Che effetto ha il Capodanno cinese – senza contare l’emergenza corona virus – sulle supply chain di tutto il mondo? All’apparenza nessuno, in pratica sono mesi che i management più accorti si preparano.

Una settimana di stop completo di tutte le attività in quei Paesi che sono ormai divenuti fornitori globali di qualsivoglia merce, a distanza per altro ravvicinata dal periodo di festività natalizie, può avere un impatto devastante sulla catena di fornitura, se non si è corsi ai ripari. 

La notizia è più sentita nell’emisfero australe che da noi, sebbene la vicinanza geografica sia in realtà azzerata dalle vie di comunicazione odierne: tutti, infatti, importiamo grandi e svariate quantità di merci dalla Cina, senza contare tutti i Paesi del sed-est asiatico che ospitano impianti produttivi delocalizzati da grandi Marchi occidentali.

Capodanno cinese: rincorsa alle scorte

A fermarsi non è solo la Cina – dal 24 al 30 gennaio compresi – ma anche Hong Kong, dal 25 al 28 gennaio, ed il blocco di nazioni affacciate sul Pacifico che comprende Indonesia, Corea del Sud, Malesia, Singapore, Taiwan e Vietnam.

Tutti Paesi che esportano importanti flussi di prodotti lavorati e semilavorati fondamentali per l’indotto di molte industrie.

Oltretutto sono anche molte le grandi aziende che ormai hanno sedi operative direttamente in Cina: ebbene, il doppio stop ravvicinato, per le festività natalizie ed il Capodanno nel mondo occidentale, e, adesso, per il Capodanno cinese hanno un impatto sulla supply chain.

Diverse aziende sono dovute correre ai ripari con largo anticipo per non ritrovarsi a corto di forniture: è il caso di VISA Global Logistics, esempio che viene riportato dal giornale australiano mhdsupplychain.

Nel caso specifico la “rincorsa” verso il Capodanno cinese è iniziata con ben tre mesi di anticipo. A complicare l’organizzazione delle scorte, dipendenti a loro volta da produzione e spedizione, è stato anche il periodo di tempo relativamente breve tra i due periodi di festa, quello occidentale e quello asiatico.

LEGGI ANCHE Blockchain, il segreto per una supply chain che dialoghi con la domanda

Scorte in magazzino aumentate anche del 42%

Sempre secondo la testata australiana, la richiesta di scorte da tenere “in casa” è cresciuta, a gennaio 2020, anche del 42% rispetto a gennaio 2019.

È quanto riportato da un’altra azienda che opera nell’emisfero australe, eStore Logistics: il motivo è dovuto principalmente al timore di chi vende al dettaglio di rimanere sfornito anche solo per via dei ritardi sui trasporti internazionali che la sospensione delle attività vorranno dire in tutta l’area pacifica dell’Asia.

LEGGI ANCHE Contratti per le professioni della supply chain

Fondamentali le previsioni sui consumi

Un ruolo importante, per aziende piccole o grandi che siano, l’hanno giocato senz’altro le previsioni sui consumi nei vari settori.

Avere un quadro in anticipo di cosa e quanto servirà davvero avere in magazzino è fondamentale in un caso come questo: chi si è potuto muovere in anticipo ha infatti ordinato ingenti scorte avendo il temo di farsele spedire via mare, soluzione meno rapida ma anche molto più economica che non dover ricorrere a costose spedizioni aeree dell’ultimo minuto.

Altro fattore chiave è il dialogo tra le parti: chi non ha modo di relazionarsi in maniera chiara o lo fa in modo disattento con i partner dagli occhi a mandorla potrebbe essersi ritrovato strozzato nel collo di bottiglia che le festività per il Capodanno cinese hanno provocato nei giorni immediatamente precedenti.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.