Continua a crescere e svilupparsi l’e-Commerce B2b in Italia, che nel 2017 vale circa 335 miliardi di euro, con un incremento dell’8% in un anno. E con un balzo del 67% in 5 anni, rispetto al 2012, registrando un incremento tendenziale annuo dell’11%. Rispetto al giro d’affari totale delle aziende italiane però, l’incidenza dell’eCommerce B2b è ancora marginale, pari a poco più del 15% dei 2.200 miliardi di euro di scambi complessivi tra aziende in Italia.

Maggiore è, invece, sempre secondo le analisi dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica & eCommerce B2b, del Politecnico di Milano, l’incidenza percentuale del commercio elettronico verso imprese estere, pari a 130 miliardi di euro, con una penetrazione del 26% sui 500 miliardi di transato estero complessivo. Questo valore è decisamente superiore al 6,5% delle esportazioni via canali digitali verso i consumatori finali esteri, ed è indice di quanto le imprese possano essere un volàno per la digitalizzazione. La maggiore penetrazione dell’eCommerce B2b estero rispetto a quello italiano dimostra anche una maggiore maturità digitale delle imprese che esportano.

Italia in ritardo
Tuttavia, se si confrontano i valori nostrani di eCommerce B2b estero con quelli europei, l’Italia, ventesima, sconta ancora forti ritardi rispetto a Spagna (settima), Germania (12esima) e Inghilterra (14esima). Particolarmente indietro le Piccole e medie imprese Made in Italy: solamente l’8% vende online, contro una media europea del 17%. Solo il 6% del fatturato delle Pmi italiane deriva da vendite online, contro una media Ue del 10%, e soltanto il 6% vende online in altri Paesi europei, contro una media dell’8,5% delle altre piccole e medie imprese europee.

Scandagliando scenari e tendenze, emerge anche che quasi il 60% dell’eCommerce B2b italiano nel 2017, pari a circa 200 miliardi di euro, è prodotto da 6 filiere: automobile, elettrodomestici ed elettronica di consumo, farmaceutico, largo consumo, materiale elettrico e tessile-abbigliamento. Queste filiere sono caratterizzate da una buona diffusione dell’Edi (Electronic Data Interchange), anche per la presenza, nella maggior parte dei casi, di associazioni di filiera che hanno adottato e promosso alcuni standard di scambio dei documentali tra gli associati. Alcune filiere contribuiscono in modo maggiore alla creazione dei 335 miliardi di euro di eCommerce B2b: il 25% appartiene infatti a quella dell’automobile, e il 22% al largo consumo. Seguono il farmaceutico (6%), il tessile-abbigliamento (3%), gli elettrodomestici ed elettronica di consumo (2%) e il materiale elettrico (2%).

Buona digitalizzazione
In questo quadro, in costante evoluzione, le Supply chain sono sempre più digitali, e i sistemi economici e produttivi sempre più interconnessi digitalmente. In 5 anni, dal 2012 al 2017, le imprese che hanno attivato una soluzione digitale a supporto del ciclo dell’ordine sono passate da 60mila a 130mila, con una crescita media tendenziale annua del 17%. Queste aziende, all’interno degli ecosistemi in cui sono inserite, scambiano i principali documenti del ciclo di fornitura, in formato strutturato o semi-strutturato, attraverso Edi o Extranet.

Aumentano infatti anche le imprese che utilizzano i sistemi di Electronic Data Interchange: 13mila imprese lo scorso anno si sono scambiate circa 165 milioni di documenti del ciclo di fornitura (ordine, conferma d’ordine, avviso di spedizione e fattura), di cui quasi un terzo sono fatture. L’incremento nello sviluppo di sistemi Edi è stato dell’8% rispetto al 2016, e dell’86% rispetto al 2009, quando erano poco più di 7mila. Oltre il 96% delle imprese connesse appartiene a 5 settori: automobile, elettrodomestici ed elettronica di consumo, farmaceutico, largo consumo e materiale elettrico.

A cura di Stefano Casini

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