Compagnie marittime: alla conquista del trasporto terrestre

Uno spettro si aggira nella logistica del container: la risalita delle compagnie marittime lungo la catena del trasporto terrestre, fino alla porta del destinatario finale…

Certo, i vettori globali non stanno iniziando oggi a mettere piede sulla terraferma, perché ognuno di loro ha da tempo costituito società terminaliste o ha una qualche partecipazione in quelle indipendenti, ma dai terminal portuali è iniziata la conquista del retroterra, sia costituendo proprie società di logistica, sia acquisendo quelle già operanti.

Le operazioni più note, che hanno acceso i fari su questo fenomeno, riguardano la compagnia francese Cma Cgm. Nel giro di poche settimane, la società francese ha acquisito la finlandese Containerships, che dal 1966 opera nel trasporto intermodale di contenitori non solo nella Comunità Europa, ma anche in Russia, Turchia e Nord Africa. In questo modo, la multinazionale francese potenzia la sua presenza nel trasporto interno svolto su strada, ferrovia e navigazione interna. La seconda mossa, quasi contemporanea, è la conquista del 25% del capitale del colosso logistico Ceva Logistics, specializzato nella fornitura di servizi logistici in conto terzi con una rete di piattaforme in tutto il mondo e con la possibilità di coprire anche l’ultimo miglio.

La compagnia francese non è l’unica che sta conquistando spazio nel trasporto terrestre e nella logistica, anzi le sue acquisizioni mostrano un certo ritardo nei confronti dei concorrenti. Tra le compagnie che hanno una presenza consolidata nella logistica possiamo citare quella più grande, il Gruppo Maersk, o le principali asiatiche, come la cinese Cosco (che sta integrando altre compagnie container del Paese, scalando così la classifica mondiale) e la giapponese Nyk.

Ma perché le compagnie marittime stanno rincorrendo la logistica?
Gli analisti forniscono diverse risposte, che non necessariamente sono alternative ma si possono vedere come complementari.

La prima riguarda è di tipo economico.
Il solo trasporto marittimo di container offre margini molto bassi, se non addirittura negativi, a causa di diversi fattori, tra cui spiccano la crescente offerta di stiva che comprime i noli e l’aumento dei costi, soprattutto quelli connessi al carburante. Le compagnie devono quindi cercare il valore oltre le banchine e la logistica pare il terreno migliore, anche se richiede enormi investimenti in infrastrutture.

La seconda risposta è di tipo operativo, perché il controllo diretto dell’intera filiera, prima e dopo l’imbarco e lo sbarco dei container, permette di gestire meglio le modalità e i tempi della resa della merce nell’ottica di fornire un servizio completo ai clienti.

La terza risposta è strategica e affronta il tema di chi controllerà la nuova logistica che sta emergendo dall’esplosione del commercio elettronico e della digitalizzazione. Saranno imprese di dimensione globale, ma di quale natura? In prima fila ci sono quelle che nella logistica sono nate, ma proprio l’attuale rivoluzione le pone di fronte ai loro stessi committenti, ossia i colossi dell’e-commerce che hanno deciso d’intervenire direttamente sulla filiera che parte dalla produzione e arriva alla porta dell’acquirente. Le compagnie marittime sembrano voler entrare in questa partita per diventare protagoniste e non semplici esecutori.

Questo gioco globale potrebbe stritolare le figure intermedie, dai terminalisti autonomi agli spedizionieri, fino alle società di logistica di piccola e media dimensione che rischiano di essere relegati in nicchie specializzate o lavorare in sub-appalto per i i giganti globali. A meno che anche loro non riescano a usare le nuove tecnologie per creare un nuovo modello di business.

A cura di Claudio Corbetta

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