L’ultima edizione del report realizzato dall’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet”, espressione del Politecnico di Milano che studia l’evoluzione del mercato italiano dell’outsourcing delle attività logistiche, registra nel 2022 una sostanziale crescita del settore conto terzi.

L’anno si è infatti chiuso, come riporta Affari & Finanza del 9 gennaio 2023, con un fatturato di 91,8 miliardi di euro, in crescita del 2,8% rispetto all’anno precedente.

Un risultato ampiamente positivo, ove si consideri che nel 2021 si era rilevata una forte ripresa dei volumi dopo l’emergenza Covid 19, toccando quota 89,4 miliardi di euro (+4,7% rispetto al 2020), dato che testimonia le potenzialità del comparto e consente agli operatori di puntare a traguardi ancora più ambiziosi.

Il rapporto dell’Osservatorio, inoltre, evidenzia il quadro, non certo facile, in cui la logistica conto terzi è stata costretta a muoversi nell’ultimo anno dovendo confrontarsi con una ridotta capacità operativa di trasporto e di stoccaggio, con i rallentamenti delle supply chain internazionali, con le problematiche legate al reperimento dell’energia e dei combustibili, oltre che con l’impennata dei prezzi delle materie prime e di tutti i costi operativi, spinti anche da una inflazione che nel nostro paese sembra determinare effetti più negativi e duraturi che nel resto d’Europa.

Tutti fattori che potrebbero perdurare, o addirittura esaltarsi nel 2023, pregiudicando i buoni risultati sin qui ottenuti e che, pertanto, necessitano di essere affrontati nella maniera più completa possibile con l’impiego delle soluzioni messe a disposizione dalle nuove tecnologie digitali destinate ad accompagnare trasformazioni sempre più profonde nel tessuto della logistica.

 

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I freni del settore

Come è noto, non si era ancora spento l’eco dei disagi più esasperati provocati dalla pandemia e delle loro ripercussioni sulle catene di approvvigionamenti che nuove minacce si sono progressivamente materializzate.

Il conflitto tra Russia e Ucraina, con i suoi strascichi, e, soprattutto, la crisi energetica hanno caratterizzato in buona parte il 2022 frenando la ripresa e agitando il pericolo, diventato sempre più una realtà, di un aumento sia dei costi dei fattori produttivi che dell’energia.

A proposito di quest’ultima, il report dell’Osservatorio rileva che il suo costo, che già nel 2021 aveva subito un incremento del 13,5%, nel 2022 ha effettuato un vero e proprio balzo verso l’alto del 117% con effetti devastanti sulle supply chain più energivore.

Anche il “transport index” elaborato dal Politecnico di Milano sottolinea, per la modalità contract, un forte aumento dei costi di trasporto per tutta la durata dell’anno scorso, con ulteriori rialzi in alcuni mesi specifici a causa per lo più degli incrementi subiti dai carburanti. 

Risultati ancora peggiori sono stati rilevati dal settore dei contratti spot che nei mesi più critici hanno visto impennarsi maggiormente le quotazioni con un differenziale anche di oltre il 3%.

 

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La sfida della “capacità”

Se gli aumenti del costo di energia e trasporto sono stati senza dubbio fattori di grande negatività, l’Osservatorio nel suo studio enfatizza, in particolare, la scarsità di capacità operativa come una delle criticità che ha accompagnato i grandi rinnovamenti di cui è stato protagonista il settore, limitandone in qualche misura gli effetti.

Il suo superamento è affidato alle abilità dei manager nell’introdurre soluzioni di logistica 4.0 o di efficienza energetica nella trasformazione dei processi e nel potenziamento della collaborazione tra gli attori della filiera.

Una vera e propria sfida che vede le aziende impegnate a modificare le impostazioni operative pregresse agendo sulla relazione mittente-destinatario-fornitore di servizi logistici adeguandola alla specifica modalità e tipologia di servizi di trasporto.

In particolare, le aziende italiane appaiono, nel loro complesso, maggiormente finalizzate ad acquisire le tecnologie per la raccolta e la gestione delle informazioni digitali con utilizzo di blockchain.

Anche i progetti di automazione stanno riscuotendo buon interesse coinvolgendo, al momento, almeno una azienda su tre.

Ancora piuttosto limitato è invece lo sviluppo di progetti il cui scopo è produrre analisi dei dati con l’ausilio di software big data che consentirebbero un reale salto di qualità con approfondimenti più puntuali e complessi, sorretti dall’aggregazione di grandi quantitativi di informazioni, per realizzare previsioni con utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, e disegnare e valutare scenari operativi diversi ed alternativi in tempo reale.

E’ opinione dei redattori dello studio che per creare davvero valore, le aziende devono sviluppare progetti con l’introduzione dei diversi agenti di innovazione quali l’automazione, la digitalizzazione e l’analisi dei dati, di pari passo con la trasformazione dei processi.

Questo modo di procedere deve tener presente l’integrazione tra i diversi sistemi informativi e le tecnologie e sviluppare una strategia human-centric unita ad una forte collaborazione con i fornitori di tecnologia e con gli operatori della filiera. 

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