India-UE: via al libero scambio, Supply Chain sull’attenti

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Il 27 gennaio 2026 tra i governi di Delhi e Bruxelles è stato siglato un accordo storico: India e Unione Europea hanno concluso un Accordo di Libero Scambio (Free Trade Agreement) destinato a diventare il più ampio mai firmato da Nuova Delhi ed uno dei più ‘pesanti’ e ramificati nei vari settori industriali che interessano la UE, con l’apertura di nuovi canali di fornitura e logistici. 

L’intesa è importante perché mette in collegamento diretto l’economia indiana, tra le più dinamiche al mondo (a dicembre 2025 il PIL di Delhi ha superato i 4 trilioni di dollari), con il mercato unico europeo e con il suo valore pari a circa un quarto dell’intero commercio mondiale: le due potenze, messe assieme, assommano un giro d’affari stimato in 22,5 trilioni di euro, pesano per circa un quarto del PIL globale e contano due miliardi di persone – potenziali acquirenti. 

Oltre al valore simbolico, l’accordo mira pragmaticamente a tagliare dazi commerciali per circa 4 miliardi di euro sulle esportazioni UE e a raddoppiare i flussi commerciali tra le due potenze economiche entro il 2032.  

Una nuova architettura del commercio

Secondo la Commissione Europea, l’FTA avrà l’effetto di rimuovere man mano le barriere tariffarie con l’India e di semplificare le procedure doganali, creando un corridoio sicuro tra le due economie. 

La catena di approvvigionamento è coinvolta in prima persona, tanto che Frost & Sullivan ha definito questo FTA un vero ‘reset delle supply chain‘, capace di integrare l’India nelle reti manifatturiere ad alto valore europee e di rafforzare la resilienza globale di alcune forniture.

Parallelamente, il Kiel Institute ha rimarcato la funzione dell’FTA come strumento di diversificazione strategica rispetto al corridoio USA–Cina, riducendo l’instabilità delle forniture verso l’Europa dovuta alle tensioni geopolitiche.  

Riduzioni tariffarie e accesso ai mercati  

Tra i punti più rilevanti si incontrano il tema dell’automotive di lusso, che godrà di una riduzione dei dazi dal 70 – 110% al 40%, pur con un tetto di 200.000 unità annue, e quello del tessile e dei gioielli, che vedranno quasi azzerate le barriere, ripristinando così una competitività persa almeno sin dal 2023.  

Sul fronte alimentare, spiccano vini e alcolici, che vedranno riduzioni progressive delle tassazioni, sul modello dell’accordo UK–India, e quello farmaceutico, con l’eliminazione dell’11% di dazio su formulazioni e principi attivi (API), nonché l’accesso quasi a zero per prodotti a valore aggiunto.  

Questi interventi aprono spazi significativi per gli esportatori indiani e per le imprese europee, stimolando investimenti diretti e nuove partnership industriali.  

Impatto sulle supply chain sanitarie  

Il settore sanitario emerge come uno dei principali beneficiari dell’FTA: l’India, già leader mondiale nei farmaci generici e nei principi attivi, rafforza la propria posizione come hub globale. 

Sempre Frost & Sullivan evidenzia come, tra gli effetti dell’accordo, ci sia il miglioramento dell’integrazione logistica e dell’accesso al mercato europeo, che porteranno all’accelerazione della distribuzione di medicinali e di dispositivi a basso costo. 

Per l’UE, ciò significa maggiore sicurezza di approvvigionamento e riduzione del rischio di interruzioni, lezione appresa durante la pandemia.  

Dal lato MedTech, la riduzione dei dazi rende più accessibili apparecchiature avanzate in India e favorisce esportazioni di dispositivi indiani verso l’Europa. La convergenza normativa, sottolineata da associazioni come AiMeD, è cruciale per investimenti di lungo ciclo e per l’ambizione indiana di diventare uno dei primi cinque hub globali di dispositivi medici.  

Benefici per PMI e innovazione  

Le PMI farmaceutiche indiane, spesso penalizzate da barriere economiche e limiti di accesso, otterranno dall’FTA un sicuro vantaggio competitivo, grazie alla certezza in campo normativo e alla trasparenza nei regolamenti. 

HAB Pharma e Pharmexcil, azienda farmaceutica indiana, la prima, agenzia autorizzata per l’esportazione di medicinali dall’India, la seconda, hanno evidenziato come l’abolizione dei dazi consentirà una partecipazione più equa al mercato europeo, che è anche tra i più regolamentati al mondo. 

Parallelamente, l’accordo incentiva investimenti in qualità, compliance e R&S, sostenendo occupazione e crescita industriale.  

Prospettive strategiche  

L’FTA India–UE non è quindi solo un patto commerciale: è una piattaforma per la sicurezza sanitaria, il trasferimento tecnologico e l’innovazione collaborativa, in quanto collega uno dei maggiori produttori mondiali di medicinali con uno dei mercati più regolamentati, creando un equilibrio tra competitività dei costi e standard qualitativi.  

Le previsioni di Frost & Sullivan e del Kiel Institute convergono, definendo l’accordo un punto di svolta per la globalizzazione resiliente, riducendo dipendenze da partner instabili e rafforzando la capacità di risposta a shock futuri.  

L’FTA India–UE segna quindi un passo decisivo verso una nuova architettura commerciale globale, con ricadute tangibili su settori strategici come farmaceutico, automotive e MedTech; l’accordo promette di ridisegnare le supply chain, garantendo maggiore stabilità e aprendo opportunità di crescita condivisa.

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