L’autotrasporto mostra un doppio paradosso. Il primo è che mentre la disoccupazione giovanile resta uno dei principali problemi del Paese, gli autotrasportatori non riescono a trovare i rimpiazzi degli autisti che, in misura sempre maggiore, stanno andando in pensione.

Il secondo paradosso è che cresce la richiesta di conducenti mentre la guida autonoma dei veicoli industriali sta progredendo e già oggi quella di secondo livello (sui cinque crescenti) opera sui camion dell’ultima generazione. Come spiegare questi paradossi senza pensare a un’ondata d’irrazionalità?

Nel primo caso, la risposta è complessa perché coinvolge diversi fenomeni.

L’articolo «Chi trova un camionista trova un tesoro» è apparso per la prima volta
sul numero 5/2020 di Logistica .
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Il primo è generale e riguarda non solo l’autotrasporto, bensì una serie di attività tecniche o artigianali da cui il benessere e il comprensibile desiderio di ascesa sociale allontanano i giovani. Non solo il camionista, ma anche il panettiere o il saldatore. E non volendo svolgere queste attività, i giovani non intraprendono neppure i necessari percorsi di formazione.

 

In cerca di competenze

Una recente indagine della Cgia di Mestre afferma che il 32,8% delle assunzioni previste sono di difficile reperimento a causa dell’impreparazione dei candidati o addirittura della loro mancanza. Il primo caso riguarda soprattutto le professioni dove serve personale molto qualificato e il secondo quelle caratterizzate da bassi livelli di competenze e specializzazione (dove gli italiani lasciano il posto agli immigrati).

L’autotrasporto si pone a metà strada tra questi due estremi. Da un lato richiede almeno il conseguimento delle patenti superiori e della Carta di qualificazione del conducente, due autorizzazioni necessarie per guidare un camion ma che richiedono competenze teoriche e pratiche sempre maggiori per superare gli esami e soprattutto un costo elevato, che varia da 2500 a 3000 euro. Il problema dei costi della patente si è acuito dall’eliminazione del servizio militare obbligatorio, perché proprio la naia forniva ai giovani adibiti alle finzioni di conducenti patenti superiori a costo zero.

Ora invece tutti devono pagarle. Per favorire il conseguimento delle patente e della Cqc, l’Albo Nazionale degli Autotrasportatori ha devoluto dei contributi ai giovani per pagare parte della formazione. L’iniziativa ha acuito una buona risposta, anche se affronta solo una parte del problema. L’altra parte riguarda le condizioni di lavoro e la retribuzione degli autisti, entrambe peggiorate.

Retribuzioni poco allettanti

Se fino agli anni Ottanta del scolo scorso un camionista che operava sul lungo raggio poteva contare su un buona retribuzione, la paga odierna non ripaga dei sacrifici in termini di tempo, d’impegno lavorativo e di rischi. Almeno non lo fa nei confronti dei giovani italiani e quindi il testimone sta passando agli autisti provenienti dall’Est. Ma anche loro diminuiscono, perché la carenza di conducenti è ormai un fenomeno europeo.

Le ricerca di candidati al volante si sposta sempre più a oriente e ha raggiunto ormai le Filippine. Restituire all’autista il suo reddito non sarà però facile…

Più semplice è invece affrontare il secondo paradosso, perché la guida autonoma dei camion non è ancora una realtà e l’autista dovrà restare a bordo ancora per molto tempo. L’automazione lo aiuterà a ridurre la fatica e aumentare la sicurezza, ma per ora non lo sostituirà. Le prime applicazioni di guida completamente autonoma potranno avvenire in aree chiuse al traffico per servizi di navettamento, come miniere, porti, terminal intermodali o impianti industriali.

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