Il 2026 eredita dal suo predecessore uno scenario davvero complesso, nel quale le tensioni geopolitiche, le guerre commerciali e una marea di nuove regole e tariffe doganali hanno completamente ridisegnato la logistica globale attorno ad un campo minato planetario.
I professionisti del settore si trovano oggi a gestire un mercato frammentato, con capacità eccedente nel trasporto marittimo, fenomeni di resilienza inaspettata nel settore del cargo aereo e la crescente presenza dell’Intelligenza Artificiale sulla Supply Chain, con tutti i suoi pro e contro.
In particolare, gli avvenimenti del 2025 possono essere letti superficialmente in termini di equilibri commerciali e dinamiche sulle singole rotte, ma più in profondità nascondono un nuovo modo di concepire le Supply Chain, sia per quel che riguarda le sue reti di distribuzione, sia per quanto concerne la gestione degli approvvigionamenti.
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Lo scenario internazionale e quello tecnologico
Come detto, il 2025 ha visto un’economia mondiale sotto scacco da parte di un’inflazione persistente, alimentata dalle tensioni geopolitiche e portatrice di una ridefinizione delle catene di approvvigionamento.
L’Intelligenza Artificiale si è incuneata nelle pieghe della complessità del momento storico, assumendo un ruolo cruciale in questo scenario: secondo l’organizzazione ShippyPro, che cita a sua volta una ricerca McKinsey, entro il 2025 l’80% delle nuove soluzioni di gestione della supply chain ha integrato forme di AI, con riduzioni dei costi logistici del 15% e miglioramenti del servizio fino al 65%.
La pianificazione predittiva, il monitoraggio in tempo reale e l’ottimizzazione dei flussi hanno prodotto catene logistiche più capaci di adattarsi ai capovolgimenti di fronte internazionali, ma, al contrario dell’illusione agognata da molti, questi strumenti non le ha comunque rese immuni agli shock politici.
La guerra commerciale Cina-USA e i dazi con l’Europa
Ad aprire le danze del 2025 era stata quella cui poi ci siamo abituati come condizione di sfondo, ossia la guerra commerciale tra Washington e Pechino, che durante il secondo mandato di Trump alla Casa Bianca ha toccato un nuovo apice.
Al centro dello scontro, dopo mesi di battaglia su ogni singola categoria merceologica, le terre rare: la Cina, che detiene quasi metà delle riserve mondiali (44 milioni di tonnellate, pari al 48% del totale), ne ha limitato l’export, mettendo sotto pressione le industrie tecnologiche e della difesa nel resto del mondo. Gli Stati Uniti hanno a loro volta reagito con dazi fino al 100% sulle importazioni di beni cinesi, mentre Bruxelles si è trovata stretta tra le due potenze, colpita da tariffe reciproche al 15% su auto, farmaci e semiconduttori.
Questo ha accelerato la diversificazione dei mercati e spinto l’Europa a cercare nuove alleanze commerciali, rivolgendo il proprio sguardo in particolare verso i mercati dell’Africa, del Medio Oriente e dell’America Latina – per quanto la firma di un accordo in trattativa da ben 25 anni, come il Mercosur, sia ulteriormente slittata al 2026.
Di fatto, la UE è spettatrice quasi passiva dei botta e risposta tra Washington e Beijing: soprattutto nei confronti di quest’ultima pare poi essere sostanzialmente impotente di fronte al suo predominio commerciale, come dimostrato dalle dinamiche di mercato successive all’eliminazione delle soglie de minimis nelle spedizioni postali statunitensi, che hanno colpito l’e-commerce asiatico a basso valore provocandone il riversamento in massa sul mercato UE.
Shipping marittimo: rotte, capacità e Mar Rosso
Il trasporto marittimo ha vissuto un 2025 contraddistinto dalla sovracapacità. Le deviazioni dei transiti dal Mar Rosso hanno assorbito circa il 9% della capacità globale, ma l’immissione in servizio di nuove navi, ordinate subito prima della pandemia di Covid e nell’immediatezza dell’emergenza, con il persistere dei colli di bottiglia che aveva generato, ha portato ad un eccesso di offerta.
I noli spot sono crollati: sulla rotta Shanghai–Rotterdam si è scesi a 1.735 dollari/TEU, ai minimi pre-crisi. Secondo Drewry, il calo medio globale ha toccato il -59% anno su anno.
Il ritorno dei transiti via Suez previsto nel 2026 è già stato caricato dell’aspettativa di nuove congestioni nei porti europei e di rialzi temporanei nelle tariffe, ma nel medio periodo è più probabile che accentui la pressione al ribasso sui prezzi. Gli armatori dovranno gestire, come già fatto nell’ultimo anno, la capacità in eccesso ed è probabile che ricorrano alle blank sailing, la cancellazione delle partenze ‘sistematica’.
La nuota più positiva che potrebbe derivare da questa condizione è rappresentata dal possibile incentivo a rottamare le navi più anziane ed obsolete e da una possibile applicazione dello slow steaming, la navigazione a bassa velocità, per mantenere redditività – cosa che farebbe emettere meno inquinanti in atmosfera per via delle basse velocità di crociera.
A ridiscutere gli assetti globali della navigazione potrebbe intervenire un’eventuale mossa USA nei confronti della Groenlandia: quella che sembra essere una questione di interessi economici mischiati alla ‘sicurezza nazionale’ per Washington, lega a tripla mandata il controllo geografico dell’area e dei mari nordici alle risorse rare custodite dai ghiacci in via di scioglimento, alle rotte commerciali che, di riflesso, gioverebbero di un’improvvisa riduzione dei tempi di collegamento tra Asia ed Europa.
Trasporto aereo: resilienza e nuove regole
Il cargo aereo nell’anno appena trascorso ha mostrato resilienza. La sospensione del regime ‘de minimis’ negli USA, divenuta effettiva il 29 agosto 2025, ha eliminato l’esenzione dai dazi per pacchi sotto gli 800 dollari, causando un calo iniziale del 40% delle importazioni e-commerce dalla Cina.
Tuttavia, già a luglio i volumi Asia–Nord America erano tornati ai livelli 2024 grazie all’adattamento delle piattaforme e al boom delle esportazioni vietnamite di elettronica.
Parallelamente, l’UE ha introdotto una tassa di 2–3 euro sui pacchi extra-UE sotto i 150 euro, in vigore dal primo gennaio 2026.
Nonostante queste misure, l’e-commerce non scomparirà: l’IATA prevede una crescita globale del cargo aereo del +2,6% nel 2026. Le tariffe sono rimaste stabili, con incrementi marginali (+1% Cina-USA, +2% Cina-Europa), grazie al rapido ridispiegamento della capacità verso rotte in crescita.
Il 2026 eredita dunque un quadro davvero complesso entro il quale dipanare le proprie trame future: guerre commerciali e dazi hanno frammentato i flussi, il settore marittimo è affetto da sovracapacità e il cielo è condizionato da nuove regole doganali.
In tutto ciò, l’Intelligenza Artificiale emerge come fattore abilitante, capace di rendere la logistica più ‘adattiva’ e resiliente. A tal proposito, i prossimi 365 giorni ci faranno anche capire meglio quale livello di maturità sta raggiungendo la sua applicazione nella Supply Chain, se quest’ultima ne sta diventando succube prima ancora di saperla dominare o se si sta formando una classe dirigente in grado di sfruttarne le potenzialità mantenendo saldo il controllo umano.
Un discorso che ha forti risvolti anche sulla cosiddetta ‘carenza di talenti’ e sulla carenza di manodopera specializzata, le cui nuove leve in formazione potrebbero scoprirsi anacronistiche anzitempo.



