La situazione è paradossale: il porto di Genova, parte di quel sistema nevralgico che movimenta merci da e per l’Europa, proprio una di quelle infrastrutture che dovrebbe essere centrale nei piani nazionali, deve combattere una guerra contro un fantasma.

Il fantasma è la viabilità, che in Liguria non esiste, polverizzata da decenni di incuria e mancati adeguamenti.

Con l’attuale affastellarsi di cantieri aperti in extremis per ingiunzione ministeriale, le autostrade che collegano la regione al resto d’Italia e d’Europa sono diventate impraticabili per i turisti, improduttive e dannose per gli autotrasportatori.

Federlogistica attacca a muso duro

La crisi già naturale del primo sistema portuale italiano, preesistente al Covid-19, e che ora sarebbe stato naturale aspettarsi di veder supportata in modo eccezionale in questa che dovrebbe essere una fase di rilancio, è aggravata come non mai dalla situazione di autostrade e ferrovie.

Luigi Merlo, presidente della Federazione della Logistica, ha utilizzato parole di fuoco per descrivere quanto accade:

«Il sistema portuale ligure rappresenta quasi il 50% del traffico container di destinazione finale, motore indispensabile per le attività di export delle imprese del nord ed è il primo sistema portuale per il crocierismo, settore che deve essere messo subito in condizione di ripartire», avverte Merlo. 

Negli ultimi 20 anni i tre porti liguri sono cresciuti tantissimo mentre la viabilità non solo non è accresciuta, ma è peggiorata – afferma il presidente di Federlogistica-Conftrasporto – Questo è dovuto al fatto che la gestione passata di Autostrade per l’Italia, oltre a essere stata assolutamente inadeguata dal punto di vista degli investimenti, ha scontato il prezzo di non avere alcuna percezione della propria funzione logistica per il Paese, comportandosi esclusivamente come un gabelliere”.

Federlogistica, non solo critiche ma anche proposte

Eppure per superare il problema basterebbero alcune scelte mirate. Ecco quelle individuate da Federlogistica: «Per evitare che i porti nord europei aggrediscano ancora di più i nostri mercati occorrono risposte immediate che possono arrivare dal potenziamento del servizio ferroviario con riduzione di costi per tracce e manovre ferroviarie, dall’ampliamento delle fasce orarie per ingesso notturno e mattutino nei porti, dall’incremento della digitalizzazione e l’utilizzo di app a favore dell’autotrasporto e della logistica», dichiara Merlo. 

«Vanno attribuiti maggiori poteri ai presidenti delle AdSP (Autorità di sistema portuale) per fronteggiare le situazioni critiche e mettere in campo iniziative  straordinarie», prosegue Merlo.

«I pedaggi, da qui a quando non sarà tornata una minima situazione di normalità, dovrebbero essere affidati alle AdSp per avviare azioni immediate, con l’obiettivo di ridurre i disagi dell’autotrasporto e compensare la riduzione di tutte le tariffe portuali e ferroviarie affinché i clienti dei porti liguri non scelgano, in alterativa i nostri, gli scali stranieri. Questa misura sarebbe importante anche per ‘riparare’, pur se in minima parte, all’esclusione dei porti italiani dalle risorse previste dal Decreto Rilancio. Una ‘dimenticanza’ che aggraverà ulteriormente la situazione dello scalo di Genova», conclude il presidente di Federlogistica-Conftrasporto

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