Eliminare le etichette fisiche dai prodotti: è la trasformazione che il settore del packaging sta mettendo in campo.
Si tratta di una scelta, oggi resa possibile da tecnologie digitali e da nuove normative, che segna il passaggio da un modello statico e materiale a uno dinamico e immateriale.
Il packaging “label-less” non si affida più ai classici adesivi, agli sleeve plastici o a stampe tradizionali, ma integra direttamente nel contenitore elementi grafici incisi, embossing o codici digitali.
L’obiettivo di questa rivoluzione è rendere i prodotti più semplici da riciclare, riducendo la complessità degli incarti e degli involucri e fornendo un assist all’efficienza degli impianti di selezione.
Le forme del packaging ‘label-less’
Diverse aziende stanno già sperimentando soluzioni innovative: bottiglie con loghi incisi al laser, contenitori con informazioni minime in rilievo, imballaggi in PET riciclato privi di colle e componenti aggiuntivi.
Marchi come Coca‑Cola ed Evian hanno già introdotto bottiglie senza etichette, dimostrando come la rimozione di elementi superflui semplifichi il riciclo e riduca l’impatto ambientale.
Il packaging senza etichette assume quindi forme essenziali, dove la comunicazione visiva è affidata a incisioni permanenti e la parte informativa viene trasferita su supporti digitali accessibili tramite smartphone.
Meno etichette, più vantaggi per la Supply Chain
La Supply Chain trae benefici tutt’altro che marginali da questa rivoluzione.
Le etichette tradizionali richiedono infatti produzioni differenziate per mercati diversi, portandosi appresso inevitabili sprechi e generando una forte complessità di inventario.
Con l’eliminazione delle etichette e l’adozione di identità digitali, la produzione può essere centralizzata e le informazioni localizzate distribuite in tempo reale. Questa dinamica riduce la proliferazione delle unità di stoccaggio, semplifica la logistica e consente una gestione più precisa dei richiami.
Inoltre, retailer e distributori possono raccogliere dati ambientali e fornirne per la tracciabilità lungo tutta la catena, migliorando la trasparenza e l’efficienza operativa dell’intero ciclo di vita del prodotto.
Il Digital Product Passport e i QR Code
Al centro di questa trasformazione si colloca il Digital Product Passport (DPP), un registro digitale che accompagna ogni prodotto lungo il suo ciclo di vita.
Il DPP contiene identificatori unici, documentazione di conformità, composizione dei materiali e istruzioni per il fine vita.
Integrato con i QR Code di nuova generazione, consente al consumatore di accedere a informazioni dettagliate su origine, allergeni, impronta di carbonio e modalità di riciclo.
Per le aziende, significa poter aggiornare i dati in tempo reale senza ristampare il packaging, garantendo autenticità e tracciabilità immediata.
Il quadro normativo europeo PPWR
Queste innovazioni si inseriscono perfettamente nelle richieste del Regolamento europeo PPWR sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio. La normativa, nata anche per ridurre i 180 kg di rifiuti da imballaggio generati ogni anno per persona, impone che tutti gli imballaggi siano progettati per essere raccolti, selezionati e trasformati in nuovi materiali.
Il divieto di utilizzare sostanze categorizzate come PFAS e l’obbligo di conformità spingono i produttori a riformulare materiali e processi. In conseguenza a ciò, il DPP e i QR Code diventano strumenti essenziali per garantire trasparenza, sostenibilità e rispetto delle regole, trasformando il packaging da semplice contenitore a infrastruttura digitale della supply chain.



