Quando la logistica diventa strategica ma continua a essere gestita come operativa

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Partiamo da un fatto curioso.

Negli ultimi vent’anni la logistica è stata probabilmente una delle funzioni aziendali che ha investito di più in tecnologia operativa. WMS evoluti per gestire i flussi di magazzino, TMS per pianificare i trasporti, sistemi di tracking, sensori IoT, automazioni, robot, palmari, scanner. Dal punto di vista dell’esecuzione dei processi, poche aree aziendali sono oggi così digitalizzate.

Il paradosso della logistica

Eppure, esiste un paradosso.
Mentre la logistica è diventata sempre più centrale nelle strategie aziendali, gli strumenti utilizzati per governarla sono rimasti in gran parte operativi.

Per anni la logistica è stata percepita come una funzione di supporto. Doveva far funzionare i magazzini, organizzare i trasporti, garantire che la merce arrivasse dove doveva arrivare.

Oggi la situazione è molto diversa.

I livelli di servizio richiesti dal mercato sono cresciuti enormemente. Tempi di consegna più brevi, maggiore precisione, tracciabilità completa, gestione dei resi, flessibilità verso clienti sempre più esigenti. In molti settori la qualità del servizio logistico incide direttamente sulla capacità di un’azienda di mantenere i propri clienti.

Questo significa che la logistica non è più soltanto un centro di costo. È diventata una leva competitiva.

Quando un ordine arriva in ritardo, quando una consegna non è tracciabile, quando il cliente non riceve informazioni chiare sullo stato della spedizione, il problema non è solo operativo. È un problema di relazione commerciale.

In altre parole, oggi la logistica contribuisce in modo diretto alla qualità percepita del servizio.

Ed ecco il paradosso. Se il suo ruolo è diventato strategico, allora anche gli strumenti con cui viene gestita devono evolvere. E invece esistono moltissimi sistemi operativi ma pochi strumenti di governo.

WMS e TMS per governare la complessità

Negli ultimi anni le aziende hanno investito molto in sistemi operativi. WMS per i magazzini, TMS per i trasporti, sistemi di automazione sempre più sofisticati.

Questi strumenti sono fondamentali. Senza di loro sarebbe impossibile gestire la complessità della supply chain moderna.

Ma hanno un obiettivo preciso, che è quello di far funzionare i processi. Sono strumenti straordinari per gestire l’operatività quotidiana.

Il problema nasce quando dobbiamo fare un passo indietro e porci domande diverse.

Quanto mi costa davvero servire un cliente?
Quali tratte stanno erodendo il margine?
Qual è il vero livello di saturazione dei mezzi?
Quali prodotti generano più movimentazioni rispetto al valore che producono?
Quali clienti stanno diventando logisticamente inefficienti?

Queste non sono domande operative. Sono domande di management.

E spesso i sistemi operativi non sono progettati per rispondere facilmente a questo tipo di interrogativi.

Il dato operativo serve per far funzionare il processo. Il dato decisionale serve per capire come migliorarlo.

Sono due cose diverse. Il primo vive dentro i sistemi transazionali. Il secondo richiede strumenti capaci di aggregare informazioni, confrontarle nel tempo, costruire indicatori di performance e offrire una visione complessiva delle dinamiche logistiche.

In altre parole, richiede strumenti di Business Intelligence progettati per la logistica.

Business intelligence a servizio della logistica

Perché la logistica ha bisogno di una BI tutta sua.
Nella gran parte delle aziende, i report sono fatti ancora con Excel e ogni magazzino si fa i suoi. Le aziende più evolute utilizzano strumenti di analisi generici. Spesso si tratta di piattaforme molto potenti, nate però per analizzare dati di natura molto diversa tra loro.

Il risultato è che ogni progetto di analisi parte quasi da zero. I KPI devono essere definiti, le strutture dati modellate, le dashboard costruite.

Nel frattempo, la logistica continua a prendere decisioni con ciò che ha a disposizione: esperienza, urgenza, intuizione. Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia nel 2002, ha studiato a lungo come le persone interpretano le informazioni.
Nel libro Thinking, Fast and Slow spiega che il nostro cervello non analizza i dati in modo neutrale.
Tendiamo a filtrare le informazioni attraverso ciò che pensiamo già di sapere.
Se un dato conferma le nostre convinzioni lo accettiamo facilmente. Se invece le contraddice, siamo portati a metterlo in discussione.

Di cosa ha bisogno la logistica?

Per questo affidarsi solo all’esperienza o al buon senso non è sempre sufficiente.

Quindi, quando una funzione aziendale diventa centrale nelle dinamiche competitive, non può più permettersi di basarsi soltanto su questi elementi.

La logistica ha bisogno di strumenti di management pensati per le sue dinamiche specifiche. Indicatori già modellati sui processi logistici, dashboard capaci di leggere saturazione, livelli di servizio, marginalità, performance operative.

Non per sostituire l’esperienza delle persone.

Ma per darle qualcosa che spesso oggi manca, cioè la possibilità di vedere con chiarezza cosa sta davvero succedendo nella supply chain.

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