L’Intelligenza Artificiale sembra, come il machine learning o l’IoT, una di quelle espressioni fumose che difficilmente si tradurranno in pratiche tangibili alla maggior parte degli addetti al settore o, almeno, così era sino a poco tempo fa.

Un po’ di inerzia di fronte al cambiamento va sempre messa in conto: così, alcuni segnali possono rivelatori di un cambio di sensibilità da parte di un settore come quello logistico. 

Uno di questi potrebbe essere il cospicuo finanziamento, ottenuto tramite una campagna, di 7Bridges, sviluppatore di software per la gestione della Supply Chain basati proprio sull’Intelligenza Artificiale.

Il caso: Intelligenza Artificiale Made in London

7Bridges è il nome di una società che sviluppa piattaforme software co-fondata nel 2016 da Philip Ashton e Matei Beremski, con il supporto di altre due entità del settore, Crane Venture Partners e LocalGlobe.

I programmi che mette a punto sfruttano l’Intelligenza Artificiale per prevedere l’andamento dei costi di una catena di fornitura, per generare documentazione ed analizzare le performance della Supply Chain.

Direttamente integrabile con altre variabili del sistema logistico, come trasporti, dati provenienti dai fornitori, ordini e software ERP, grazie all’Intelligenza Artificiale applicata alla logistica questi software elaborano di volta in volta strategie ‘adattive’, predicendo l’impatto sulla catena di eventuali cambiamenti sia a monte che a valle (interruzioni nelle forniture, variazioni dei costi o mutamento nelle priorità e negli obiettivi).

3 mln di euro: perché l’Intelligenza Artificiale ha appeal

Dopo aver lanciato una campagna di funding mirata all’ulteriore sviluppo sui mercati delle proprie piattaforme software A.I. based, 7Bridges, che in questo caso ci interessa come indicatore più che per il caso specifico, ha ottenuto poco meno di 3 milioni di euro (2,7 milioni di sterline britanniche).

Il perché di tanto interesse da parte del settore logistico potrebbe risiedere proprio nelle parole di Philip Ashton: secondo l’imprenditore britannico, infatti, le aspettative dei clienti sulle consegne sono sostanzialmente cambiate negli ultimi anni, sia in termini di velocità che di sostenibilità. 

Questo ha un duplice risvolto: aumenta infatti notevolmente i costi e la complessità della catena logistica, ma crea al contempo un’opportunità mai avuta prima per ottenere un enorme vantaggio competitivo.

La chiave di lettura del futuro risiede quindi in una logistica agile, efficiente e sostenibile, in grado di adattarsi a qualsiasi eventualità del mercato e mantenere il business in costante movimento.

La crescente digitalizzazione delle Supply Chain, sospinte ora anche dall’esperienza del Covid-19, sta generando un’occasione incredibilmente importante per l’introduzione di tecnologie ‘game changer’: la veridicità di questo dato sta soprattutto nel fatto che ad accorgersene sono le società di investimento, le prime a muoversi quando nell’aria inizia a cambiare il vento.

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