Si fa strada il concetto di economia circolare, un target da raggiungere attraverso la decarbonizzazione dell’industria pesante, principale consumatrice di risorse naturali.

In Europa il consumo dell’industria chimica, dell’acciaio e del cemento si aggira intorno agli 800 kg di materiali pro capite l’anno e immette in atmosfera il 14% dei gas serra continentali. Per la sola plastica, i prodotti nuovi contengono meno del 10% di riciclato.

Il modello economico lineare oggi prevalente, che consiste nello scavare, produrre, confezionare, distribuire, consumare e gettare, determina una scarsità crescente di materie prime. Il sistema industriale deve ripensare i modelli di produzione trasformando i rifiuti in risorsa.

Il corretto riciclo dei materiali, con l’organizzazione di processi industriali più sostenibili, potrebbe determinare in Europa una riduzione delle emissioni fino a 175 milioni di ton di CO2 l’anno. Così facendo entro il 2050 il 70% dell’acciaio e della plastica potrebbe essere prodotto utilizzando materie prime riciclate, con benefici per l’ambiente e per la competitività dell’industria europea. Inoltre, con processi innovativi a bassa intensità di carbonio, si potrebbero abbattere le emissioni di altri 200 milioni di ton l’anno.

Secondo lo studio Industrial Transformation 2050, curato dall’università di Cambridge per European Climate Foundation, la transizione verde dell’industria europea potrebbe costare “solo” 40-50 miliardi di euro l’anno, con una ricaduta di meno dell’1% sui prezzi di auto e costruzioni. In questo modo, secondo lo studio, l’Unione Europea riuscirà a centrare il suo obiettivo di azzerare le emissioni nette entro il 2050.