propriamente delle “potenze economiche” ma indubbiamente più attrattive agli occhi degli investitori internazionali.

Un posizionamento, quello dell’Italia (il cui indice è pari a 3,69) che pone pesanti interrogativi sul sistema logistico nazionale. Come noto infatti il nostro Paese è caratterizzato da standard logistici non ancora comparabili con quelli dei principali paesi concorrenti specie sui mercati internazionali, dove l’impresa italiana,  storicamente, ha avuto successo più per la qualità dei prodotti, l’innovazione e la creatività dei nostri imprenditori, che non per l’organizzazione dei processi.

Rispetto ai paesi europei che la precedono, i principali punti di debolezza del sistema logistico italiano appaiono quelli relativi alle infrastrutture e alla puntualità dei servizi. L’Italia infatti, oltre ad ottenere una performance logistica inferiore alla media degli altri paesi costieri europei, ha tempi di importazione ed esportazione, sia via terra che via aerea e marittima, sempre superiori non solo agli stessi paesi con accesso diretto al mare, come nel caso dei tempi medi di importazione di spedizioni via mare.

Con riferimento ai parametri di valutazione qualitativa, l’Italia sembra infatti avere qualche problema rilevante sul fronte delle spedizioni internazionali (29°), mentre la migliore posizione (19°) è ottenuta sul criterio della competenza e qualità dei servizi logistici.

Un’importante occasione di sviluppo è indubbiamente connesso alla decisione della Commissione Europea riguardo ai 9 corridoi strategici ”Core Network” che consentiranno di portare la quota del trasporto merci su rotaia al 30% nel 2030. Infatti, ben quattro dei nove corridoi UE attraverseranno il nostro Paese e si incroceranno nella Pianura Padana agevolando la realizzazione di una Grande Area Logistica del Sud Europa. Tale circostanza appare particolarmente significativa e suggerisce come, adottando gli adeguati correttivi riguardo, il nostro sistema logistico abbia buone opportunità di recupero anche sulle altre dimensioni dell’indice di competitività logistico.

Indubbiamente l’avvio di importanti progetti infrastrutturali ed il miglioramento dell’accessibilità sia per merci che per passeggeri sta facendo guadagnare posizioni all’Italia che nel 2012 era risultata al 24° posto. Ma non solo infrastrutture materiali: quest’anno alcuni importanti porti italiani hanno avviato con successo il modello di pre-clearing (cosiddetto “sdoganamento in mare”) per velocizzare le fasi di inoltro dei container sbarcati Inoltre anche la scuola secondaria sta finalmente formando i primi periti in logistica, così tanto attesi e richiesti dal mercato del lavoro.

La speranza quindi è che nel 2015, anno in cui l’Italia sarà sotto i riflettori di Expo, qualche funzionario della World Bank venga a scoprire di persona come un Paese con forte vocazione manifatturiera e che ambisce a restare nella la top ten delle potenze mondiali possa guadagnare ulteriore terreno anche nella logistica.

 

Prof. Fabrizio Dallari

Direttore del C-log, Università C. Cattaneo LIUC

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