Il primo semestre del 2026 conferma la centralità dell’area ‘Greater China’ nelle strategie di China Merchants Ports (CMPort), che consolida la propria posizione come uno dei principali operatori terminalistici globali.
I dati mostrano una crescita robusta nei porti della Cina continentale, affiancata da segnali di rallentamento in alcuni scali storicamente rilevanti come Hong Kong e Taiwan. Per manager e operatori della supply chain internazionale, queste dinamiche rappresentano un indicatore chiave dell’evoluzione dei flussi containerizzati nell’Asia orientale, area che continua a influenzare in modo decisivo gli equilibri del trasporto marittimo globale.
Performance complessiva dell’area Greater China
Nel periodo gennaio‑giugno 2026, i terminal CMPort dell’area Greater China hanno movimentato 58,64 milioni di TEU, registrando una crescita del 5,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.
L’area rappresenta il 75% del throughput totale del gruppo, confermando la sua funzione di motore principale dell’espansione di CMPort: la quota, stabile negli ultimi anni, evidenzia come la strategia del gruppo continui a poggiare su un forte presidio del mercato domestico e delle sue regioni limitrofe, dove domanda interna, export manifatturiero e servizi di transhipment mantengono livelli elevati di attività.
Cina continentale: crescita sostenuta e ruolo strategico
La Cina continentale si conferma il segmento più dinamico dell’intero portafoglio, con 56,19 milioni di TEU movimentati e un incremento del 6,4%. Tale risultato riflette la resilienza del sistema industriale cinese, che continua a generare volumi consistenti nonostante un contesto macroeconomico globale caratterizzato da incertezze e riallineamenti delle catene di fornitura.
La crescita è sostenuta sia dai grandi gateway costieri, sia dai porti interni connessi tramite reti ferroviarie e fluviali, che contribuiscono a consolidare un modello logistico integrato e competitivo. Per gli operatori internazionali, questa espansione indica una capacità del mercato cinese di mantenere elevata la propria attrattività come hub produttivo e distributivo.
Hong Kong e Taiwan: segnali di contrazione
In contrasto con la solidità della Cina continentale, Hong Kong registra un calo dell’8,9%, confermando una tendenza negativa che negli ultimi anni ha ridotto progressivamente il ruolo dello scalo come piattaforma di transhipment regionale.
La crescente concorrenza dei porti del Delta del Fiume delle Perle e la rimodulazione delle rotte dirette hanno ridimensionato la centralità di Hong Kong nelle reti delle principali alleanze armatoriali.
Ancora più marcata è la contrazione di Taiwan, che segna un ‑24,9%, il peggior risultato dell’intero gruppo. Il dato riflette una combinazione di fattori, che vanno dalla riduzione dei servizi di transhipment alla riallocazione dei traffici verso scali alternativi e cui contribuisce un contesto geopolitico che ha spinto a riorientare alcune scelte operative degli armatori.
Per gli stakeholder del settore, questo calo rappresenta un segnale da monitorare attentamente, poiché potrebbe anticipare ulteriori riduzioni di capacità o riposizionamenti strategici.
La logistica internazionale
La performance dell’area Greater China nel primo semestre 2026 offre indicazioni rilevanti per chi gestisce spedizioni e supply chain globali. La crescita della Cina continentale suggerisce una continuità nei flussi export e una stabilità delle operazioni portuali, elementi che favoriscono la pianificazione dei servizi e la gestione dei carichi.
Al contrario, la contrazione di Hong Kong e Taiwan potrebbe generare riallineamenti nelle rotte, nei tempi di transito e nelle scelte di transhipment, con potenziali impatti su costi e affidabilità dei servizi.
Per le società di spedizioni e le aziende del settore, interpretare correttamente queste dinamiche significa anticipare le evoluzioni dei network marittimi e ottimizzare le strategie di approvvigionamento e distribuzione in un contesto competitivo in rapido cambiamento.




