Durante il 2020, l’annus horribillis dell’epoca contemporanea, il 60% delle aziende impegnate nel campo dell’idrogeno ha registrato un fatturato stabile o addirittura in crescita.

Entro il 2023 il giro d’affari delle celle a combustibile è previsto che raddoppi per un’azienda ogni tre, mentre oltre la metà delle società chiuderà il 2021 in positivo.

Dall’idrogeno ci si attendono meraviglie, compresa una rivoluzione occupazionale, dunque perché non considerarlo il ‘nuovo Klondike’ in cui cercare pepite e sperare per il futuro industriale, oltre che ambientale? Ecco una serie di pro e di difficoltà del settore.

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Idrogeno e transizione, occorre resilienza

Un po’ come per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il PNRR, l’idrogeno chiede ai suoi ammiratori una notevole dose di resilienza.

Dato come sicuro attore chiave della transizione energetica, esso è centrale non solo nel PNRR, ma anche nel Green Deal europeo; tuttavia, malgrado l’idrogeno porti con sé la prospettiva di decarbonizzare molteplici comparti industriali, oltre che dei trasporti, il suo percorso è irto di ostacoli.

 

H2IT, l’Osservatorio sulla’idrogeno in Italia

Non è un caso che Italia ed Europa lavorino allo sviluppo di una filiera dell’idrogeno forte: tuttavia è necessario mettere a fuoco quali siano i pro ed i contro che le aziende riscontrano. H2IT, l’Associazione italiana idrogeno e celle a combustibile ha presentato un’anticipazione dell’Osservatorio H2IT sul settore idrogeno in Italia. 

L’indagine è stata svolta proprio sui soci di H2IT, che rappresentano tutta la catena del valore dell’idrogeno dalla produzione fino agli usi finali. Ne emerge un quadro ottimista specialmente per il futuro prossimo, con le aziende che hanno ben chiari ostacoli e possibili soluzioni. 

 

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Settore idrogeno, un settore ottimista

Il 2020 è stato un anno complicato per tanti comparti. Le aziende socie di H2IT hanno però dimostrato un alto livello di resilienza: per il 60%, il fatturato del 2020 relativo alle sole attività idrogeno rispetto al 2019 è rimasto stabile, e per circa 1 su 3 (29%) è addirittura aumentato. Se si guarda alle aspettative per fine 2021 i dati sono ancora più incoraggianti. Ben il 69% prevede un incremento nel giro d’affari, a dimostrazione della forte spinta sull’acceleratore che tutto il sistema Italia, compresa la filiera idrogeno stessa, sta imprimendo al settore. Al di là di come immaginano il futuro della loro azienda, le imprese parte del grande network di H2IT sono particolarmente ottimiste quando si parla più in generale dell’intero settore idrogeno. Tutte si aspettano una forte crescita, con il 30% che da qui a tre anni crede in un giro d’affari in aumento di oltre il 100%. È l’industria il comparto indicato come il più promettente per l’idrogeno (87%), seguito dai trasporti (76%) e da logistica/infrastrutture (43%).

Prospettive per l’occupazione

Una crescita che può potenzialmente generare una rivoluzione occupazionale. Dal PNRR sono stati stanziati, infatti, 3,2 miliardi di euro, per un giro d’affari che entro il 2050 potrebbe impattare per 40 miliardi di euro sul Pil e creare ben 500mila nuovi posti di lavoro. Le previsioni sull’occupazione sono molto positive (il 14% immagina un boom del +500% da qui al 2023) ma si scontrano con la realtà attuale: per il 92% del campione è ancora difficile trovare personale qualificato. Stimolare il sistema a fare di più per la formazione e favorire la nascita di nuove idee diventa un imperativo categorico. Proprio per questo H2IT ha di recente avviato, in collaborazione con Intesa Sanpaolo Innovation Center, INNOVAHY, un’iniziativa volta a favorire il percorso di sviluppo di PMI innovative e startup del settore idrogeno. 

 

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Contro: quadro normativo, burocrazia, costi

Passiamo alle criticità riscontrate dalle aziende. Preoccupa l’assenza di un quadro normativo chiaro, punto sul quale H2IT ha insistito molto anche con le istituzioni con il report “Strumenti di Supporto al Settore Idrogeno. Priorità per lo sviluppo della filiera idrogeno in Italia”, i cui punti salienti sono stati presentati in un’audizione alla Camera dei Deputati nell’ambito dell’esame del PNRR (Proposta di piano nazionale di ripresa e resilienza). Le aziende sono consapevoli che ancora il mercato è poco maturo ma si aspettano uno sforzo in più dalle Istituzioni specialmente sul fronte della burocrazia e dei finanziamenti pubblici, e una diminuzione dei costi delle tecnologie grazie a ricerca e sviluppo. 

 

AAA investimenti cercansi

Le attese verso il mondo della politica sono certamente alte, ma le aziende riconoscono l’impegno del Governo. Poco più della metà del campione (51%) esprime un giudizio positivo sulla strategia avviata dello Stato, con il 31% che non si sbilancia né in positivo né in negativo. Ma quali sono le misure necessarie per lo sviluppo della filiera? L’80% delle aziende risponde che servono più investimenti, ma sono comunque in tanti a credere che occorrano maggiore apertura dal sistema finanziario, più sensibilizzazione dell’opinione pubblica e più offerta di formazione. 

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