Dalle code ai dati: gestire le congestioni nei centri logistici

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La congestione nei centri logistici è sempre stata interpretata come un problema prevalentemente infrastrutturale. Se i camion si accodavano ai cancelli o alle baie di carico, la soluzione sembrava semplice: ampliare gli accessi, aumentare gli spazi di stoccaggio, costruire nuovi piazzali. 

Il primo evento che ha messo in discussione questa lettura è stata la pandemia. Le interruzioni della supply chain globale tra il 2020 e il 2022 hanno evidenziato che le inefficienze non nascono necessariamente nei punti in cui diventano visibili, ma possono essere generate da una matrice di fattori, figli dell’interazione fra trasporti, magazzini, programmazione degli arrivi, disponibilità delle risorse e sistemi informativi. 

Le ricerche condotte negli anni successivi mostrano come il settore stia progressivamente abbandonando una visione puramente infrastrutturale per adottare un approccio sistemico alla gestione dei flussi logistici.

La pandemia e il ritorno dei colli di bottiglia

Gli studi pubblicati dopo il Covid descrivono una supply chain sottoposta a shock simultanei: variazioni improvvise della domanda, carenze di capacità produttiva, rallentamenti nei trasporti e difficoltà operative nei nodi logistici. 

La letteratura accademica evidenzia come tali fenomeni abbiano messo in luce la fragilità delle catene di approvvigionamento e la necessità di incrementarne resilienza e capacità di coordinamento. 

In questo contesto i magazzini e gli hub distributivi hanno assunto un ruolo centrale: non si è più parlato di semplici punti di transito delle merci, ma di veri e propri regolatori dei flussi. Quando la capacità operativa di questi nodi viene saturata, le conseguenze si propagano rapidamente a monte e a valle della filiera.

Il problema non è il cancello

Parallelamente è emerso un concetto sempre più diffuso nella letteratura specialistica: lo yard management. Lo ‘yard’, cioè l’insieme di cancelli, piazzali, parcheggi di attesa e baie di carico, viene oggi considerato il punto di connessione tra il mondo dei trasporti e quello del magazzino. 

Studi e analisi di settore mostrano che molte inefficienze nascono proprio dalla mancata sincronizzazione tra arrivi dei camion, disponibilità delle baie, attività interne e documentazione. 

Ecco che la congestione non è più letta esclusivamente come insufficienza infrastrutturale, perché le code possono essere il sintomo di una carente orchestrazione tra le parti, nella quale sistemi diversi lavorano correttamente ma senza condividere informazioni in tempo reale.

L’evoluzione italiana

Anche in Italia il tema si inserisce in una logistica in forte trasformazione. Secondo l’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano, il mercato della logistica conto terzi aveva raggiunto già nel 2024 un valore di 117,8 miliardi di euro. 

La ricerca evidenzia un settore chiamato a gestire contemporaneamente crescita della complessità, sostenibilità, innovazione tecnologica e nuove richieste della committenza. L’edizione 2025 delle indagini di SRM e Contship su «Corridoi ed efficienza logistica dei territori», condotte su 400 imprese manifatturiere di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, mostrano inoltre una sempre maggior attenzione verso la digitalizzazione, l’intermodalità e la resilienza delle supply chain. 

Tuttavia, meno di un quarto delle imprese sta esplorando o implementando applicazioni di intelligenza artificiale, segno che il percorso di trasformazione è ancora agli inizi.

I grandi hub come laboratori del cambiamento

La crescente concentrazione dei flussi in pochi grandi poli logistici rende il problema ancora più evidente. 

Un esempio è l’Interporto di Bologna, uno dei principali hub europei, che si estende su oltre 4,1 milioni di metri quadrati e ospita più di 864.000 metri quadrati di magazzini, configurandosi come una vera infrastruttura di coordinamento dei flussi nazionali e internazionali. 

In strutture di questa scala il semplice aumento della capacità fisica non è sufficiente. Diventano essenziali sistemi di prenotazione degli slot, controllo automatico degli accessi, integrazione tra piattaforme di trasporto e software di magazzino, monitoraggio dei tempi di permanenza e gestione dinamica delle priorità operative.

Le evidenze raccolte negli ultimi anni convergono verso una conclusione precisa, ossia che la congestione nei centri logistici non è scomparsa, ma è cambiato il modo di interpretarla. La pandemia ha accelerato la transizione da una visione centrata sulle infrastrutture a una fondata sulla gestione dei dati, sulla visibilità dei processi e sul coordinamento in tempo reale. 

Anche le politiche europee puntano sempre più su digitalizzazione, tracciabilità e integrazione delle informazioni per migliorare il traffico merci e l’efficienza operativa. Oggi la competitività di un hub logistico dipende sempre meno dalla quantità di asfalto disponibile e sempre più dalla capacità di sincronizzare camion, magazzino, personale e informazioni all’interno di un unico sistema decisionale.

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