L’andamento dei noli container e dei flussi portuali europei racconta un mercato che, dopo settimane di tensione rialzista, sta entrando in una fase più complessa.
I dati del Baltic Exchange e le performance del Porto di Anversa‑Bruges delineano un sistema logistico che oscilla tra rialzi temporanei, squilibri strutturali e pressioni geopolitiche.
Analizzare rotta per rotta e collegare questi segnali ai movimenti portuali consente di comprendere meglio la direzione che il trasporto marittimo sta imboccando.
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Le rotte transpacifiche: rallentamento dopo il picco
Il Baltic Exchange mostra come la rotta Cina/Asia orientale-US West Coast (FBX01) abbia perso slancio: il calo settimanale di 598 dollari, pur lasciando il nolo sopra i 7.000 dollari per FEU, indica che la fase di rialzo si sta attenuando.
La dinamica è simile sulla rotta verso la East Coast (FBX03), dove il nolo resta stabile a 9.102 dollari. Qui il guadagno accumulato dall’inizio del mese rimane significativo, ma la stabilità settimanale segnala che la spinta dei GRI (General Rate Increase) e dei PSS (Peak Season Surcharge) si è esaurita.
Le rotte transpacifiche, spesso le prime a reagire ai cambiamenti della domanda globale, suggeriscono che il mercato sta entrando in una fase di consolidamento.
Le rotte Asia‑Europa: segnali di indebolimento
Le tratte verso l’Europa mostrano un quadro coerente con quello transpacifico. La rotta Cina/Asia-Nord Europa (FBX11) scende a 5.598 dollari per FEU, mentre quella verso il Mediterraneo (FBX13) cala a 6.710 dollari.
Entrambe restano sopra i livelli di inizio luglio, ma la perdita di slancio è evidente. Il Baltic Exchange sottolinea come nessuna rotta abbia registrato ulteriori aumenti: un segnale chiaro che la corsa dei noli ha raggiunto un plateau.
La combinazione di capacità gestita in modo più rigido e domanda non particolarmente vivace sta producendo un mercato più stabile, ma non necessariamente più forte.
Il quadro portuale: Anversa‑Bruges come termometro europeo
Il Porto di Anversa‑Bruges, uno dei principali hub del continente, conferma questa tendenza. Nel primo semestre 2026 il traffico totale cala del 2,4%, con 133,9 milioni di tonnellate movimentate. Il container segna -1,5% in TEU e -3,6% in tonnellaggio, riflettendo la debolezza dell’export europeo e un crescente squilibrio tra import ed export.
Il settore chimico, tradizionale pilastro del porto, mostra segnali misti: le rinfuse liquide calano dell’1,9%, ma la nafta cresce del 31% e il GNL dell’1,3%.
Le tensioni geopolitiche pesano: i flussi dal Golfo Persico diminuiscono, le importazioni di GNL dal Qatar sono crollate del 66%, e le rotte vengono ridisegnate attraverso Mar Rosso e Mediterraneo orientale.
Un sistema in adattamento continuo
Il rallentamento dei noli e la contrazione dei volumi portuali sono fenomeni legati tra loro. Le interruzioni operative ad Anversa‑Bruges, che hanno sottratto 260.000 TEU, si sommano a un contesto globale segnato da incertezza e riallocazione delle capacità.
Le compagnie di navigazione hanno finora mantenuto buona parte dei rialzi tariffari ottenuti, ma la domanda non sembra in grado di sostenere ulteriori aumenti. Il sistema logistico europeo sta quindi entrando in una fase di adattamento, in cui disciplina della capacità, investimenti infrastrutturali e resilienza geopolitica saranno determinanti per stabilizzare il mercato nei mesi a venire.




