Genova, industria in ripresa: cresce la manifattura ma frenano logistica e trasporti

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Terminal PSA Genova Pra’ © fotografo: Roberto Merlo

L’ultimo report di Confindustria analizza l’economia genovese evidenziando il boom della cantieristica navale (+4,2%), mentre sono motivo di preoccupazione il rallentamento dei settori della logistica e dei trasporti, la flessione delle movimentazioni dei container e la carenza di personale qualificato.

Un’economia a due velocità

L’economia della Città Metropolitana di Genova chiude il secondo semestre del 2025 mostrando una notevole resilienza di fronte a un contesto internazionale complesso, segnato da guerre, dazi e un dollaro debole. 

Il quadro descritto nell’analisi effettuata dal Centro Studi Confindustria Genova nel suo periodico rapporto semestrale è infatti caratterizzato da un forte dinamismo industriale che contrasta però con segnali di debolezza provenienti dal comparto logistico e portuale.

Nonostante le incertezze globali, il presidente degli industriali genovesi, Fabrizio Ferrari, ha confermato che il settore produttivo locale rimane in crescita.

Il ritorno della manifattura 

Il dato più significativo del rapporto è quello relativo alla produzione manifatturiera, che ha segnato un incoraggiante crescita del 2,4%. All’interno di questo comparto, la cantieristica navale si è confermata il vero motore della ripresa conseguendo un risultato del +4,2%. Parallelamente, le grandi aziende della metalmeccanica e dell’impiantistica stanno accelerando per completare i progetti legati al PNRR.

Oltre all’industria pesante, nell’ultimo semestre si sono registrate performance d’eccellenza anche in altri settori quali la sanità privata con un incremento del fatturato pari al +6,8%, il trasporto aereo legato all’Aeroporto “Cristoforo Colombo”, con un aumento dei passeggeri del 18,3%, ed il terziario avanzato dove consulenza, finanza e assicurazioni hanno continuato a generare margini di profitto positivi.

La crisi della logistica

Nonostante i successi industriali, il cuore pulsante di Genova — il suo porto — vive un momento di difficoltà. I terminal portuali hanno infatti evidenziato una riduzione del giro d’affari del 4%, con una flessione delle movimentazioni di container dell’1,8% in TEU (Twenty-foot Equivalent Unit).

I fattori di criticità che stanno negativamente influenzando le performance logistiche si possono individuare nel clima di incertezza generale che condiziona l’intero settore. Dazi commerciali, conflitti internazionali e instabilità geopolitica pesano direttamente sui flussi di scambio che transitano per lo scalo genovese.

A ciò si aggiunge l’influenza dei costi energetici, in quanto, sebbene i prezzi di gas e petrolio siano considerati stabili, rimangono su livelli significativamente più alti rispetto al periodo pre-pandemia, gravando sui margini operativi dei trasportatori.

Infine, anche la debolezza del dollaro rappresenta un ulteriore elemento di criticità per gli operatori del commercio marittimo.

Il paradosso del lavoro 

Un ulteriore elemento di non secondaria importanza, evidenziato dal report confindustriale, è come il  mercato del lavoro genovese presenti una contraddizione evidente. Se da un lato l’occupazione è in crescita (con variazioni stimate tra l’1% e l’1,6% dal 2022), dall’altro le imprese faticano a trovare personale qualificato, come testimonia Il 50% delle posizioni offerte che resta scoperto per mancanza di competenze adeguate; in pratica, una posizione su due resta vacante.

Tale difficoltà di reperimento del personale rischia seriamente di costituire un freno alla capacità di ripresa sia del settore logistico che dell’intero comparto industriale.

Prospettive per il 2026

Le previsioni per il primo semestre del 2026 restano orientate a un cauto ottimismo, con un fatturato complessivo atteso in ulteriore crescita dell’1,2%. Ciò presuppone la capacità di consolidare i risultati del comparto manifatturiero e della cantieristica per continuare a compensare il rallentamento della logistica e risolvere l’emergenza dei profili professionali introvabili.

Tuttavia, permangono ostacoli strutturali, primi fra tutti i costi energetici di gas e petrolio, ed il clima di incertezza che spaventa le famiglie che hanno raggiunto un tasso di risparmio record dell’11,4%, frenando i consumi interni

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