In una calda estate che a molti è parsa corrispondere con un ‘liberi tutti’ dopo i mesi di lockdown, molti settori industriali e logistici sono tutt’altro che fuori dagli effetti collaterali della pandemia.

Uno su tutti, il trasporto aereo, nella fattispecie dedicato alle merci: gli aerei cargo in circolazione aumentano, ma le stive in volo sono complessivamente meno di un anno fa; risultato? Aumenta il costo del trasporto.

Trasporto aereo merci: prezzi su per i cargo dall’Asia

La richiesta di imbarcare merci cresce, sospinta non solo dalle riaperture, ma soprattutto da una nuova, imperiosa, voce: quella dei medicinali e dei dispositivi medici necessari a contrastare il Covid-19 in tutto il mondo. Parallelamente, dei nostri vecchi consumi abituali, a soffiare sulle vele è soprattutto il vento dell’high tech, con i colossi Apple, Sony e Samsung a far fronte alla domanda in ripresa.

Osservando però i rilevamenti del The Air Freight Index Co. (TAC Index), il prezzo da pagare per imbarcare un chilogrammo di merce in stiva è in crescita: nel solo mese di Agosto, nell’ultima settimana, le spedizioni aeree dalla Cina all’Europa hanno registrato un +10,8%, mentre verso gli Stati Uniti l’incremento è stato del 18,4%.

In parole povere, la capacità di carico è diminuita rispetto al 2019, per via dei minori voli effettuati (ricordiamo che le merci in gran parte viaggiano assieme ai passeggeri, nelle stive degli aerei di linea), del 19%, ma il rapporto prezzo al kg è cresciuto del 25% verso l’Europa e del 35% verso le destinazioni transpacifiche.

In altre aree dell’Asia, in particolare nel Sud Est asiatico, la domanda di voli cargo è ancora più alta e i prezzi sono a loro volta più cari di 2 dollari al kilo.

Perché i prezzi salgono (e saliranno ancora)?

La risposta al problema deriva da una molteplicità di fattori. Il più scontato è legato alla capacità di carico: attualmente, malgrado tutte le compagnie del mondo stiano lentamente ricostituendo la trama dei propri network, i voli a disposizione sono pochi.

Tanto per dare un’idea, una compagnia come United Airlines prevede, per il mese di ottobre 2020, di far decollare il 33% dei velivoli rispetto ai volumi del 2019. Vi sembrano pochi? Pensate che sono già il 29% in più rispetto agli aerei della compagnia programmati per questo settembre.

Dunque è facile intuire perché i prezzi aumentino: lo spazio è poco e costa caro. A ciò si aggiunge che, in qualche modo, l’economia mondiale sta provando a reagire ed i consumatori sono spronati a fare acquisti. Le merci, quindi, devono arrivare, contendendosi il poco spazio lasciato libero dai medicinali, che oggi rappresentano una voce di imbarco onnipresente. 

L’altro punto è dovuto alla fluttuazione del mercato e della pandemia stessa.

Le compagnie aeree stanno viaggiando con il binocolo in mano, andando a rimpolpare i loro traffici laddove vi è effettiva richiesta e possibilità di farlo. Tuttavia nessuno sa come andrà l’autunno e i contratti sono quindi tarati su tempi più brevi, con ammortamento dei prezzi inferiore.

Come se non bastasse, la pandemia ha portato all’interruzione di molti servizi e di molti contratti storici tra vettori e produttori che necessitano di esportare (o importare). Allo stato attuale molti hanno stretto nuove alleanze in base a chi fosse operativo e chi no: si tratta di collaborazioni vergini esposte ad un fattore di rischio più alto che in passato, il che si ripercuote ancora una volta sui prezzi.

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