Le emissioni della flotta mondiale di navi portacontainer sono costantemente sotto la lente delle organizzazioni di settore oltre che di quelle prettamente ambientaliste e il monitoraggio dei loro livelli è argomento di discussione per via del peso imputato al comparto marittimo nel mix di inquinanti da attività umane.
Il quarto trimestre del 2025 consegna al mondo dello Shipping un quadro chiaro: la flotta globale delle portacontainer sta dando segnali di una maggior efficienza, sebbene le differenze interne al comparto restino profonde.
Il nuovo rapporto VesselBot, che periodicamente pubblica i suoi rilevamenti sull’inquinamento prodotto dal comparto marittimo, basati su un monitoraggio capillare dei movimenti navali, fotografa un trimestre in cui l’intensità delle emissioni ha toccato il punto più basso dell’anno, segnalando quindi progressi tangibili nelle pratiche operative.
Per gli addetti ai lavori, il documento offre una lettura dettagliata di come età, dimensione, velocità, utilizzo e tipologia delle rotte influenzino il profilo emissivo del trasporto marittimo.
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Intensità delle emissioni ai minimi dell’anno
Negli ultimi tre mesi del 2025 l’intensità media delle emissioni cosiddette ‘well‑to‑wake’ si è attestata a 188,9 grammi di CO₂ equivalente (CO₂e) per TEU al chilometro.
Con l’etichetta ‘well‑to‑wake’ si indica l’intero ciclo emissivo del combustibile, dalla produzione all’uso finale a bordo, offrendo una misura completa dell’impatto ambientale del trasporto.
Il trimestre di chiusura del 2025 ha generato 52,4 milioni di tonnellate di CO₂e, distribuite su 79.438 viaggi. Il dato, pur mantenendo la sua imponenza, risulta comunque più efficiente rispetto ai periodi precedenti grazie a una combinazione di fattori operativi che hanno ridotto gli sprechi e migliorato la resa energetica delle tratte.
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Efficienza operativa: meno soste, più velocità, utilizzo stabile
Uno dei segnali più evidenti del miglioramento delle performance ambientali dello Shipping riguarda i tempi di permanenza in porto, scesi ad una media di 1,4 giorni: la riduzione rispetto all’anno precedente è del 12,7%. Anche il tempo di transito è rimasto più contenuto, pari a 3,3 giorni.
La velocità media di navigazione è, in realtà, salita a 13,4 nodi, il che dovrebbe far presupporre un maggior consumo di carburante e quindi più emissioni: il risultato in controtendenza potrebbe quindi essere imputato al ricambio generazionale delle navi, oggi dotate di motori meno inquinanti e spesso alimentati con combustibili meno solforosi che in passato.
Invece, il tasso di utilizzo delle navi è rimasto stabile al 69%: ogni viaggio ha trasportato in media 2.735 TEU su una distanza di 2.063 chilometri.
La combinazione di questi elementi ha contribuito a ridurre l’intensità emissiva pur in presenza di volumi di traffico elevati.
Il quadro annuale: un 2025 in lieve miglioramento
Su base annua si conferma la tendenza al miglioramento, malgrado sia più contenuta: VesselBot ha registrato 313.690 viaggi, per un totale di 208,8 milioni di tonnellate di CO₂e e oltre 2,9 trilioni di TEU‑chilometri trasportati.
L’intensità media del 2025 si è fermata a 194,5 grammi di CO₂e per TEU‑chilometro, con un miglioramento dell’1,4% rispetto al 2024. Un progresso modesto, ma da non trascurare se si considera la complessità del settore e la lentezza con cui la flotta mondiale si rinnova.
Dimensione delle navi: la scala fa la differenza
Il rapporto mette in luce anche un altro fattore rilevante, ossia la dimensione delle navi in relazione ai livelli emissivi. Si registrano, infatti, differenze marcate tra le varie classi di portacontainer: nel quarto trimestre del 2025 le unità più piccole, le cosiddette ‘feeder’, hanno mostrato l’intensità emissiva più elevata, con 244 grammi di CO₂e per TEU‑chilometro.
All’estremo opposto, le very large container ships hanno registrato appena 65,2 grammi, confermando l’efficienza strutturale delle grandi navi sulle tratte a lungo raggio.
La scala, dunque, rappresenta un vantaggio competitivo non solo economico, ma anche ambientale.
L’età della flotta: le navi giovani vincono, le veterane inquinano
L’analisi per fasce d’età evidenzia un divario altrettanto significativo: le navi con meno di cinque anni hanno raggiunto un’intensità media di 157,9 grammi di CO₂e per TEU‑chilometro, con un miglioramento del 17,2% rispetto all’anno precedente.
Le unità con oltre vent’anni di servizio, invece, si sono attestate a 232,4 grammi, ben al di sopra della media trimestrale, confermando quanto il rinnovo della flotta sia cruciale per ridurre l’impatto ambientale del settore.
Il peso delle rotte fronthaul
Un capitolo a parte riguarda le rotte ‘fronthaul’, ovvero le tratte principali di andata nei traffici intercontinentali, generalmente caratterizzate da carichi elevati e percorrenze molto lunghe.
Pur rappresentando solo l’1,2% dei viaggi totali del trimestre, queste rotte hanno generato il 12,1% delle emissioni complessive e il 18% del lavoro di trasporto.
Il dato evidenzia il ruolo sproporzionato delle grandi direttrici globali nel bilancio emissivo del comparto.



