Quale sarà il prossimo shock per la Supply Chain globale? L’attenzione si sta rivolgendo sul settore della transizione energetica, che poggia su catene di fornitura sempre più complesse e interdipendenti.
Tra queste, quella del cobalto rappresenta oggi uno dei punti più critici dell’intero ecosistema delle batterie e degli accumulatori. Un nuovo studio della Chinese Society for Environmental Sciences (CSES), condotto con un modello multilivello su 230 Paesi e sei fasi produttive, lancia un allarme chiaro: la catena del cobalto è molto più vulnerabile di quanto si credesse e potrebbe essere la prossima a subire uno shock sistemico con ripercussioni globali.
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Una rete globale più fragile del previsto
Il cobalto è un elemento chiave per le batterie agli ioni di litio, oggi comunemente utilizzate in veicoli elettrici e sistemi di accumulo, per i quali hanno rappresentato la svolta commerciale.
La ricerca mostra che la sua Supply Chain non è solo concentrata geograficamente, ma strutturalmente esposta a effetti domino. Le interruzioni non restano quindi confinate alla fase estrattiva, ma si propagano attraverso percorsi diretti e indiretti, orizzontali e verticali, amplificandosi nei nodi di raffinazione e produzione, veri colli di bottiglia del sistema.
Il dato più allarmante è la densità della cosiddetta ‘avalanche network‘: una rete di rischio quattro volte più complessa della rete commerciale osservabile. Ciò significa che molte interdipendenze restano invisibili nelle analisi tradizionali, rendendo difficile anticipare i punti di rottura.
Dove si accumula il rischio
Le simulazioni effettuate dalla CSES mostrano che gli shock si originano spesso a monte, nelle aree minerarie altamente concentrate, ma raggiungono la massima intensità nelle fasi intermedie della catena distributiva. Cina e Stati Uniti emergono come nodi critici: un’interruzione interna ai loro sistemi produttivi potrebbe generare fallimenti a cascata in decine di Paesi.
Parallelamente, nazioni con volumi produttivi modesti risultano sorprendentemente esposte, prive della resilienza necessaria per assorbire perturbazioni anche di entità minima. Il trend degli ultimi vent’anni è inequivocabile: volatilità crescente, concentrazione in aumento, squilibri strutturali tra domanda e offerta.
Un sistema robusto e fragile al contempo
La Supply Chain del cobalto appare capace di assorbire shock casuali di piccola entità, ma estremamente vulnerabile a perturbazioni mirate nei nodi strategici. Misure nazionali come stockpiling o reshoring possono ridurre il rischio locale, ma spesso lo spostano altrove, indebolendo il sistema nel suo complesso.
Per gli esperti di Supply Chain Management, il messaggio è chiaro: la resilienza non può essere costruita in modo isolato. Servono strategie coordinate, diversificazione delle capacità di raffinazione, investimenti nel riciclo e strumenti di early warning basati su modelli di rete.
Lo studio suggerisce che la prossima grande crisi delle materie prime potrebbe nascere proprio dal cobalto. In un mondo che corre verso l’elettrificazione, comprendere e governare le interdipendenze globali di questa supply chain diventa un imperativo. La sicurezza energetica non dipenderà infatti solo dall’accesso alle risorse, ma dalla capacità di gestire reti complesse, dense e sempre più vulnerabili – questo l’allarme lanciato dal CSES.




