Dopo oltre un anno di deviazioni forzate via Capo di Buona Speranza, alcune delle principali compagnie di trasporto marittimo globale hanno ripreso a programmare passaggi regolari attraverso il Canale di Suez e il Mar Rosso.
La decisione segna un momento topico per la logistica internazionale, che ha subito pesanti disagi a causa degli attacchi della milizia yemenita Houthi e delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con tutti i ricarichi economici e in termini di tempi che il periplo dell’Africa comporta.
La riapertura di rotte strutturate da parte di colossi come Maersk e CMA CGM riporterebbe infatti al centro dell’attenzione il corridoio strategico che collega Asia, Europa e Nord America: tuttavia, elementi come le frizioni tra Washington e Teheran, fanno temere nuove possibili ritorsioni sulle rotte del commercio intercontinentale, spingendo alcuni vettori ad attendere ancora.
La svolta di Maersk
La compagnia danese Maersk ha annunciato il ripristino del servizio MECL, che collega India e Medio Oriente con la costa orientale degli Stati Uniti, includendo uno scalo intermedio a Tánger Med.
Non si tratta di un transito isolato, ma di una rotazione regolare, dopo settimane di test controllati. La decisione è stata presa dato il contesto di minore tensione, in assenza di attacchi Houthi negli ultimi mesi e con un fragile cessate il fuoco a Gaza.
Maersk ha chiarito che il ritorno è graduale e reversibile, mantenendo piani di contingenza attivi.
L‘altalena di CMA CGM
Il vettore francese CMA CGM ha invece scelto di deviare nuovamente i suoi servizi FAL 1, FAL 3 e MEX via Capo di Buona Speranza, aggiungendo fino a due settimane ai tempi di transito dall’Asia.
FAL 1 collega Francia, Inghilterra, Svezia e Polonia con la Cina; FAL 2 unisce Belgio, Paesi Bassi e Germania con la Cina; MEX serve sette porti cinesi e li collega con Francia e Spagna.
Secondo i dati Xeneta, il tempo di transito del FAL 1 era sceso da 105 a 98 giorni quando le navi erano tornate a Suez, grazie anche alla rimozione di uno slot-nave. Tuttavia, altri fattori di incertezza legati alla geopolitica internazionale, come le tensioni fra USA e Iran, hanno spinto CMA CGM a fare un passo indietro.
Impatti sulla catena di approvvigionamento
Gli analisti di Xeneta sottolineano come la prevedibilità sia un fattore chiave per i caricatori, che desiderano catene di fornitura stabili, avvertendo che decisioni altalenanti rischiano di minare la fiducia nelle partnership.
in questa chiave di lettura, l’imprevedibilità potrebbe estendersi anche ad altri servizi, come l’INDAMEX di CMA CGM, ancora programmato via Suez e, d’altronde, è dal 2024 che la maggior parte degli operatori globali evitano il Mar Rosso a causa degli attacchi perpetrati dagli Houthi contro le navi commerciali.
La crisi dell’area ha dimostrato quanto la logistica marittima mondiale dipenda da corridoi vulnerabili e da passaggi obbligati: per questo la resilienza, come evidenziano gli esperti, non si costruisce solo con flotte più grandi o alleanze più ampie, ma con la capacità di adattarsi a scenari geopolitici mutevoli.
Prospettive future
Il ritorno di Maersk a Suez e la prudenza di CMA CGM delineano un quadro ancora instabile. Se i due giganti consolidassero le loro scelte, potrebbe innescarsi un effetto domino per il resto del mercato.
Tuttavia, la fragilità politica della regione lascia aperta la possibilità di nuove deviazioni; per ora, il commercio internazionale resta sospeso tra l’opportunità di recuperare efficienza e il timore di un immediato ritorno all’incertezza.



