Il sistema dei traffici containerizzati nordamericani sta attraversando una fase di contrazione che segna una discontinuità rispetto al passato recente: gli Stati Uniti, tradizionalmente motore della domanda globale di trasporto marittimo, mostrano infatti dei segnali di quello che si potrebbe leggere come un indebolimento strutturale.
Alla base di questa inversione di tendenza si collocherebbe l’impatto dei dazi imposti dall’amministrazione Trump, che stanno provocando un riassetto delle rotte intercontinentali dello Shipping, un cambiamento delle strategie di approvvigionamento e delle geografie del commercio internazionale.
La dinamica dei volumi: un ciclo in discesa
Nella seconda metà del 2025 le importazioni containerizzate statunitensi hanno registrato quattro mesi consecutivi di calo, culminati in un dicembre all’insegna del -6,4% su base annua. Il dato segue la flessione del -5,7% di novembre e riflette un indebolimento progressivo della domanda.
L’analisi dei principali porti nordamericani mostra un arretramento generalizzato, nonostante risultati annuali complessivamente solidi. Il porto di Los Angeles, il più rilevante del Paese, ha chiuso la prima metà del 2025 con un +3,3%, ma ha poi invertito la rotta con un -4,2% nella seconda, segno di un ciclo alterato da dinamiche non ordinarie.
L’effetto dei dazi: anticipi, scorte e volatilità
L’imposizione di nuovi dazi nell’agosto 2025 ha spinto molte imprese a pompare le importazioni nella prima parte dell’anno, accumulando scorte con l’intento di mitigare l’aumento dei costi.
Questo comportamento ha generato un picco artificiale seguito da un rallentamento marcato, amplificando la volatilità dei flussi.
L’incertezza politica statunitense e, di riflesso, globale, ha scatenato le titubanze delle catene di fornitura, alimentate da continue minacce tariffarie e continua a condizionare le decisioni delle supply chain, che privilegiano strategie difensive e maggiore prudenza negli ordini.
Il confronto globale: Nordamerica fanalino di coda
Mentre gli Stati Uniti arretrano, il resto del mondo accelera: a novembre 2025 le importazioni nordamericane sono scese del 3,9%, un dato poco confortante se rapportato alla crescita globale del 7,2%.
Alcune regioni mostrano dinamiche particolarmente vivaci, come l’Africa (+25,3%), il Medio Oriente‑India (+16,4%), l’America Latina (+14,6%), l’Europa (+11,3%).
Il quadro che ne deriva evidenzia un progressivo spostamento dei flussi verso economie percepite come più stabili e meno esposte a shock politici.
La riconfigurazione delle supply chain
Secondo la World Trade Organization, il commercio mondiale sta vivendo la più grande perturbazione degli ultimi ottant’anni. Le imprese stanno diversificando fornitori e rotte, riducendo la dipendenza sia dal mercato statunitense, sia da quello cinese; in generale, tutti cercano alternative più prevedibili.
A cogliere di sorpresa non è solamente la riorganizzazione in atto, ma il fatto che essa stia accelerando più rapidamente del previsto, mentre i volumi di merci containerizzate verso gli USA continuano a languire.



