GEP Volatility Supply Chain Index: il 2026 porta segnali di rallentamento globale  

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La volatilità degli indicatori economici è pane quotidiano per chi lavora nella supply chain: a tale proposito, il 2026 sotto quale veste si è presentato? 

Una lettura costante e affidabile della volatilità nella Supply Chain è offerta dal GEP Globale Supply Chain Volatility Index, che è proprio un indicatore anticipatore studiato per misurare la salute delle catene di approvvigionamento mondiali. 

Elaborato da GEP, società leader nella consulenza e nelle soluzioni tecnologiche per la gestione della supply chain, l’indice si basa su un sondaggio mensile condotto su oltre 27.000 aziende, osservando metriche come la domanda di input produttivi, le carenze di materiali, i costi di trasporto, i livelli di inventario e gli arretrati. 

Il report di dicembre 2025, pubblicato a gennaio 2026, offre un quadro chiaro delle tensioni e delle resilienze regionali, delineando le prospettive per l’anno appena iniziato.  

L’andamento globale  

A dicembre l’indice globale è salito a -0,17, il livello più alto da giugno 2025. 

Nonostante si tratti di un miglioramento, è anche vero che è marginale e che il quadro complessivo dei dati segnala un indebolimento della domanda manifatturiera, soprattutto in Nord America ed Europa. 

Le scorte di sicurezza restano storicamente basse, indicando una certa vulnerabilità per i produttori occidentali.  

Nord America: contrazione diffusa  

Il Nord America ha registrato un indice a -0,37,  segnalando un sottoutilizzo della capacità

Gli acquisti delle fabbriche hanno subìto la contrazione più rapida da maggio 2025, con il Messico protagonista del calo più marcato. 

Si tratta del sesto mese consecutivo di calo della domanda di input, il che lo fa classificare come un segnale di rallentamento strutturale.  

Europa: debolezza persistente  

In Europa l’indice appare in controtendenza, in quanto salito a -0,17, il massimo da giugno 2025, ma il dato è fuorviante

Le difficoltà legate al reperimento della manodopera hanno ostacolato il completamento degli ordini, mentre i volumi di acquisto sono peggiorati, soprattutto in Germania. 

La pipeline della domanda resta fragile e le imprese hanno imboccato un trend di riduzione degli ordini in previsione di un 2026 incerto.  

Regno Unito: capacità sotto pressione  

Il Regno Unito ha mostrato un indice positivo a 0,12, segnalando una capacità produttiva tesa per la prima volta in quasi un anno e mezzo. 

Il dato evidenzia una dinamica speculare rispetto al resto d’Europa, con fornitori britannici che operano vicino ai limiti.  

Asia: resilienza regionale  

L’Asia ha registrato un indice a -0,20, leggermente in calo rispetto al mese precedente, ma con segnali di resilienza. 

Corea del Sud, Vietnam e Taiwan hanno visto crescere la domanda di input, mentre la Cina ha mantenuto volumi stabili

Questa tenuta ha contribuito a bilanciare la debolezza occidentale, sostenendo la domanda manifatturiera regionale.  

Tematiche trasversali, dalla domanda ai trasporti

Riassumendo e tracciando uno scenario globale, il GEP Global Supply Chain Volatility Index fotografa una domanda globale di input industriali debole, con i cali più accentuati in Germania e Nord America.  

Soffrono anche gli inventari, con le segnalazioni di accumulo di scorte che restano sotto la media. A salvare i prezzi ed evitare la necessità di buffer è stata la forte disponibilità di beni.  

Anche la scarsa disponibilità di materiali è rimasta sotto la media di lungo periodo, confermando che le imprese sperimentano meno difficoltà di approvvigionamento rispetto al passato.  

Invece è il tracker della manodopera ad essere salito al massimo da 14 mesi, sopra la media storica, con pressioni concentrate in particol modo in Europa.  

Infine, i costi di trasporto globali si sono mantenuti in linea con la media di lungo periodo, senza variazioni significative.  

Uno scenario contrastante

Tirando le somme, il report GEP di dicembre 2025 evidenzia un quadro contrastante: mentre l’Asia mostra resilienza, Nord America ed Europa affrontano un indebolimento strutturale della domanda

Le scorte ridotte e le difficoltà nel trovare manodopera sufficiente aggravano le prospettive per i produttori occidentali. 

L’eccesso di capacità globale, tuttavia, offre ai compratori margini di negoziazione migliori, segnalando un 2026 che si apre connotato da molte di quelle che gli anglofoni chiamano ‘challenges’, ma anche da opportunità per chi saprà gestire con attenzione la propria supply chain.  

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