La rivoluzione del digitale è in tavola

Una recente analisi, realizzata dall’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e dal Laboratorio Rise dell’Università degli Studi di Brescia, ha scandagliato circa 70 imprese agroalimentari di diverse aree del Paese, ed evidenzia che le tecnologie digitali consentono di migliorare e innovare tracciabilità e qualità finale in diversi modi.

Il Digitale interviene in maniera sostanziale nella tracciabilità alimentare, riducendo i costi, aumentando i ricavi e rendendo più efficienti i processi: il 40% delle aziende agroalimentari analizzate grazie a soluzioni digitali ha riscontrato una riduzione dei tempi e dei costi legati ai processi di raccolta, gestione e trasmissione dei dati.

Gli strumenti più utilizzati per migliorare la tracciabilità sono i Barcode (40% dei casi), gli RFId (Radio-Frequency Identification, 32% del totale) e sistemi gestionali evoluti (32%). Piuttosto diffuso è anche il ricorso ai Big Data (30%), e collegamenti attraverso la tecnologia mobile (21%), mentre tecnologie innovative come l’IoT e la Blockchain sono ancora poco esplorate.

I settori più interessati dall’innovazione tecnologica per la tracciabilità sono quello ortofrutticolo (30% del totale), la filiera delle carni (23%), i prodotti lattiero-caseari (14%), caffè e cacao (12%), ma questa evoluzione sta interessando in maniera trasversale tutte le filiere.

Lo Smart AgriFood da un lato può ridurre i costi di realizzazione di prodotti di alta qualità, dall’altro far crescere i ricavi grazie a una maggiore riconoscibilità o garanzia, ad esempio con sistemi di anticontraffazione o di riduzione dei prodotti non conformi esportati. Ma l’innovazione digitale consente anche di intervenire a supporto dell’intera filiera, garantendo sostenibilità a tutti gli attori del settore.

Per quanto riguarda gli interventi e le innovazioni per migliorare la qualità finale di merci e prodotti, il 51% delle aziende agroalimentari censite ha utilizzato le tecnologie digitali per valorizzare la qualità di origine mentre il 46% del totale si è servito del digitale per migliorare la sicurezza alimentare.

 

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