Attese in banchina: perché i camion aspettano anche con lo slot prenotato

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Sono le 10 del mattino davanti a un centro di distribuzione. Cinque camion in attesa: uno è arrivato in anticipo, due sono rimasti bloccati in autostrada e alla baia numero quattro lo scarico si allunga perché manca un carrellista. Il piano preparato all’alba non corrisponde già più alla realtà del piazzale.

È una scena che chiunque lavori in logistica conosce bene. Ed è il punto di partenza del nuovo Market Insights ON di CargoON, «Gestione delle finestre orarie, IA e la nuova economia del piazzale», scaricabile gratuitamente: un viaggio dal gate alla baia per capire perché la coda davanti al magazzino non è più solo una sfida dei vettori, ma un costo che ricade anche sui committenti.

Prenotazioni degli slot, perché le code restano

La maggior parte dei magazzini usa già TMS e portali di prenotazione. Eppure i camion continuano ad aspettare. Il report individua tre ragioni per cui uno strumento nato per eliminare le code finisce, in molti casi, per crearle.

La prima è la più nota: sistemi che non dialogano tra loro, vere e proprie «isole digitali». Le altre due le raccontano chi la baia l’ha vissuta dalla cabina del camion.

“Nei confronti con i committenti italiani emerge sempre più spesso la stessa consapevolezza: il problema non si risolve aggiungendo strumenti, ma facendo dialogare quelli che già ci sono. Vendite, logistica e magazzino devono lavorare sugli stessi dati e sugli stessi tempi” osserva Nicolò Calabrese, Country Manager Italia di Trans.eu Group.

Il vero costo dei tempi di attesa

Per il vettore, ogni ora di fermo vale tra 30 e 70 euro di soli costi fissi, secondo Stratton Institute. E per la normativa europea quell’attesa è orario di lavoro dell’autista: ore consumate senza percorrere un solo chilometro, in un mercato in cui mancano già 502.000 conducenti.

Ma il costo non si ferma al trasporto. Per un’azienda produttrice, la mancanza di controllo sul tempo alle baie può pesare tra l’1% e il 3% dei ricavi annui, tra penali OTIF della GDO e un effetto meno evidente che emerge alla gara di trasporto successiva.

“L’attesa per lo scarico non è solo una questione di costi di sosta. È come preoccuparsi di un parabrezza incrinato mentre il motore perde olio” spiega Łukasz Muzyka, Product Manager ed esperto di sistemi tecnologici di Trans.eu Group.

In Italia il tema è diventato anche normativo. Con la Legge n. 105/2025, dopo 90 minuti gratuiti il vettore ha diritto a un indennizzo di 100 euro per ogni ora di sosta iniziata. Secondo i dati citati nel report, un autista in Italia trascorre in media 4,5 ore in attesa di carico o scarico, e per l’IRU la norma non ha ancora ridotto le attese in modo significativo.

“Non accorcia l’attesa, ma ne fa ricadere il costo su chi ne è responsabile, spingendo i committenti a migliorare i propri processi” sottolinea Marie-Anne Cervoni, Associate Director Strategia, Mercato e Intelligence dell’International Road Transport Union (IRU).

Intelligenza artificiale, conviene a tutti?

Telecamere che riconoscono targhe e container, previsioni sull’orario di arrivo, pianificazione dinamica degli slot: l’IA sta entrando nel piazzale e, secondo Gartner, entro il 2027 metà delle aziende con operazioni di magazzino userà sistemi di visione basati sull’IA.

Il report però evita le facili promesse: spiega in quali magazzini l’investimento ha davvero senso e in quali, invece, i risultati più rapidi arrivano da tutt’altra parte.

Dentro il report

Un percorso dal gate alla baia raccontato da chi lo vive ogni giorno, con dati di mercato, regole a confronto e raccomandazioni pratiche. E una domanda di fondo: quanto ti costa davvero ogni ora persa alla baia?

→ Scarica gratuitamente Market Insights ON e scopri dove si nasconde il tempo perso alle tue baie.

Contenuto realizzato in collaborazione con CargoON.

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