Un accurato articolo comparso sulla rivista americana Supply Chain Management Review espone quello che potremmo definire il rebus della logistica degli anni ’20 dei Duemila. Stiamo parlando della gestione dell’inventario, ossia di come venditori e distributori stanno maneggiando la domanda percepita da parte della clientela e di come la stanno girando agli altri anelli della catena logistica.

Dal 2019 ad oggi si è assistito ad un particolare fenomeno per cui domanda e scorte sono andate scollandosi e, soprattutto, sono andate divergendo in modo anomalo scorte e costo delle stesse a magazzino.

Comprendere e approfondire il fenomeno può essere una delle chiavi per leggere quanto stia accadendo alla Supply Chain.

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I livelli della domanda

Uno dei punti da mettere a fuoco è che stiamo attraversando un periodo storico che dona metriche fortemente falsate dagli eventi, il che spariglia le carte quando si cerca di applicare i classici parametri di lettura alla Supply Chain.

Durante i due anni di pandemia si è sostanzialmente assistito ad un fenomeno ripetitivo e di periodo crescente: con lo spostamento della domanda dai servizi ai beni di prima (e non solo) necessità, cosa andata di pari passo con la gravità delle restrizioni sanitarie nelle diverse regioni del mondo, la domanda ha raggiunto livelli anche superiori a quelli pre-pandemici per determinati settori merceologici.

Per farla breve, in quanto l’analisi è molto complessa e richiederebbe l’elaborazione di molti dati anche da un punti di vista grafico, questo ha innescato il famigerato effetto ‘Bullwhip’ del quale già parlammo a inizio anno, prima che le mire espansionistiche russe complicassero il gioco.

Di fatto, la crescita smisurata, in alcuni casi, della domanda, a sua volta generata dalla paura di rimanere senza il prodotto desiderato (si pensi all’estremo anticipo delle spese natalizie avvenuto negli ultimi due anni), ha spinto la Supply Chain a percepire dei livelli fuori dalla norma in periodi di solito più stazionari.

I ritardi negli approvvigionamenti hanno poi traslato il tradizionale picco nella ricostituzione delle scorte in previsione dell’ultimo quarto di anno fiscale da parte dei venditori, confondendo ancor più le idee.

 

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Lo scollamento dell’inventario

L’effetto di tutto ciò è stato uno scollamento anomalo tra una domanda ‘pompata’ dagli eventi e la disponibilità di scorte vessate dai ritardi del sistemata logistico, ma, soprattutto, ha fatto slittare i periodi di arrivo degli approvvigionamenti – a quel punto maggiorati per fare fronte alla domanda ‘monstre’ – lasciando i magazzini spesso pieni.

Già, perché il non riuscire ad andare di pari passo fa sì che lo scenario cambi nel mentre, con l’aumento dell’inflazione a depotenziare il potere d’acquisto degli utenti e le aziende in difficoltà per piazzare un inventario sfalsato rispetto agli ordini effettivi.

Il paradosso è che chi si ritrova ad avere un inventario fornito, ma fuori tempo massimo, sia costretto svendere la merce, in quanto la permanenza a magazzino incide sui costi aggregati della logistica in modo crescente nel tempo.

Dunque, una delle sfide del momento attuale è l’interpretazione corretta della domanda, ma soprattutto la gestione dell’inventario, consci che non è possibile basarsi sul semplice feedback del periodo.

Vanno considerati gli effetti in prospettiva, cosa di certo non semplice.