Prodotti per packaging a base fossile o in cartone: nella comparazione dei cicli di vita prevale nettamente il secondo.

A dichiararlo è un report pubblicato da Pro Carton lo scorso giugno, intitolato ‘Cartonboard Life Cycle; Comparing the carbon footprint of carton packaging against alternative solutions’.

Esso analizza nei dettagli le prestazioni ambientali da inizio a fine vita del cartone per alimenti surgelati, piatti pronti, fast food e confezioni di piccoli apparecchi elettronici, rispetto agli altri materiali per imballaggio di uso comune, come i sacchetti in film plastico multilaminato, i vassoi in PP, i vassoi in PET e i blister in PVC. 

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Lo studio

Lo studio, commissionato da Pro Carton, l’Associazione europea dei produttori di cartone e cartoncino, condotto dall’unità di bioeconomia del RISE (Research Institutes of Sweden) e sottoposto a peer review da Intertek, presenta uno sguardo approfondito sulle impronte di carbonio riguardanti il packaging in diversi settori di consumo, unitamente a spiegazioni dettagliate dei fattori che determinano tali risultati comparativi.

 

Ciclo di vita: confronto tra packaging

Il confronto da inizio a fine vita assicura che venga preso in considerazione l’intero ciclo vitale del packaging, dalla modalità di produzione (o coltivazione, nel caso del legno usato per la produzione del cartone) fino alla lavorazione e allo smaltimento. Inoltre, lo studio riporta sia le emissioni di gas serra fossili (GHG) sia le emissioni e rimozioni biogeniche GHG. Bisogna specificare che le emissioni di GHG fossili derivano da fonti non rinnovabili quali i combustibili fossili, mentre le emissioni biogeniche derivano dalla combustione di biocarburanti e dalla degradazione dei prodotti a base biologica. In questo senso, le rimozioni biogeniche si riferiscono all’assorbimento della CO2 da parte dell’atmosfera tramite fotosintesi durante la crescita della biomassa.

Il Direttore generale di Pro Carton, Tony Hitchin, ha commentato: «Sebbene per il calcolo dell’impronta di carbonio totale siano presi in considerazione gli aspetti peculiari del ciclo vitale del packaging basato su fibre, desideravamo sapere anche quali sarebbero stati i risultati considerando solamente le emissioni di gas serra fossili (GHG) e le soluzioni in cartone hanno prodotto un risultato favorevole».

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1000 confezioni a confronto

Commentando i risultati, Tony Hitchin ha sottolineato: «I dati in questa tabella indicano chiaramente che un packaging prevalentemente a base di cartone ottiene continuamente punteggi superiori rispetto alle alternative, in termini di impatto per 1000 unità. Il cartone rappresenta chiaramente un’alternativa sostenibile, pratica e customer-friendly rispetto alle confezioni tradizionali a base fossile».

«Sappiamo da altre ricerche che i consumatori preferiscono enormemente il packaging in cartone rispetto alla plasticaprosegue Tony Hitchin – 8 su 1 hanno indicato una preferenza per cartone/cartoncino nel nostro recente studio , dove sono stati intervistati 7.000 consumatori e questo rapporto sostiene ulteriormente i meriti del passaggio al packaging in cartone». 

La ricerca ha confrontato l’impronta di carbonio da inizio a fine vita della soluzione di packaging completa e non si è limitata a confrontare i materiali in termini di tonnellate. 

Hitchin ha aggiunto: «È risaputo che l’impatto del carbonio per tonnellata di materiale per il cartone è fortemente inferiore rispetto ai polimeri, sia in termini di emissioni fossili sia considerando le emissioni e le rimozioni biogeniche. Desideravamo confrontare i prodotti anche su base unitaria, poiché una confezione in cartone potrebbe non avere lo stesso peso di una soluzione a base fossile. Inoltre, la conversione e gli impatti a fine vita sono diversi per ciascuna soluzione: ecco perché nello studio abbiamo confrontato packaging specifici per prodotti simili sull’intero ciclo vitale».

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