La crescente ricerca di una maggiore produttività ha portato i professionisti del settore a esplorare soluzioni all’avanguardia che sfruttano la potenza delle tecnologie di automazione.

Al centro di questa ricerca c’è un’indagine innovativa, realizzata per esplorare la diffusione dei sistemi automatizzati di magazzino e capire l’impatto trasformativo dell’automazione nei magazzini nel futuro.

Per questo motivo, è stata condotta una survey per indagare quali sono le tecnologie alternative per l’automazione delle attività di movimentazione dei materiali presenti sul mercato, il loro grado di diffusione attuale e il mercato potenziale, nonché le caratteristiche da considerare per definire quale soluzione sia la più adatta per un determinato contesto applicativo.

L'Osservatorio: finalità e campione
L’indagine è stata promossa dalla rivista Logistica ai propri lettori e in particolare a imprenditori, direttori e manager di aziende, ovvero i potenziali clienti di soluzioni logistiche automatizzate. Il questionario composto da 25 domande organizzate in cinque aree (Inquadramento aziendale, Caratteristiche del magazzino, Caratteristiche degli ordini da allestire, Attrezzature e dotazioni da magazzino, Uno sguardo al futuro) si propone di raccogliere informazioni sullo stato attuale dell’automazione nei magazzini in Italia, sulle difficoltà incontrate nell’implementazione di sistemi automatizzati, sui benefici e gli obiettivi che si attendono dall’implementazione di soluzioni automatizzate e sulle sfide che si presentano nel futuro. Il campione delle aziende rispondenti (418 al momento della redazione di questa analisi – luglio 2023, n.d.r) è composto per il 54% da aziende manifatturiere e/o di produzione, per il 23% da aziende dedite al commercio e alla distribuzione (Retail), per il 16% da operatori di servizi logistici (3PL) e infine il restante 7% è composto per la maggior parte da rispondenti che lavorano per studi di consulenza o nei servizi sociosanitari (“Altro” nel grafico).

Settore e dimensioni aziendali

La presenza delle imprese di logistica conto terzi nel campione è coerente con la crescente importanza dell’outsourcing logistico in Italia. Per quanto riguarda i settori industriali, i più rappresentativi sono quelli del mondo della meccanica, delle apparecchiature e dei beni di largo consumo alimentare.

A quale settore appartiene la sua azienda?
Qual è il fatturato della sua azienda?

Guardando al fatturato delle aziende rispondenti, il 52% del campione è costituito da PMI, ovvero aziende con fatturato al di sotto dei 50 milioni di euro. Come si può notare dal seguente grafico, la distribuzione del fatturato non rispecchia la struttura economica delle imprese in Italia dove le PMI rappresentano il 91% del totale (dato ISTAT), in quanto l’indagine è rivolta ad imprese che hanno processi logistici strutturati.

Proprietà dei magazzini

La prevalenza di PMI nel campione determina una maggioranza di immobili di proprietà dimostrando come controllo diretto sulle operazioni di gestione e spazio rendano “consapevole” un’azienda di piccole e/o medie dimensioni.

Guardando, infatti, solo alle PMI del settore manifatturiero e del commercio, la percentuale dei proprietari del magazzino super l’80%. Al contrario per gli operatori professionali dei servizi logistici in conto terzi (outsourcing), oltre i 2/3 dei rispondenti dichiara di operare in magazzini in affitto per un periodo di tempo medio lungo (dai 6 ai 12 anni).

I 3PL dimensionano lo spazio di lavoro sulla base delle esigenze dei clienti committenti ricercando flessibilità e prossimità ai clienti o alle vie di trasporto per massimizzare l’efficacia del loro servizio.

Dove sono i magazzini

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, il campione è prevalentemente localizzato nel nord-Italia e rispecchia i dati 2022 dell’Atlante della Logistica dell’Osservatorio OSIL dell’Università Cattaneo LIUC.

Nella sola Lombardia si trova la metà dei magazzini dei rispondenti.

Secondo l’Atlante della Logistica, infatti, nel nord-Italia è insediato il 59% degli oltre 3500 magazzini mappati in Italia.

Per quanto riguarda la dimensione dei magazzini, la media del campione è pari a 13.500 m2, in linea con quanto rilevato dall’Atlante della Logistica dove la media dei 3418 magazzini mappati in Italia è di 11.600 m2.

Sulla base delle risposte riguardanti la superficie dei magazzini dei rispondenti sono state definite 5 classi dimensionali (da XS a XL).

Dimensione coperta del magazzino

La distribuzione delle dimensioni dei magazzini mostra una maggioranza di magazzini di taglia S che insieme a quelli di taglia XS rappresentano il 55% del totale.

Le aziende del Retail e i 3PL, in virtù della loro elevata necessità di stoccaggio, operano su immobili di dimensioni doppie rispetto alla media del totale del campione con un valore medio di circa 27.000 m2 spostando il baricentro della distribuzione verso le taglie più grandi.

Al contrario le PMI con magazzino di proprietà dispongono in media di 3.500 m2. La distribuzione in questo caso risulta essere schiacciata verso le taglie XS, S ed M. Tra i rispondenti, nessuna PMI ha un magazzino con superficie superiore ai 50.000 m2.

Anche per quanto riguarda l’altezza dei magazzini sono state definite 3 classi dimensionali (Basso, Medio, Alto).

L’altezza condiziona la scelta delle tecnologie automatiche di picking: ad esempio per i Miniload e gli Shuttle un’altezza sottotrave inferiore ai 6-8 metri è vincolante non solo le dimensioni ma le prestazioni dinamiche degli impianti.

L’altezza media dei magazzini del campione analizzato è pari a 8,4 m in linea con il valore di 8,9 m rilevato dall’Atlante della Logistica.

Altezza del magazzino

Per i 3PL la distribuzione non è centrata come per il totale del campione, ma è concentrata verso destra, con una media di oltre 10,5 m. I 3PL, infatti, in virtù della loro necessità di massimizzare il rendimento annuo legato al costo di affitto al mq cercano immobili con altezze superiori ai 10 m in cui stoccare (e allestire) le merci dei loro committenti.

Al contrario, le PMI con magazzino di proprietà operano prevalentemente con magazzini bassi, spesso collegati con lo stabilimento produttivo, per una media di 6,5 m.

Il processo di allestimento ordini

Dopo aver compreso le caratteristiche del campione di aziende rispondenti, l’indagine si è concentrata sul processo di allestimento ordini con l’obiettivo di analizzare il livello attuale dell’automazione, le difficoltà incontrate e benefici ottenuti dall’implementazione di soluzioni automatizzate, nonché le tecnologie più interessanti per il futuro.

Nel magazzino è presente automazione?

Alla domanda chiave del sondaggio, cui si chiedeva ai rispondenti se avessero una forma di automazione nel magazzino, il 35% ha risposto affermativamente.

Evidentemente la natura stessa del questionario relativo all’automazione ha generato più interesse per le aziende che dispongono di automazione e per coloro che, anche non possedendone, sono interessati ad adottarne una in futuro.

I rispondenti che hanno risposto negativamente hanno successivamente fornito una spiegazione delle ragioni principali per cui non dispongono di un sistema di automazione logistica, elencando in ordine di importanza le seguenti 5 motivazioni:

a) Ridotta dimensione aziendale o bassa complessità

b) Limitazioni derivanti dalla rigidità dell’automazione

c) Alti costi di investimento e lunghi tempi di payback

d) Variabilità degli oggetti da prelevare (dimensioni e pesi)

e)Rischio di interruzione dell’operatività

Perché no

Tutte le risposte hanno così generato un ranking di importanza dando a ciascun fattore uno score finale. Attribuendo il punteggio massimo di 5 alla motivazione considerata più importante da un rispondente e il punteggio minimo di 1 a quella meno importante, 3 corrisponde alla media su un totale di 15 punti.

In linea con le caratteristiche della maggioranza del campione (le PMI rappresentano il 52% del campione dei rispondenti), il fattore primario che influisce sull’adozione di una tecnologia di automazione logistica è l’elevato investimento iniziale e lunghi tempi di payback con un punteggio di 3,73.

Al secondo posto si posiziona la variabilità degli oggetti da prelevare per dimensioni e pesi (3,60); al terzo posto (sotto la media) la ridotta dimensione aziendale o la bassa complessità delle operazioni di picking e allestimento ordini (2,81).

Al quarto posto vi è la conseguente rigidità nei processi che una soluzione di automazione può creare anche in ottica di capacità di reagire a future crisi e di costruire resilienza (2,73).

All’ultimo posto si posiziona il rischio di interruzione dell’operatività (2,19) che per circa il 64% dei rispondenti (tra coloro che non dispongono di automazione) è un fattore al di sotto della media.

Perché sì

Le motivazioni della scelta

Per i rispondenti che hanno affermato di essere dotati di soluzioni di automazione logistica nel proprio magazzino, è stata fatta una richiesta simile sulle motivazioni, anche in questo caso elencando in ordine di importanza 5 fattori. Essi sono:

a) Incrementare la produttività e ridurre i costi di prelievo

b) Ridurre gli errori di allestimento

c) Migliorare l’utilizzo dello spazio

d) Ridurre le attività ripetitive e faticose

e) Aumentare la velocità di evasione degli ordini

Tutte le risposte hanno così generato un ranking di importanza dando a ciascun fattore uno score finale.

Il fattore più importante nella scelta di adottare una tecnologia per l’automazione è l’incremento della produttività e riduzione dei costi di prelievo (punteggio 3,9) seguito dall’ottimizzazione dello spazio (3,4).

La riduzione degli errori di allestimento ottiene esattamente il punteggio della media (3,0) seguito dall’aumento della velocità di evasione degli ordini (2,6) e dalla riduzione delle attività ripetitive e faticose (2,0).

I risultati di questa statistica, in linea con la composizione del campione (prevalenza di PMI), dimostrano come l’ottimizzazione delle risorse in termini di costi e spazio è il driver primario rispetto all’aumento di servizio.

Il fattore al terzo posto, infatti, consiste nel bilanciare una maggiore qualità delle operazioni con la necessità di ridurre i costi derivanti da errori.

La presenza di automazione è la risposta a determinate esigenze di un’azienda in termini di complessità ed intensità di lavoro che possono fungere da indicatore per l’adozione di tecnologie che ne automatizzino i processi. Nel seguente diagramma causa-effetto sono evidenziati alcuni fattori che spingono verso l’automazione.

Perché automatizzare il magazzino

L’automazione è tanto più conveniente se:

• Si possiede un magazzino di proprietà, in quanto risulta poco conveniente investire in soluzioni di automazione per chi è in affitto di un magazzino, poiché si rischia di bloccare del denaro che potrebbe non essere più utile in futuro e di non poterlo recuperare.

• Si deve gestire un numero di referenze a stock nel magazzino (superiore a 5.000), poiché è indice di elevata complessità di gestione.

• Si effettua prevalentemente picking a pezzo (oltre il 50%) che, come per il punto precedente, ne aumenta la complessità in relazione alla necessità di depallettizzare ed eventualmente incassettare gli articoli.

• Se si deve allestire un elevato numero di ordini da evadere giornalmente (oltre i 100 ordini/gg), indice di una forte intensità di lavoro (elevato workload).

• Se il lavoro in magazzino è distribuito su 2 o addirittura 3 turni, anche questo indice di elevata intensità.

• Se si devono evadere velocemente gli ordini dal momento del loro rilascio (< 12 ore) che determina l’esigenza di elevate prestazioni tecnologiche così come efficacia del prelievo.

• Se non è presente una marcata stagionalità annuale dei flussi, in quanto il sistema automatico riesce a operare per gran parte del tempo al massimo regime di produttività

• Se la varietà dimensionale (pondo-volumetrica) degli articoli è limitata, potendo progettare un sistema fruibile dalla maggior parte dei codici articolo presenti in magazzino.

Il ruolo della complessità

L’automazione è assai più diffusa nel caso in cui si analizzano le aziende che gestiscono prevalentemente il picking a pezzi.

Si passa infatti da un 35% ad un 44%. Se si analizzano le aziende con un magazzino di proprietà la percentuale aumenta fino al 38%.

Guardando alle aziende con elevata complessità, ovvero che hanno un elevato numero di referenza a stock da gestire, l’automazione è addirittura presente nel 50% dei rispondenti.

Sopra i 5.000 articoli mediamente a scorta aumenta la complessità che può essere meglio gestita con l’automazione.

Infine, le aziende con elevata intensità di lavoro, ovvero che gestiscono oltre 100 ordini al giorno e lavorano su 2 o 3 turni, vedono nell’automazione (posseduta dal 44% del campione) la soluzione ideale per la gestione di tale workload.

Fabrizio Dallari, Daniela Bianco, Alberto Corti, Martina Farioli

Liuc Università Cattaneo