Il ritmo al quale la tecnologia si evolve ha un evidente effetto collaterale: la sostituzione sempre più rapida di smartphone, computer e dispositivi elettronici ha generato un incremento esponenziale dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, quelli che conosciamo anche con l’acronimo RAEE.
Chiamati anche ‘e-waste’, secondo stime internazionali, il loro volume globale cresce di anno in anno, generando una pressione significativa sulle catene di fornitura e sopratutto sui sistemi di smaltimento. Dal punto di vista dei manager della logistica, questa situazione non rappresenta soltanto un problema di tipo ambientale, ma anche un nodo strategico vero e proprio: la gestione dei flussi di materiali riciclati e la loro reintegrazione nei cicli produttivi vengono infatti viste in chiave competitiva e con importanti effetti sulla compliance normativa.
A lavorare a questo complesso intreccio di questioni, primo fra tutti l’efficace catena di raccolta e smaltimento degli e-waste, ci sono svariate firme internazionali: tra queste, il TÜV Rheinland ha effettuato uno studio sulla supply chain del riciclo e sui materiali che meglio si prestano ad essere gestiti.
Normative e indirizzi guida
Il panorama normativo con il quale confrontarsi durante la gestione dei rifiuti è improntato all’essere sempre più stringente di stagione in stagione.
Si tratta del primo aspetto sul quale lo studio del TÜV si è concentrato, in quando costituisce lo scenario imprenscindibile entro il quale muoversi. L’Unione Europea e diversi governi nazionali dei suoi Stati membri hanno introdotto requisiti severi per il recupero dei diversi materiali, accompagnato da meccanismi incentivanti nei confronti dell’impiego di prodotti grezzi o semilavorati di derivazione riciclata.
In questo contesto, dunque, TÜV Rheinland ha sviluppato un processo di verifica dei materiali riciclati a ciclo chiuso che sia conforme agli standard ISO 14021 (conformità ambientale), EN 15343 (tracciabilità e sostenibilità del riciclo di materie plastiche) e ISO 22095 (catene di custodia). Si tratta di un framework trasparente e tracciabile che copre ogni fase, dalla raccolta dei rifiuti fino all’integrazione dei materiali riciclati nei nuovi prodotti. Per i responsabili delle supply chain, ciò significa poter contare su un sistema certificato, con il duplice vantaggio di ridurre i rischi di non risultare conformi e di rafforzare al contempo la propria credibilità verso clienti e stakeholder.
Il progetto pilota e i test eseguiti
Il programma elaborato dal TÜV è stato sperimentato attraverso un progetto pilota che ha coinvolto diversi partner internazionali specializzati nel riciclo sparsi in tutto il mondo, dalla Cina all’Australia.
GuangDong TPIPLASTIC ha gestito il recupero delle plastiche, passando per smontaggio, selezione, frantumazione, lavaggio e re-granulazione, SPC E-Cycle, in Australia, si è occupata dello smontaggio dei componenti elettronici, mentre Mint Innovation ha trattato le schede a circuito stampato con una tecnologia proprietaria a basso impatto, ottenendo rame riciclato a ciclo chiuso. Infine, Ningbo Jintian Copper ha raffinato il rame in strisce pronte per la produzione downstream.
Gli audit condotti da TÜV Rheinland hanno confermato la conformità dei materiali riciclati – ABS, PMMA, gomma e rame – sia in termini di tracciabilità, sia di qualità. Si tratta di un risultato non secondario per i manager della logistica, in quanto dimostra la possibilità di integrare nelle nuove produzioni materiali riciclati senza dover scendere a compromessi sulle performance e sugli standard produttivi.
Benefici e prospettive
Secondo il management di TÜV Rheinland Taiwan, il riciclo a ciclo chiuso non solo aumenta l’efficienza delle risorse, ma accelera lo sviluppo di nuove tecnologie di riciclo e migliora la precisione nella gestione della supply chain a monte.
In prospettiva, l’istituto vede in questo modello un abilitatore della transizione sostenibile dell’industria elettronica, in quanto, per le aziende, adottare un sistema di verifica terza parte significa poter scalare l’uso di materiali riciclati, ridurre l’impatto ambientale e rafforzare la resilienza della catena di fornitura.
Il progetto pilota condotto da TÜV Rheinland dimostra quindi che una supply chain dell’hi-tech può essere ripensata in chiave circolare, unendo benefici tangibili in campo ambientale ed economico. L’istituto intende ampliare la collaborazione con nuovi partner per estendere il modello sviluppato e consolidare un approccio di gestione sostenibile.
Un qualcosa per il quale ci sarà presumibilmente un mercato in espansione, visto che, per i manager della logistica, la sostenibilità si pone sempre meno come un’opzione e sempre più come un requisito strategico. Integrare processi certificati di riciclo e tracciabilità non si ferma al semplice rispondere alle richieste normative, ma anche costruire catene di fornitura più robuste, innovative e competitive.


