Dalla reputazione all’accesso ai capitali, cambiano le motivazioni che spingono le aziende a investire. Ma la vera sfida oggi è misurare i risultati e trasformare la sostenibilità in un fattore concreto di competitività. I risultati del workshop Green Logistics: sostenibilità come leva di valore e riduzione dei costi”, organizzato dal Green Transition Hub della LIUC – Università Cattaneo in collaborazione con SCS Consulting
La logistica sostenibile sta entrando in una nuova fase? Se fino a pochi anni fa le iniziative green erano spesso associate a obiettivi reputazionali o a scelte guidate dalla sensibilità aziendale, oggi stanno diventando una leva strutturale per la competitività delle imprese.
È quanto emerge dai risultati della Green Logistics Survey 2026, presentati durante il workshop “Green Logistics: sostenibilità come leva di valore e riduzione dei costi”, organizzato dal Green Transition Hub della LIUC – Università Cattaneo in collaborazione con SCS Consulting.
Durante il workshop, oltre a un ampio ventaglio di casi aziendali virtuosi (Ferrero, Lucart e Italtrans – Lyreco e Four Logistics – NCV e Toyota – Conad – Lindt & Sprungli Italia – Pirelli) sono stati presentati in anteprima i risultati della Green Logistics Survey.
L’indagine, pensata nel 2022 con l’obiettivo di analizzare la percezione delle soluzioni di logistica sostenibile, quest’anno ha compiuto un passo ulteriore: verificare il reale livello di diffusione delle pratiche green nelle aziende italiane e comprendere come stiano evolvendo le priorità di investimento.
Dalla cultura aziendale alla pressione finanziaria
Tra i cambiamenti rilevati dall’indagine, le motivazioni che spingono le imprese ad adottare soluzioni sostenibili. Come spiegato nella sua presentazione da Martina Farioli del Green Transition Hub, se nel 2022 il principale driver era rappresentato dalla cultura aziendale e dalla volontà di perseguire obiettivi ambientali coerenti con i valori dell’organizzazione, due anni dopo era emersa come centrale la dimensione reputazionale, con una crescente attenzione all’immagine aziendale e alle aspettative del mercato,nel 2026 il quadro è ulteriormente cambiato.
La sostenibilità viene sempre più percepita come una variabile economica e finanziaria. La crescente rilevanza dei criteri ESG nei rapporti con investitori, istituti finanziari e stakeholder sta trasformando le iniziative green da scelta volontaria a fattore strategico.A questa pressione si aggiunge un contesto normativo sempre più articolato, nel quale governi e istituzioni stanno assumendo un ruolo crescente nel promuovere percorsi di decarbonizzazione e maggiore sostenibilità lungo le supply chain.
Le priorità di investimento si spostano sugli imballaggi
L’evoluzione delle motivazioni si riflette anche nelle aree della logistica sulle quali le aziende stanno concentrando i propri investimenti. Se negli anni precedenti l’attenzione era rivolta principalmente a magazzini e intralogistica, oggi emerge con forza il tema degli imballaggi e delle unità di carico.
Una tendenza che riflette anche l’impatto delle nuove normative europee, in particolare del Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), destinato a influenzare profondamente la progettazione degli imballaggi e la gestione dei materiali lungo la supply chain.
Le aziende stanno intervenendo soprattutto sulla sostituzione dei materiali e sulla revisione delle configurazioni di packaging, nella ricerca di soluzioni capaci di ridurre consumi di materia prima e di ottimizzare il volume trasportato in consegna.
Se oggi forse non è in cima alla priorità aziendali, secondo gli esperti del Green Transition Hub, nei prossimi anni proprio l’ottimizzazione degli imballaggi rappresenterà uno degli ambiti con il maggiore potenziale di sviluppo.
Magazzini e trasporti: prima l’organizzazione, poi la tecnologia
I risultati della survey mostrano un approccio pragmatico agli investimenti. Nell’ambito dell’intralogistica le aziende privilegiano innanzitutto le tecnologie per l’efficientamento energetico e la riduzione dei consumi.

Nel trasporto e nella distribuzione, invece, il primo passo continua a essere l’ottimizzazione organizzativa.
Le imprese lavorano prioritariamente sul miglioramento dei coefficienti di riempimento, sulla riduzione dei chilometri a vuoto, sull’estensione delle finestre di consegna e sulla revisione dei modelli distributivi. Solo successivamente si affrontano investimenti più impegnativi, come il rinnovo delle flotte o l’introduzione di nuove tecnologie di trazione.

Il dato conferma una tendenza ormai consolidata: le aziende tendono a privilegiare le soluzioni che richiedono investimenti contenuti e garantiscono tempi di ritorno più rapidi.Al contrario, le iniziative caratterizzate da elevata intensità di capitale e payback più lunghi continuano a essere adottate con maggiore cautela.
Il nodo della misurazione
Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’indagine riguarda la percezione dei benefici generati dalle iniziative green. Il 67% delle aziende intervistate dichiara infatti di aver ottenuto vantaggi marginali dall’implementazione delle soluzioni adottate. Un risultato che potrebbe apparire sorprendente, considerando il crescente numero di progetti sviluppati negli ultimi anni.
La chiave di lettura offerta dal team del Green Transition Hub è che il problema potrebbe non essere legato all’efficacia delle soluzioni, bensì alla capacità di misurarne correttamente gli effetti.

Molte organizzazioni non dispongono ancora di strumenti adeguati per quantificare con precisione gli sprechi esistenti e i benefici ottenuti attraverso la loro riduzione.
Di conseguenza, una parte del valore generato rischia di rimanere invisibile o sottostimata.La misurazione delle performance ambientali ed economiche sta quindi diventando un elemento centrale per supportare le decisioni di investimento e accelerare la diffusione delle pratiche sostenibili.
Il vero ostacolo non è il ritorno economico
Anche il tema delle barriere all’adozione offre spunti interessanti. Secondo la survey, il principale freno non riguarda la convenienza economica delle soluzioni green. Per quasi la metà delle aziende intervistate il problema è rappresentato piuttosto dalla fattibilità concreta dei progetti.
In altre parole, molte organizzazioni riconoscono il potenziale delle iniziative sostenibili ma incontrano difficoltà operative nella loro implementazione: complessità organizzativa, necessità di coordinamento tra più attori della filiera, disponibilità di competenze e integrazione con i processi esistenti. Un risultato che evidenzia come la sostenibilità non sia più soltanto una questione tecnologica.
Green Logistics Radar: un ecosistema di conoscenza aperta
Per supportare le aziende in questo percorso, il Green Transition Hub ha sviluppato il Green Logistics Radar, una piattaforma aperta che raccoglie e sistematizza oltre 120 soluzioni applicabili ai diversi ambiti della logistica.
Come sottolineato dal professor Alessandro Creazza, “Il valore dello strumento non risiede nella semplice catalogazione delle tecnologie disponibili, ma nella possibilità di comprendere come sostenibilità, organizzazione e processi possano integrarsi tra loro”.

L’obiettivo è offrire alle imprese un punto di riferimento concreto per confrontarsi con esperienze già realizzate, identificare opportunità di miglioramento e valutare percorsi di implementazione coerenti con le proprie esigenze operative e per favorire la capacità di ripensare modelli organizzativi, relazioni di filiera e processi operativi in grado di generare contemporaneamente efficienza, riduzione dei costi e sostenibilità ambientale..




