Il Greenpass è, al di là delle derive ideologiche, un argomento di facile discussione in tutti i campi e non poteva mancare quello dei trasporti pesanti.

La domanda sorta – lecitamente – nella mente delle associazioni di settore è stata infatti molto semplice: se i decreti del Governo spiegano come devono comportarsi i lavoratori italiani, come funzionano queste regole in un settore che vitalmente ruota attorno al reclutamento di mano d’opera straniera?

In parole povere: come funziona con gli autisti stranieri in Italia?

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Il Greenpass e la crisi degli autisti

Il settore dei trasporti pesanti, nel suo fare i conti con l’atavico ed ormai cronico problema della carenza di autisti, con il Greenpass è costretto a capire come inquadrare tutti quei lavoratori che sono comunitari o, più spesso, extra-comunitari.

Sul rispetto della normativa corre anche la solita questione della concorrenza sleale, soprattutto per quei vettori stranieri in grado di eluderla.

 

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Autisti stranieri e regole dei Paesi d’origine

Il punto, sollevato da Conftrasporto-Confcommercio, ruota attorno alla mancanza di obbligo di Greenpass per tutti quanti gli autisti che siano cittadini di nazioni che non l’hanno reso obbligatorio.

Molti di questi lavoratori sono dipendenti di imprese straniere che effettuano trasporti internazionali e cabotaggio in Italia, per le quali si profila un vantaggio competitivo a discapito delle nostre imprese, secondo l’associazione.

È necessario un chiarimento, sono tante infatti le richieste che ci stanno pervenendo dagli associati su questo tema, segnalando situazioni di dubbio e difficoltà nei comportamenti da adottare in assenza di indicazioni al riguardo. A questo punto si pone anche una questione di coordinamento a livello europeo.Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto

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