Il settore della logistica in Italia genera 85 miliardi di euro di valore aggiunto, vale a dire il 5% del totale nazionale; impiega circa 1,1 milioni di lavoratori; rappresenta il sistema portante su cui si muovono 887 miliardi di euro di interscambio commerciale dell’Italia con il mondo. E, non ultimo, rappresenta l’Asset distributivo del Paese e lo strumento di posizionamento dei prodotti e della manifattura italiana nel mondo, per un valore delle esportazioni italiane di oltre 460 miliardi di euro nel 2018. 

 

L’articolo «Migliorare si può. Anzi, si deve!» è apparso per la prima volta
sul numero 6/2019 di Logistica .
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In questo quadro, i porti sono il principale partner distributivo per l’accesso ai mercati internazionali e ai consumatori mondiali. In particolare, la portualità italiana detiene quasi il 30% del totale delle esportazioni italiane, pari a circa 140 miliardi di euro di merce partita nel 2018 dai porti italiani, e il 55% del totale delle esportazioni italiane extra-Ue, pari a 112 miliardi di euro di merce che, nel 2018, è partita dai porti italiani, su un totale di 205 miliardi. 

Il sistema portuale del Paese, inoltre, detiene una quota attorno al 70-75% sul totale delle esportazioni tricolori dirette negli Stati Uniti (il totale di questo Export è pari a 43 miliardi di euro l’anno), Brasile (totale Export annuale 4 miliardi di euro), Cina (13 miliardi di euro) e India (4 miliardi di euro). 

Ma nonostante questi numeri, e questa centralità per l’economia e la manifattura del Paese, il sistema logistico italiano, nel suo complesso, ha falle e criticità diffuse: le attuali inefficienze sul fronte infrastrutturale e logistico pesano ogni anno per valori compresi tra 25 e 35 miliardi di euro, equivalenti all’1,5-2% del Pil italiano. 

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In pratica, considerando un valore mediano tra gli estremi stimati, le inefficienze logistiche in Italia causano perdite per 30 miliardi l’anno. È quanto emerge da stime e valutazioni rese note da Uirnet (la società del Ministero dei Trasporti incaricata di realizzare e gestire la Pln, la Piattaforma logistica nazionale digitale), e dal suo concessionario di servizi Logistica Digitale (Joint venture tra Dxc, Fai Service e Vitrociset del gruppo Leonardo). Mentre, a fronte delle perdite causate da ciò che funziona poco e male, la Piattaforma logistica nazionale digitale, si stima, è in grado di permettere un recupero di efficienza nel sistema per una somma compresa tra i 7 e i 10 miliardi di euro, pari al 7,5% del Pil nel settore logistico e allo 0,5% del Pil italiano complessivo. 

Attraverso la trasformazione digitale della logistica italiana, e lanciando sul mercato un’offerta di servizi innovativi, orientati alla digitalizzazione della catena logistica, secondo analisi e previsioni fatte da Logistica Digitale, «possiamo creare un ecosistema, consolidando e coltivando le esperienze sviluppate insieme a una rete di partner, rendendo disponibili le migliori competenze del settore e valorizzando le esperienze locali». 

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Se si vuole uscire «dalla situazione attuale di efficienza relativa del sistema logistico nazionale», rimarcano poi gli specialisti di Uirnet, «lo Stato non può stare a guardare, ma deve intervenire con un monitoraggio attento sull’andamento del sistema, una verifica costante delle performance dei singoli attori e, soprattutto, deve continuare a promuovere, ma questa volta definitivamente, un sistema terzo che sia in grado di raccogliere, esaminare e gestire i flussi di dati che vengono dal campo, per le finalità decisorie che gli competono». 

Un recupero di efficienza, attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla Digital transformation, che gioverebbe, o potrà giovare, a tutti gli attori del settore che sapranno fare innovazione.

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