Ventimila teu sopra i mari

Le compagnie marittime specializzate nel trasporto globale dei container hanno archiviato il 2016 senza rimpianti, anzi con la speranza di un nuovo anno migliore. Uno studio svolto lo scorso marzo dalla società di ricerca specializzata nel trasporto marittimo Drewry sui bilanci delle principali compagnie rivela che le prime quindici al mondo per dimensioni sommano nel 2016 perdite per tre miliardi e mezzo di dollari. Il rosso non sorprende, anzi le previsioni diffuse lo scorso anno arrivavano a un valore di cinque miliardi, ma questa cifra è stata ridimensionata da un miglioramento dei conti registrato nell’ultimo trimestre dell’anno. Di queste quindici compagnie, solamente quattro hanno chiuso il bilancio 2016 in attivo e di queste solo due – la francese CMA CGM e la tedesca Hapag Lloyd – hanno una dimensione globale, mentre le altre due (Matson e Wan Hai) operano in ambito regionale. La compagnia più grande nel container, ossia la danese Maersk, registra un passivo di 396 milioni di dollari, anche se il record del rosso lo segna la sud-coreana Hyundai Merchant Marine, con un passivo di ben 716 milioni di dollari, seguita dalla taiwanese Yang Ming, con 453 milioni di dollari.

Annus Horribilis

Ricordiamo che il 2016 è stato anche l’anno del fallimento di un’altra compagnia sud-coreana, la Hanjin Shipping, che ha sommato un debito di ben cinque miliardi di dollari che ha rischiato di scatenare un effetto domino sull’intera filiera logistica. La causa principale di questa situazione finanziaria è il crollo dei noli, soprattutto lungo la rotta tra Asia ed Europa, determinato da un costante aumento dell’offerta di stiva non bilanciato da un’analoga crescita della domanda. A sua volta, l’incremento dell’offerta è provocato in gran parte dal varo di portacontainer sempre più grandi, che dovrebbero ridurre il costo di trasporto unitario. Lo scorso marzo, i cantieri della Samsung Heavy Industries hanno varato la prima nave cellulare che supera la soglia dei ventimila teu, la Mol Triumph della compagnia Mitsui OSK Lines (che nel 2016 ha registrato una perdita di 354 milioni di dollari), che ha capacità di 20.150 teu,  e gli stessi cantieri consegneranno quest’anno altre dieci portacontainer di questa dimensione, tra cui sei da 21.100 teu alla compagnia OOCL.

Sereno all’orizzonte

Le previsioni per il 2017 mostrano però una schiarita che dovrebbe rasserenare i vertici delle compagnie marittime. Drewry prevede infatti che durante quest’anno aumenteranno sia i volumi trasportati, sia i noli, riportando in nero i conti delle portacontainer. Un primo segnale giunge dall’indicatore Harpex Shipping Index, che mostra l’andamento dei noli delle spedizioni in container e che nei primi tre mesi del 2017 ha raggiunto il valore di 439 punti, con un incremento percentuale di ben il 40% rispetto all’anno precedente. Un altro elemento che favorisce l’aumento dei noli container tra Asia ed Europa è la ristrutturazione delle alleanze tra compagnie proprio su questa rotta che, di fatto, dovrebbe ridurre la guerra dei prezzi scatenata negli ultimi anni. Il 1° aprile è avvenuto un rimescolamento delle principali alleanze, che da quattro sono passate a tre. Due sono nuove: Ocean Alliance, che raccoglie una compagnia europea (CMA CGM) e tre asiatiche (OOCL, Cosco Shipping ed Evergreen) e che secondo la società di ricerca Alphaliner detiene il 35% della quota del trasporto marittimo container tra Asia ed Europa settentrionale; THE Alliance, formata da una compagnia europea (Hapag-Lloyd) e quattro asiatiche (NYK, MOL e K Line e Yang Ming). La terza alleanza era già operativa ed è tutta europea: è la 2M, formata da Maersk e MSC, ma da quest’anno ha accolto, come membri aggiunti, le compagnie tedesche HMM e Hamburg Sud.  L’aumento dei noli container è una buona notizia per i vettori, ma non certo per i loro clienti, che potranno subire nel corso dell’anno un progressivo incremento dei costi del trasporto per le importazioni dall’Asia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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