Secondo l’ultimo aggiornamento UNCTAD, il commercio mondiale nel 2025 ha registrato una crescita del 7%, pari a 2,2 trilioni di dollari, portando il totale oltre i 35 trilioni: è la prima volta che viene raggiunta questa soglia.
La dinamica di crescita è stata sostenuta da volumi sempre maggiori piuttosto che da particolari politiche sui prezzi, segnalando una domanda stabile in un contesto di inflazione in calo.
Motori regionali
Asia orientale, Africa e commercio tra aree a sud del mondo hanno trainato l’espansione.
La Cina e la Corea del Sud hanno guidato l’export asiatico (+9%), mentre Brasile e Sudafrica hanno rafforzato i flussi da Sud America e Africa.
India e Cina hanno primeggiato nei servizi, confermando il ruolo crescente delle economie emergenti.
La notizia è, dunque, che a prendere campo rispetto al passato sono realtà una volta deboli economicamente e commercialmente parlando, per altro non solo in senso quantitativo, ma anche qualitativo.
Settori produttivi
Tra i settori produttivo maggiormente coinvolti in questa crescita, si trova la manifattura, che ha segnato un +10%, con l’elettronica in forte ascesa (+14%) grazie alla domanda legata all’IA. L’agricoltura ha mostrato un incremento dell’11% nelle esportazioni di cereali e ortofrutta.
In controtendenza, invece, l’automotive (-4%) e i combustibili fossili, che hanno rallentato, evidenziando fragilità ormai strutturali.
Supply Chain e frammentazione
Gli squilibri commerciali restano elevati e la frammentazione geopolitica sta rimodellando le catene di fornitura; friendshoring e nearshoring si rafforzano, con imprese e governi che privilegiano partner politicamente allineati o geograficamente vicini.
Questo ridisegno della Supply Chain implica maggiore resilienza ma anche costi più alti e minore efficienza globale.
Incertezze geopolitiche e visione al 2026
È chiaro che le tensioni tra Europa, USA e Cina giocano un ruolo primario sulla stabilità dei flussi, mentre la minaccia di un deterioramento dei rapporti con la Federazione Russa alimenta rischi ulteriori.
La dipendenza energetica e le sanzioni rendono vulnerabili intere filiere, accentuando proprio la necessità di diversificazione.
L’UNCTAD prevede un rallentamento: debito crescente, costi commerciali più elevati e domanda globale incerta peseranno sulle performance. Le imprese dovranno bilanciare efficienza e sicurezza, adottando strategie di mitigazione dei rischi e investendo in tecnologie per rendere la Supply Chain più flessibile.



