Con l’approvazione del regolamento AFIR nel 2023, l’Unione Europea ha fissato un quadro minimo per lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica e dei combustibili alternativi.
L’obiettivo della politica europea è chiaro: ridurre entro il 2030 del 45% le emissioni di CO₂ del trasporto pesante rispetto ai livelli attuali.
Tuttavia, il regolamento rappresenta più un trampolino che un traguardo, poiché i fabbisogni reali stimati superano di gran lunga i target minimi fissati.
Lo studio ICCT: fabbisogni energetici e infrastrutturali
Un recente studio dell’International Council on Clean Transportation ha inquadrato e quantificato con precisione la sfida che si pone nei confronti dell’autotrasporto, ma anche – e soprattutto – degli Stati membri.
Seguendo la road map europea, entro il 2030, la flotta di camion elettrici nei 27 Paesi UE richiederà tra i 22 e i 28 gigawatt di potenza installata. In termini di punti di ricarica le cifre precedenti si traducono in circa 150.000–175.000 caricatori privati e 60.000–80.000 pubblici, con una quota significativa di ricarica notturna presso le basi logistiche.
Inoltre, saranno indispensabili tra i 4.000 e i 5.300 caricatori da un megawatt, capaci di garantire prestazioni elevate, lungo i corridoi di trasporto; da notare è che questi ultimi, pur rappresentando solo il 2% dei punti di ricarica, accentreranno circa il 15% della capacità totale.
Integrazione con le reti TEN-T
La rete TEN-T, ossatura dei trasporti europei, diventerà il teatro principale di questa trasformazione. Nel piano europeo, le stazioni di ricarica per camion si configureranno come veri e propri nodi energetici, richiedendo investimenti milionari e un rafforzamento delle reti elettriche locali.
Lo studio ICCT evidenzia come gli obiettivi AFIR, nella loro configurazione attuale, copriranno solo il 50–70% della domanda pubblica complessiva, con una maggiore efficienza sulla rete RTE-T principale (65–85%), ma una copertura ridotta sulla rete integrale (35–45%).
Tale disomogeneità tra Paesi, con mercati avanzati come Paesi Bassi e Belgio al di sotto del fabbisogno e altri come la Romania oltre le necessità, rischia di creare colli di bottiglia energetici nei corridoi internazionali.
Oltre la riduzione delle emissioni: competitività e costi
La posta in gioco non riguarda però solo la decarbonizzazione. L’elettrificazione del trasporto pesante ridefinirà infatti la competitività logistica europea, incidendo sul costo di movimentazione delle merci e sulla capacità delle imprese di mantenere una buona efficienza.
Sarà proprio la disponibilità di infrastrutture adeguate a determinare la fluidità dei flussi commerciali e la resilienza delle catene di approvvigionamento. Senza un’integrazione armonizzata, esiste tuttavia il rischio che la transizione energetica diventi un freno alla competitività anziché un volano.
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Le sfide per le aziende logistiche e di trasporto
Emerge, dallo studio ICCT, che le imprese del settore logistico dovrebbero iniziare ad adeguarsi a un ecosistema radicalmente diverso.
In primo luogo, da un punto di vista prettamente pratico, sarà necessario pianificare le operazioni tenendo conto dei tempi di ricarica e della localizzazione dei punti energetici, calcolando in modo estremamente accurato le rotte dei trasporti.
La gestione delle flotte dovrà integrare software avanzati di ottimizzazione, capaci di coordinare percorsi, soste e consumi. Inoltre, la collaborazione diretta con operatori energetici diventerà strategica: la logistica non potrà più essere separata dalla disponibilità di reti elettriche. Infine, serviranno investimenti in infrastrutture private di ricarica presso hub e centri di distribuzione, per ridurre la dipendenza dalla rete pubblica e garantire continuità operativa.
Costruire la rete per il 2030
La tecnologia dei veicoli è già pronta, ma senza una rete di ricarica adeguata la transizione rischia di arenarsi.
L’AFIR fornisce un quadro iniziale, ma occorre rafforzare il regolamento, semplificare i processi autorizzativi e accelerare gli investimenti nelle reti elettriche.
In questo modo l’Europa potrà centrare gli obiettivi climatici e, al tempo stesso, garantire un sistema logistico competitivo e resiliente. Per le aziende, la sfida è duplice: ridurre l’impatto ambientale e ripensare radicalmente il proprio modello operativo per inserirsi in un ecosistema energetico e digitale che cambierà il volto del trasporto pesante europeo.



