L’automazione dei magazzini si sta rapidamente evolvendo in maniera radicale grazie all’impiego di droni dotati di sistemi di visione artificiale interpretata da algoritmi di intelligenza artificiale – tecnologie che si inseriscono nel dibattito inerente la sostituzione del lavoro umano, secondo i detrattori, o del suo potenziamento, per i favorevoli.
L’impiego di tali sistemi avanzati ridurrebbe drasticamente gli errori nelle attività di inventario, migliorando la qualità dei dati disponibili e liberando gli operatori da compiti ripetitivi e ad alto rischio di imprecisione. Guardando al panorama mondiale, esistono aziende che hanno già adottato droni autonomi integrati nelle operazioni di magazzino e, studiandone l’esperienza, è possibile identificare un modello replicabile per altre realtà logistiche e produttive.
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Errori umani e attività di magazzino
È semplicemente fisiologico: stanchezza, monotonia, distrazioni, turni notturni, condizioni ambientali non ottimali, sono tutti presupposti comuni al verificarsi di errori, soprattutto se si sta parlando di operazioni di inventario manuale.
Il conteggio di migliaia di pallet, la verifica di codici e l’aggiornamento dei sistemi informativi richiedono un’attenzione costante e spesso vengono svolti in condizioni operative che non favoriscono la precisione.
A ciò si aggiunge la difficoltà nel reperire personale disposto a svolgere attività ripetitive e poco gratificanti, con conseguente turnover e perdita di competenze.
I droni riducono gli errori: tecnologie e principi di funzionamento
I droni impiegati nei magazzini sono dotati di sensori LIDAR, gli stessi con i quali si mappano territori e ambienti chiusi, di telecamere ad alta risoluzione e sono pilotati secondo algoritmi di navigazione autonoma. L’AI consente loro, sulla base dei dati dei sensori, di descrivere l’ambiente con precisione centimetrica, ma anche di riconoscere oggetti (quindi identificare pallet, codici e volumi) attraverso la computer vision.
Essi possono anche rilevare anomalie come scatole cadute, pallet fuori posizione, prodotti mancanti o registrare dati in tempo reale e sincronizzarli con il sistema gestionale; il tutto, ovviamente, seguendo rotte predefinite senza interferire con le attività degli operatori.
La riduzione degli errori deriva dalla capacità del drone di eseguire compiti ripetitivi con costanza, senza cali di attenzione, e di fornire dati oggettivi e verificabili.
Campi di applicazione nei magazzini moderni
L’impiego dei droni è già diffuso in diversi ambiti operativi. Uno di questi è l’inventario di riserva, ossia il conteggio di pallet chiusi e stoccati in aree difficili da raggiungere.
Un altro è la verifica delle giacenze, vale a dire il confronto tra dati fisici e dati di sistema per ridurre i backorder. I droni sono molto funzionali anche al controllo qualità visivo, ossia all’individuazione di imballi danneggiati o posizionamenti errati.
Il monitoraggio della sicurezza, come il rilevamento di ostacoli, di materiali fuori posto e di rischi potenziali, è di nuovo un campo nel quale i droni possono rivelarsi utili, come il supporto alle attività di picking, cioè la segnalazione di discrepanze tra prelievi e stock residuo.
Questi campi di applicazione permettono di ridurre gli errori, di aumentare la velocità delle operazioni e di migliorare la qualità dei dati gestionali.
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Case history: modelli di successo replicabili
Dalla stampa estera specializzata arrivano diverse testimonianze dell’impiego di droni nelle attività di magazzino: una riguarda, ad esempio, GNC (USA), catena specializzata in prodotti nutrizionali che ha introdotto droni autonomi per monitorare oltre 2.000 pallet in un magazzino da oltre 23mila metri quadrati di superficie.
Il risultato è stato una riduzione delle mancate spedizioni da centinaia al giorno a meno di cento, con un miglioramento significativo dell’accuratezza dell’inventario. Il personale, liberato dal conteggio manuale, si dedica ora ad attività di analisi e verifica.
C’è poi il caso della catena Walmart che, in alcuni centri logistici, utilizza i droni per controllare scaffalature alte e difficili da raggiungere. L’azienda afferma di aver registrato una riduzione dei tempi di inventario del 90% e una drastica diminuzione degli errori di conteggio.
Infine, nel settore portuale e dei container, spicca il nome di Maersk, che impiega i droni per ispezionare container e rilevare danni strutturali. In questo caso, l’analisi automatizzata delle immagini ha ridotto gli errori di valutazione e velocizzato le operazioni di movimentazione.
Questi esempi dimostrano che l’adozione dei droni non richiede una rivoluzione infrastrutturale, ma un’integrazione intelligente con i processi esistenti.
Un modello di business applicabile ad altre realtà
Per implementare un sistema basato su droni, le aziende possono seguire un modello strutturato, che si fondi sull’analisi dei processi, cioè sull’identificazione delle attività ripetitive e soggette a errore.
Fondamentale è la valutazione dei costi, per confrontare il costo del lavoro manuale con l’investimento tecnologico. Per cui, introdurre i droni in un’area limitata per misurarne impatti e criticità, cioè avviare un progetto pilota, è importante per capire i reali risvolti organizzativi e di efficacia del loro impiego.
Va poi effettuata un’integrazione con il WMS, per garantire la sincronizzazione dei dati tra drone e sistema gestionale.
Non trascurabile è l’impatto della formazione del personale, per trasformare gli operatori in supervisori e analisti dei dati e, ultimo step, la scalabilità, cioè l’estendere l’uso dei droni a più reparti o magazzini.
Il ritorno dell’investimento deriva dalla riduzione degli errori, dal miglioramento della produttività e dalla maggiore qualità dei dati, che si traduce in decisioni più rapide e accurate.




