Assedio digitale, il cybercrime sfrutta l’ecosistema logistico

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L’High‑Tech Crime Trends Report 2026 di Group‑IB si aggiunge al lungo elenco di quanti tracciano un quadro chiaro della gravità delle minacce cyber alla logistica: gli attacchi informatici alla supply chain stanno infatti vivendo una rapida evoluzione. 

Non si tratta più di intrusioni isolate, ma di operazioni coordinate che sfruttano la complessità delle filiere digitali per colpire aziende e partner in modo simultaneo. La logistica, proprio per la sua natura interconnessa e dipendente da una moltitudine di fornitori, emerge come uno dei settori più vulnerabili

Nel 2026, proteggere la supply chain significa proteggere l’intero ecosistema operativo.

L’evoluzione degli attacchi: un ecosistema criminale in espansione 

Il report evidenzia come gli aggressori abbiano cambiato strategia, preferendo infiltrarsi attraverso fornitori upstream e service provider piuttosto che attaccare direttamente le aziende finali, scelta che consente loro di sfruttare relazioni di fiducia e integrazioni software per aggirare le difese tradizionali. In pratica, come cavallo di troia, utilizzano intere aziende.

La differenza sostanziale con il recente passato è che le diverse pratiche di phishing, ransomware, furto di credenziali e casi di abuso interno alle aziende non rappresentano più fasi separate, ma tasselli di un’unica campagna orchestrata. 

La caratteristica della supply chain di essere interconnessa e multi-livello favorisce che una sola compromissione possa propagarsi lungo tutta la filiera e raggiungere migliaia di organizzazioni, trasformando la catena in un amplificatore di rischio.

La logistica come bersaglio privilegiato  

Il settore logistico è particolarmente esposto agli attacchi hacker perché si fonda su un mosaico di sistemi, piattaforme e partner che devono dialogare costantemente tra loro

I processi di magazzino, le piattaforme di tracking, le integrazioni API con vettori e clienti e l’uso crescente di soluzioni SaaS creano un ambiente ricco di punti d’ingresso potenziali

A questo si aggiunge il valore dei dati gestiti quotidianamente: informazioni su spedizioni, rotte, inventari e clienti rappresentano un bottino appetibile per criminali e competitor. 

Il report segnala inoltre un aumento delle fughe di dati contenenti chiavi API, codice sorgente e comunicazioni interne, elementi che permettono agli attaccanti di comprendere e manipolare i processi logistici dall’interno.

Accessi compromessi: la nuova valuta del cybercrime

Uno dei dati più allarmanti emersi dal report è che, nell’ultimo anno, sul dark web sono stati messi in vendita ben 263 accessi aziendali, molti dei quali appartengono a fornitori di servizi IT, software house o a loro partner operativi. 

Il fatto che i punti di accesso aziendali siano alla mercé delle organizzazioni criminali significa, per la logistica, che un attacco può arrivare da un’estensione del browser utilizzata dagli operatori, da un plugin di magazzino o da un’integrazione SaaS apparentemente innocua. 

Una compromissione di questo tipo, ossia di un tassello della catena logistica stessa ( mettiamo di un fornitore di tracking) può bloccare intere catene distributive, con impatti immediati su consegne, magazzini e clienti finali.

Un nuovo modello di difesa per un rischio condiviso

Il report invita le organizzazioni a ripensare radicalmente il concetto di sicurezza. La fiducia non può più essere data per scontata: ogni integrazione deve essere verificata e monitorata lungo tutto il suo ciclo di vita

Le identità digitali, dai token OAuth alle chiavi API, devono essere trattate come infrastrutture critiche, soggette a controlli continui e revoche rapide. Allo stesso tempo, è indispensabile ottenere una visione completa della propria supply chain digitale, comprendendo dipendenze open‑source, integrazioni SaaS, percorsi di accesso degli MSP e ambienti browser. 

Anche i fornitori upstream devono assumere di essere obiettivi primari e rafforzare le proprie pipeline di sviluppo, adottando sistemi di firma e certificazione del codice obbligatori e una governance rigorosa delle autorizzazioni. Infine, la risposta agli incidenti deve diventare un processo condiviso: le violazioni future colpiranno più attori contemporaneamente e richiederanno coordinamento legale, comunicativo e operativo tra partner.

Nel 2026 la sicurezza non riguarda più la protezione di sistemi isolati, ma la salvaguardia della fiducia che lega ogni attore della supply chain: per la logistica, questo significa adottare un modello di difesa distribuito, continuo e collaborativo. Solo proteggendo relazioni, identità e dipendenze sarà possibile garantire la resilienza delle filiere globali e affrontare con consapevolezza le minacce di un ecosistema criminale sempre più sofisticato.

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