L’improvvisa chiusura di porzioni man mano più ampie dello spazio aereo mediorientale con l’allargarsi del conflitto e la conseguente sospensione dei voli da parte dei principali vettori del Golfo hanno generato uno shock inaudito per il trasporto aereo cargo.
Le supply chain che dipendono dai corridoi tra Asia, Medio Oriente ed Europa stanno affrontando una contrazione drastica della capacità, una generale condizione di ritardi diffusi e un rapido aumento dei costi operativi.
Le informazioni disponibili di giorno in giorno delineano uno scenario in cui la regione, consolidato snodo globale, è diventata improvvisamente un buco nero per i trasporti aerei.
Capacità globale in caduta: sistema sotto pressione
La chiusura degli spazi aerei in Paesi chiave come Qatar, Emirati Arabi Uniti, Iran, Iraq e Israele ha prodotto un’immediata contrazione della capacità mondiale.
Secondo i dati Rotate, la capacità cargo globale è diminuita del 18% nelle prime 24 ore dalle sospensioni, con il 13% della capacità mondiale direttamente colpita dalle restrizioni.
Nelle giornate immediatamente successive si è registrato un lieve miglioramento, con un calo stabilizzato intorno all’8% rispetto alla settimana precedente, ma la situazione resta estremamente volatile e soggetta a continue mutazioni.
Le rotte più colpite sono quelle che collegano l’Asia all’Europa passando per il Golfo, dove la capacità in uscita dal Medio Oriente verso l’Europa è crollata del 52%, pur migliorando rispetto al -61% registrato nelle prime ore della crisi. Ancora più critica la direttrice Asia Pacifico-Medio Oriente, stabile su una riduzione del 56–57% settimana su settimana.
Vettori del Golfo: reti frammentate e ripartenze parziali
Le principali compagnie cargo dell’area stanno tentando una ripresa graduale, ma con forti limitazioni operative e un livello di imprevedibilità altissimo che le costringe letteralmente a navigare ‘a vista’.
Per esempio, Emirates SkyCargo ha riattivato un numero limitato di voli dal 2 marzo, concentrandosi sullo smaltimento del backlog, mentre mantiene sospese nuove prenotazioni,
Etihad Cargo ha mantenuto delle sospensioni fino al 5 marzo, concentrandosi su voli di riposizionamento e sul rimpatrio di persone con autorizzazioni speciali.
Qatar Airways Cargo è rimasta completamente ferma in più frangenti a causa della chiusura dello spazio aereo nazionale, mentre Lufthansa Cargo ha sospeso i collegamenti verso numerose destinazioni mediorientali fino all’8 marzo e ha interdetto l’uso degli spazi aerei di dieci Paesi della regione, con impatti notevoli anche sulle rotte europee.
IAG Cargo ha sospeso i collegamenti da Londra e Madrid verso Abu Dhabi, Doha, Dubai, Tel Aviv e altre destinazioni, sperando di ripristinare alcuni collegamenti tra il 5 e il 10 marzo.
Si tratta di un quadro complessivo che mostra grande frammentazione, nel quale ogni vettore opera con logiche di emergenza e in regime di capacità ridotta.
Effetti a catena sulle supply chain globali
Il Medio Oriente rappresenta un ‘livello di commutazione’ fondamentale per i flussi intercontinentali. Quando questo livello si blocca, l’effetto domino è immediato: secondo Logistics Middle East, le cancellazioni di voli nel Golfo sono salite a decine di migliaia, costringendo spedizionieri e aziende a riprogrammare rotte e modalità di trasporto in tempi rapidissimi.
Le conseguenze principali di questa situazione contemplano ritardi significativi nelle consegne, con accumulo di backlog negli hub europei e asiatici, aumento dei costi, spinti dalla scarsità di capacità e dall’introduzione di war risk surcharge, ma anche un rerouting massiccio, con voli costretti ad allungare le rotte per evitare spazi aerei chiusi, aumentando tempi e consumi.
Inoltre, si riversano vicendevolmente pressioni tra le alternative di trasporto, ossia quelle marittime e quelle aeree, entrambe messe sotto stress da un conflitto che ha per teatro diretto tutto il medioriente, dal Golfo al Mar Rosso.
Secondo i dati forniti da Rotate, i Paesi come Sri Lanka, Pakistan e Norvegia risultano tra i più colpiti dalla riduzione dei voli mediorientali.
Un futuro incerto per i corridoi euro-asiatici
La crisi attuale evidenzia per l’ennesima volta in pochi anni la vulnerabilità strutturale delle supply chain globali quando un hub strategico viene improvvisamente meno.
Con oltre 3.000 voli cancellati nei primi giorni del conflitto, secondo Cirium, e con dieci spazi aerei ancora parzialmente chiusi, il ritorno alla normalità appare lontano.
Le prossime settimane saranno decisive per capire se le riaperture graduali potranno stabilizzare il sistema o se nuove escalation geopolitiche prolungheranno la crisi. Per ora, le aziende devono prepararsi a un contesto di capacità limitata, tariffe elevate e volatilità operativa.



