L’Unione Europea sta affrontando una trasformazione strutturale nella gestione delle spedizioni di basso valore provenienti da Paesi extra‑UE. La crescita esponenziale dell’e‑commerce, alimentata soprattutto dai marketplace asiatici, ha portato nel 2024 all’ingresso di miliardi di pacchi di scarso valore, in molti casi non conformi agli standard di sicurezza europei e venduti in condizioni considerate sleali rispetto ai produttori del continente.
Per questo Bruxelles ha deciso di eliminare la storica franchigia al di sotto dei 150 euro e di introdurre una tassa fissa di 3 euro per ogni pacco proveniente dall’area extra‑UE, misura approvata dal Consiglio e destinata a entrare in vigore dal 1° luglio 2026.
Si tratta di una misura che ricalca l’eliminazione dell’esenzione ‘de minimis’ da parte degli Stati Uniti e che, come nel caso americano, ha una motivazione forte, ma anche ricadute pesanti sulla gestione dei flussi.
Motivazioni e obiettivi della riforma
La Commissione europea punta a tre obiettivi: tutelare i consumatori dall’arrivo di prodotti non sicuri, ristabilire condizioni di concorrenza eque e modernizzare un sistema doganale oggi sotto pressione.
La concentrazione delle spedizioni dalla Cina, che rappresentano circa il 90% dei pacchi low cost, ha reso evidente la necessità di un intervento. L’abolizione dell’esenzione doganale, definita ormai obsoleta, mira a frenare le pratiche commerciali scorrette favorite dall’e-commerce e dal tramite diretto consumatore-produttore e a generare risorse per rafforzare i controlli.
La misura nella sua forma attuale è transitoria: entro il 2028 sarà operativo un Centro Dati Doganale europeo che centralizzerà le informazioni e introdurrà una commissione di gestione di almeno 2 euro per pacco.
Le conseguenze operative per la logistica europea
La nuova tassa comporta un impatto significativo sulla catena logistica. Ogni pacco dovrà essere dichiarato, classificato e gestito singolarmente, con un aumento esponenziale delle micro‑operazioni doganali.
Nel periodo transitorio, l’assenza di un’infrastruttura digitale unificata rischia per altro di creare colli di bottiglia nei centri di smistamento.
Rimane inoltre questione aperta la responsabilità della riscossione, stabilita ma non definita dalla norma: pagamento alla consegna, anticipo da parte del trasportatore o incasso diretto da parte del marketplace sono scenari possibili, ciascuno con implicazioni diverse su costi, tempi e qualità del servizio.
La postilla italiana: una tassa nazionale parallela
L’Italia si è mossa in parallelo all’UE introducendo, con legge di Bilancio 2026, una tassa nazionale di 2 euro per ogni pacco extra‑UE sotto i 150 euro. Formalmente a carico del venditore, finirà secondo molti per riflettersi sui consumatori.
La misura, strutturale e permanente, punta a proteggere i commercianti italiani e a finanziare controlli più rigorosi sulle micro‑spedizioni. Secondo le stime, interesserà oltre 300 milioni di pacchi l’anno, generando un gettito supposto di 122,5 milioni nel 2026 e 245 milioni dal 2027; sarà però necessario armonizzare la tassa con il dazio europeo per evitare sovrapposizioni.
Anche da noi, però, il meccanismo non sembra studiato alla perfezione: il gennaio 2026 ha visto crollare di quasi il 40% le importazioni dirette di spedizioni low cost per vederle rientrare ‘dalla finestra’, come si suol dire. Infatti, i colossi del commercio elettronico hanno semplicemente dirottato le merci verso altri hub al di fuori del confine nazionale, per sdoganare lì le merci e poi distribuirle in Italia tramite altri canali.
Risultato: la logistica aeroportuale ha visto sgonfiarsi i propri volumi e, in prospettiva, teme di dover rivedere al ribasso anche i propri introiti. Una dimostrazione di come, nel panorama globalizzato, sia molto difficile e spesso inefficace, quando non controproducente, applicare strenue difese in ottica nazionale.
Un nuovo equilibrio nel commercio globale
Le nuove regole non colpiscono solo i colossi asiatici: spingono l’intero sistema logistico europeo verso una revisione profonda. Marketplace come Alibaba, Temu e Shein dovranno adattarsi, mentre l’UE punta a un modello più controllato e sostenibile.
La sfida sarà mantenere un equilibrio tra tutela dei consumatori, difesa delle imprese locali e continuità dei flussi commerciali. La stretta sui pacchi low cost segna l’inizio di una fase in cui la logistica diventa un terreno strategico per la competitività europea.



