Shipping, il 2026 inizia tra interruzioni, dazi ed elezioni USA

Condividi

Il 2026 si apre all’insegna di un quadro globale in cui Logistica e Shipping sperimentano uno stato di ‘disruption’, di interruzione, continua. Le catene di fornitura non sono più, infatti, destabilizzate solo da eventi eccezionali, quanto piuttosto da un susseguirsi di oscillazioni stagionali, da tensioni geopolitiche ogni giorno più eclatanti e dall’effettiva entrata in vigore di regolamenti ambientali e doganali che sono spesso equiparati a ‘shock’ normativi. 

La domanda di trasporto merci fa dunque il suo ingresso nel nuovo anno sullo sfondo di uno degli scenari più deboli dell’ultimo decennio: i volumi risultano sottotono, la capacità è eccedente e la competizione tra vettori è assai aggressiva. A mantenere il contesto fragile e incerto, poi, restano l’assenza di stimoli economici significativi e la persistenza di pressioni dovute all’inflazione.  

Domanda instabile e mercati sotto pressione  

La recessione che si è protratta nel corso del 2025 ha lasciato cicatrici profonde. Lo si nota piuttosto facilmente osservando alcuni segnali: ad esempio, i consumatori di tutto il mondo occidentale mantengono una spesa prudente, mentre il settore produttivo si mantiene su un atteggiamento fortemente conservativo e i retailer stanno accuratamente evitando di riallineare ossessivamente le scorte, cosa invece imprescindibile in altri periodi economici e storici.

A questo si aggiungerà frenata del mercato immobiliare, soprattutto nel nord America, frenato da tassi di interesse elevati che hanno ridotto vendite e costruzioni, privando la logistica di un tradizionale motore per la domanda. La volatilità dei dazi ha generato cicli di spedizione irregolari, con anticipi e sospensioni che hanno impedito una ripresa sostenuta. 

Si tratta di uno scenario che gioca a favore degli spedizionieri, che hanno potuto bloccare tariffe contrattuali vantaggiose, mentre i vettori rischiano difficoltà finanziarie se i volumi non dovessero riprendersi.  

Inflazione e incertezza globale  

L’inflazione resta un fattore di destabilizzazione internazionale: le scorte elevate e un andamento incoerente dei consumi pesano sui flussi commerciali, mentre i costi finanziari in aumento frenano investimenti e progetti infrastrutturali. 

In Europa, l’instabilità energetica e le tensioni geopolitiche continuano a incidere sia sui trasporti terrestri che su quelli marittimi, ma anche in Asia la domanda interna mostra segnali di rallentamento, con effetti diretti sulle rotte transpacifiche. Il risultato è quello di avere un mercato globale frammentato, dove la capacità logistica supera la domanda e gli operatori devono puntare su efficienza e tecnologia per mantenere competitività.  

Elezioni USA di Midterm e incertezza normativa  

Negli Stati Uniti, le elezioni di metà mandato del 2026 aggiungono un ulteriore livello di instabilità. Con tutti i seggi della Camera e un terzo del Senato in gioco, il controllo del Congresso è tutt’altro che certo per il presidente Trump: il rischio dietro l’angolo è che molte delle decisioni draconiane prese dall’attuale inquilino della Casa Bianca si trovino private del supporto politico necessario per essere portate avanti, con la possibilità che vengano in parte messe in discussione. 

La storia dimostra che i cicli elettorali influenzano direttamente trasporti e supply chain poiché portano spesso con sé un effetto domino sulle regolamentazioni, che rimangono in sospeso o che vengono ritardate, oltre a cambiamenti nelle priorità politiche e il dirottamento di fondi infrastrutturali verso altri lidi. 

Anche le politiche sul lavoro e sulla forza-lavoro possono essere ripensate, incidendo ad esempio sulla disponibilità di autisti e manodopera nei magazzini. 

In questo clima, molte aziende nordamericane o che lavorano con gli USA rallentano gli investimenti in attesa di chiarezza, sgonfiando ulteriormente la domanda di trasporto.  

La sfida dei dazi e il verdetto della Corte Suprema  

Uno dei nodi più critici è rappresentato dal fronte tariffario, ossia quello degli arcinoti dazi. Come noto, quelli imposti nel 2025 hanno rimodellato i costi delle importazioni statunitensi, colpendo i beni provenienti da Cina, Messico, Canada e altri Paesi. 

La Corte Suprema è ora chiamata a decidere se l’IEEPA, l’impianto normativo sfruttato per giustificarne in parte l’emissione, autorizzi realmente tali misure o se non sia piuttosto stato ‘tirato per i capelli’, dopo che tribunali appartenenti agli ordini di giudizio inferiori hanno valutato alcuni ordini eccedenti l’autorità presidenziale. 

Nell’incertezza, importatori come Costco hanno avviato cause protettive per garantirsi eventuali rimborsi, e azioni legali simili si stanno diffondendo. 

L’impatto di una sentenza negativa sarebbe realmente duro, se si considera che la Casa Bianca stima introiti dai dazi pari a 150 miliardi di dollari: in caso di torto dell’Amministrazione della Casa Bianca, una buona parte potrebbe dover essere restituita. 

Per gli spedizionieri, il 2026 costituisce un bivio: dazi confermati significherebbero costi strutturali più alti, mentre dazi annullati aprirebbero la strada a rimborsi, ma solo per chi ha agito legalmente.  

A risentirne è lo scenario internazionale: sebbene molte dinamiche abbiano origine negli Stati Uniti, gli effetti si propagano a livello globale; se le rotte marittime internazionali risentono della domanda debole, l’incertezza normativa americana influenza tangibilmente le strategie di operatori europei e asiatici. 

Ti potrebbero interessare