Trasporti e sostenibilità: ecco perché serve un cambio di passo

In un’economia che viaggia spedita e su mezzi sempre più tech, occorre un cambio di passo. Anche in tema di strumenti che regolano la sostenibilità dei trasporti.

È quanto emerge dal Rapporto dell’Ufficio Studi di Confcommercio realizzato in collaborazione con Isfort suRiflessioni sul sistema dei trasporti in Italia presentato pochi giorni fa a Cernobbio (Como) in occasione del 4° Forum Internazionale di Conftrasporto-Confcommercio.

Ecco i punti sottolineati:

– lntervento sulla leva fiscale (‘chi più inquina più paga’) e regole e interventi infrastrutturali per favorire il trasporto via mare o rotaia, specie in aree particolarmente sensibili come i valichi alpini: questi i due pilastri della politica per la sostenibilità degli ultimi decenni.

– L’intermodalità cresce sul mare, dove aumentano i traffici dei mezzi rotabili (camion, rimorchi e semirimorchi) imbarcati a bordo delle navi: +255% dal 2005 al 2017.

Carenza di infrastrutture e arretratezza logistica ci fanno perdere mediamente 34 miliardi di euro all’anno. Intanto si attende ancora l’adeguamento della rete ferroviaria italiana agli standard europei, nonché la fine dei lavori delle gallerie di base delle Ceneri e del Brennero per consentire il passaggio delle merci da gomma a rotaia.

Austria e Svizzera finanziano l’ammodernamento delle loro strutture per il trasferimento delle merci da gomma a rotaia con i nostri camion: in 12 anni hanno incassato 25 miliardi di euro in pedaggi, eppure dal 2000 al 2016 il traffico stradale lungo la catena alpina è aumentato del 25% (anziché diminuire), mentre quello ferroviario è cresciuto di poco meno del 15%.

– L’Italia ha la più alta incidenza fiscale dell’area Ue sul gasolio per autotrazione: 60,6% contro una media europea del 55,9%, e le accise sui carburanti pesano 62 centesimi al litro; da quelle sul gasolio lo Stato incassa circa 20 miliardi di euro all’anno.

– L’autotrasporto paga in accise sul gasolio il doppio dei danni generati sull’ambiente e il paradosso è che i mezzi meno inquinanti sono i più penalizzati: un Euro6 paga 8.650 euro all’anno in più rispetto al danno ambientale prodotto. Nonostante questo, l’autotrasporto continua ad assumere un ruolo determinante nel sistema dei trasporti nazionale, movimentando il 60,2% del valore delle merci nel nostro Paese.

Se queste misure rimanessero invariate, rischieremmo di dover abbandonare non solo l’ambizione di divenire un Paese logistico (ovvero in cui l’industria logistica contribuisce alla crescita del Pil nazionale), ma anche quella di poter essere integrato nei traffici internazionali, che potrebbero essere costretti a deviare i propri percorsi lungo assi più agevoli e convenienti.

Una prospettiva di isolamento indotta dal miope ripetersi di limitazioni indifferenziate del trasporto stradale in assenza di alternative modali praticabili, che l’Italia, così come quella che si genererebbe attraverso il blocco di progetti infrastrutturali a lungo attesi da imprese e cittadini (Terzo Valico, Gronda di Genova, Torino-Lione, Pedemontana lombarda, collegamento ferroviario alta velocità Brescia-Padova) non può certo permettersi e che Conftrasporto-Confcommercio intende scongiurare, con tutte le energie.

È quindi urgente promuovere una nuova strategia intermodale e soluzioni di trasporto più efficaci e realmente sostenibili.

Per Conftrasporto-Confcommercio le priorità d’intervento sono:

Per l’intero Sistema dei trasporti: la promozione dell’accessibilità dei territori come leva per competere, a cominciare dalla garanzia della permeabilità della barriera alpina, attraverso una politica coordinata nazionale per i trasporti e la logistica, centrata sulla co modalità e sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale.

Per l’autotrasporto: la riduzione del peso delle accise, la conferma delle risorse a supporto della competitività delle imprese nell’ottica della sostenibilità ambientale e della sicurezza stradale, lo sblocco del sistema delle revisioni dei veicoli e delle autorizzazioni ai trasporti eccezionali, il contrasto all’abusivismo e al dumping sociale.

Per la filiera marittimo-portuale: una strategia uniforme d’intervento sui porti e sulla “Nuova Via della Seta” che tuteli gli interessi nazionali, misure per favorire l’occupazione di lavoratori marittimi italiani e europei, una diversa visione del regime delle concessioni portuali centrata su trasparenza ed omogeneità delle condizioni.

Per il trasporto ferroviario: il completamento del processo di apertura alla concorrenza, l’adeguamento agli standard tecnici europei della rete, la concreta adozione del macchinista solo.

Per la logistica energetica: un quadro autorizzativo e concessorio omogeneo a livello nazionale ispirato a criteri di semplicità e semplificazione, una fiscalità favorevole allo sviluppo della filiera del Gas Naturale Liquido.

 

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