Quella del grano è l’ultima delle crisi che, in ordine di comparsa, stanno affliggendo il pianeta e la Supply Chain globale dopo pandemia, porti cinesi impazziti, penuria di materie prime e guerra in Europa.

A volte è interessante guardare cosa accade al di fuori di casa nostra per ridimensionare i problemi che ci paiono insormontabili: negli Stati Uniti è in atto una crisi interna che ha il grano come protagonista e le ferrovie come miglior attore non protagonista.

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Una crisi delle rinfuse anche negli USA

Deve esserci davvero qualcosa che non va se il presidente e il suo vice della Food and Beverage Issue Alliance, che rappresenta oltre 40 associazioni del settore agroalimentare statunitensi, hanno deciso di scrivere una lettera aperta sulla stampa specializzata.

L’argomento è il grano, ma non quello ucraino, bensì il loro, americanissimo. Premesso che l’ultimo raccolto non è andato come sperato, la supply chain statunitense sta attraversando un periodo di particolare sofferenza.

L’infrastruttura nordamericana dei trasporti, che nell’immaginario del vecchio West identificava la libertà con ferrovia, è basata principalmente sulla gomma. Dunque, finché i camion viaggiano, tutto bene, ma se si fermano iniziano i problemi.

La congestione dei porti mantiene ridotta la circolazione dei mezzi pesanti disponibili, mettendo in evidenza la carenza di alternative: anni di trascuratezza hanno reso le ferrovie americane poco competitive.

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L’assalto al treno

Ecco che scopriamo così che anche i grandi Stati Uniti hanno i piedi di argilla, se non del tutto, almeno in parte.

La Food and Beverage Issue Alliance punta il dito contro decenni di mancati investimenti nel potenziamento di un’infrastruttura nevralgica che, adesso, tornerebbe comoda. Anzi, secondo l’associazione la stessa industria ferroviaria statunitense non starebbe facendo molto a fronte di una domanda in aumento.

I disservizi ferroviari si traducono in danni per tutta la filiera industriale: in assenza di vettori come camion o navi che portino le merci ai consumatori, il treno potrebbe almeno alleviare la pressione sul sistema.

 

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Interruzioni di servizio

È successo ben due volte nell’ultimo anno che l’inadeguatezza dell’infrastruttura ferroviaria portasse addirittura all’interruzione della lavorazione del grano negli impianti di raffinazione, dai quali esce una varietà enorme di prodotti con le destinazioni più diverse.

Si tratta di stabilimenti che lavorano 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 con l’obiettivo di processare il 15% del grano statunitense e ricavarne ingredienti per centinaia di produzioni alimentari diverse, per prodotti farmaceutici, per la cura personale o addirittura per l’industria della plastica computabile o degli adesivi per costruzioni.

Il danno arrecato da queste interruzioni è enorme e dipende non tanto dalla scarsa disponibilità di materia prima, quanto da una infrastruttura inadatta a trasportarla: il 15% del grano destinato alla panificazione viaggia su rotaia negli States.

Eppure, il treno negli USA non riesce più a garantire né affidabilità di servizio, né riesce a porsi come alternativa allo shipping o al trasporto su gomma.