La 56esima edizione del World Economic Forum (WEF), che si è chiusa a Davos il 23 gennaio scorso, ha acceso i riflettori su un tema cruciale per l’economia globale: la resilienza delle catene di approvvigionamento.
La pandemia, le tensioni geopolitiche, le crisi energetiche e le accelerazioni tecnologiche hanno reso evidente che le supply chain tradizionali, costruite su logiche di efficienza e riduzione dei costi, non sono più sufficienti.
Che, oggi, la volatilità non sia un’eccezione, ma piuttosto una condizione strutturale è dato per assodato e da Davos, dall’organizzazione del WEF insieme alla società di consulenza Kearney, è arrivato un messaggio chiaro: occorre riprogettare le catene di valore globali integrando resilienza e adattabilità come principi fondanti.
La volatilità come nuova normalità
Il rapporto Global Value Chains Outlook 2026 mostra come la frammentazione geopolitica, l’aumento delle barriere commerciali e la scarsità di risorse abbiano trasformato radicalmente il contesto operativo.
Nel 2025, oltre 400 miliardi di dollari di flussi commerciali sono stati riorganizzati a causa delle escalation tariffarie, mentre i costi di trasporto container sono cresciuti del 40% su base annua.
Più di 3.000 nuove misure di politica commerciale e industriale sono state introdotte in un solo anno, il triplo rispetto ad un decennio fa. I dati non descrivono l’alterazione temporanea rispetto ad una media, quella che si potrebbe chiamare un’anomalia, ma la prova che l’incertezza è diventata permanente.
La resilienza come motore di crescita
Al WEF è stato sottolineato che il 74% dei leader aziendali considera oggi la resilienza un driver di sviluppo, riclassificandola investimento strategico e non più come un costo da sopportare.
La resilienza consente di attrarre capitali, garantire continuità di forniture e sostenere la crescita in un’economia frammentata.
Il vantaggio competitivo deriva da lungimiranza, opzionalità e coordinamento dell’ecosistema: in altre parole, la resilienza diventa la nuova infrastruttura su cui costruire prosperità e sicurezza economica.
Dal modello efficiente al modello adattivo
Kearney ha evidenziato che la priorità non è più prevedere la disruption, ma ridisegnare i modelli operativi perché funzionino in uno stato di incertezza permanente.
Le catene di approvvigionamento devono evolvere da sistemi orientati all’efficienza a reti adattive, capaci di riconfigurarsi rapidamente. Questo significa diversificare le fonti di approvvigionamento, integrare tecnologie digitali e sviluppare capacità di risposta dinamica.
La resilienza diventa così un principio architetturale: le supply chain non devono solo resistere agli shock, ma prosperare in un ambiente instabile.
Strumenti innovativi: il Navigator
Per tradurre queste analisi in azione, il WEF ha lanciato il Manufacturing and Supply Chain Readiness Navigator, uno strumento digitale che trasforma gli insight globali in intelligenza operativa.
Basato su indici internazionali, il Navigator aiuta governi e imprese a diagnosticare gap di competitività, valutare la maturità degli ecosistemi e orientare investimenti.
I governi possono usarlo per assegnare le priorità alle riforme e alle politiche industriali, mentre le aziende possono valutare infrastrutture e localizzazioni per decisioni strategiche. Si tratta di un passo concreto verso supply chain più consapevoli e resilienti.
Strategie nazionali: alcuni esempi concreti
Il rapporto evidenzia come diversi Paesi di tutto il mondo stiano già adottando approcci mirati: ad esempio, in Irlanda, Skillnet Ireland promuove programmi di formazione sovvenzionata che collegano governo, imprese ed educatori per sviluppare competenze digitali e sostenibili.
La Cina investe massicciamente in infrastrutture digitali e 5G, creando connettività industriale in tempo reale, mentre il Qatar ha introdotto un cruscotto nazionale per monitorare gli alimenti essenziali, garantendo la sicurezza delle forniture e risposte rapide alle disruption.
Questi esempi mostrano come la resilienza non sia un concetto astratto, ma una politica concreta che rafforza competitività e sicurezza.
Il messaggio del WEF è inequivocabilmente orientato a suggerire che la resilienza non sia più un’opzione, bensì una necessità strutturale. Le supply chain devono essere riprogettate come sistemi adattivi, capaci di fare dell’incertezza il terreno sul quale prosperare.
Si tratta, ovviamente, di una sfida non solo economica, ma culturale per passare da una logica di efficienza lineare a una visione di resilienza dinamica. In questo nuovo assetto, la capacità di anticipare, coordinare e adattarsi diventa la vera carta vincente del futuro.



