La strategia ‘China Plus One’, ossia l’affiancare al mono fornitore cinese almeno un’alternativa, adottata da molte multinazionali per ridurre la dipendenza produttiva da Pechino in un contesto di tensioni commerciali e di instabilità geopolitica, sta provocando una metamorfosi nella geografia industriale globale.
Il Sud‑Est asiatico è emerso come area privilegiata per la diversificazione, ma l’impatto reale sulle sue Supply Chain è stato più complesso delle attese. Le economie della regione hanno beneficiato solo in parte dei nuovi flussi produttivi, evidenziando limiti strutturali che oggi condizionano la capacità di cogliere appieno le opportunità offerte dal nuovo scenario.
Una diversificazione acefala
Osservando la trasformazione delle filiere regionali, emerge con chiarezza la natura parziale della diversificazione. Le imprese globali hanno spostato capacità produttiva verso Indonesia, Thailandia e Malesia, ma spesso limitandosi alle fasi di assemblaggio o alle attività a minor valore aggiunto.
Le funzioni critiche, come ricerca, progettazione e ingegneria avanzata, sono rimaste nei paesi d’origine, lasciando le economie locali in una posizione intermedia che non consente un vero salto di qualità.
Questo ha generato Supply Chain più lunghe e frammentate, con costi logistici più elevati e una dipendenza persistente da input tecnologici esterni. In Thailandia, la transizione verso l’e‑mobility ha mostrato quanto sia fragile un ecosistema industriale costruito attorno a un’unica tecnologia, mentre in Indonesia la spinta verso la lavorazione del nichel ha creato poli dinamici ma isolati, incapaci di generare effetti moltiplicatori sul resto della manifattura.
La Malesia, pur più solida, ha visto crescere una forte polarizzazione tra settori ad alta intensità tecnologica e comparti tradizionali sotto pressione.
La pressione dell’export cinese
Parallelamente, la regione ha dovuto affrontare un fenomeno inatteso: l’ondata di export cinese generata dall’eccesso di capacità produttiva post‑pandemica. La concorrenza di beni a basso costo ha eroso la competitività delle industrie locali, colpendo soprattutto i segmenti più maturi e meno innovativi.
Le Supply Chain si sono trovate a gestire una doppia tensione, attrarre investimenti e difendere la produzione interna, spesso senza strumenti adeguati. La mancanza di infrastrutture logistiche moderne, di sistemi doganali efficienti e di una governance industriale stabile ha amplificato queste fragilità, rallentando la capacità di integrazione nei network globali e limitando la possibilità di trasformare la pressione esterna in un vantaggio competitivo.
Le trasformazioni necessarie
Per cogliere appieno le opportunità del modello China Plus One, le Supply Chain del Sud‑Est asiatico devono intraprendere una trasformazione profonda. La prima riguarda la qualità istituzionale: senza stabilità normativa, indipendenza delle autorità economiche e prevedibilità delle politiche industriali, gli investimenti rimarranno confinati alle attività meno strategiche. La seconda riguarda l’upgrade tecnologico delle filiere, che richiede imprese locali capaci di competere nella digitalizzazione dei processi, nell’integrazione di sistemi di tracciabilità e nell’adozione di modelli produttivi flessibili, che sono passaggi indispensabili per accrescere il valore aggiunto interno.
La terza riguarda la logistica, che deve essere ripensata come infrastruttura critica: porti, corridoi intermodali, piattaforme digitali e servizi doganali devono garantire velocità, trasparenza e interoperabilità.
Infine, la gestione della concorrenza cinese deve diventare più sofisticata, con controlli più rigorosi, strumenti antidumping mirati e politiche di sostegno all’innovazione locale.
Il Sud‑Est asiatico rimane un nodo essenziale della nuova geografia produttiva globale, dove la strategia China Plus One ha aperto una finestra di opportunità, che solo Supply Chain capaci di evolvere verso modelli più integrati, tecnologici e resilienti potranno trasformare in un vero avanzamento industriale. La diversificazione non è un traguardo, è un processo che richiede visione, continuità e capacità di adattamento.




