World Free Zones Organization, la priorità è ridisegnare la Supply Chain

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Il tema dominante è sempre quello, ossia la stabilità della Supply Chain: anche durante il 12esimo congresso della World Free Zones Organization o WFZO tenutosi a Panama è emersa la necessità di dare un’iniezione di fiducia al mondo della logistica e delle forniture in genere.

A rimarcare che l’era della supply chain mono-fornitore, magari basata anche sul modello just-in-time, ha fatto il suo tempo è stato il Segretario Generale della IRU Umberto de Pretto, che ha insistito sulla necessità di cambiare la concezione stessa della catena di fornitura.

Il vero nodo sta nella non rilevanza del ‘dove’ le merci viaggino, quanto piuttosto del ‘come’: non esiste più angolo del pianeta che possa considerarsi al riparo da sconvolgimenti geopolitici o da strascichi collaterali ad eventi che interessano regioni limitrofe, 

La logistica globale è, pertanto, da ridisegnare nella sua concezione, richiamando l’esigenza di costruire dei corridoi commerciali all’interno dei quali vigano regole armonizzate e framework digitali e agili.

Incertezza permanente: la presa di coscienza 

Il segretario generale IRU, all’interno del panel ‘Global Gateways – Redefining the Future of Trade and Connectivity’, ha sottolineato che non tanto il dove, ma il come le merci si muovano può fare la differenza.

La situazione è ripetitivamente la stessa da ormai sei anni: dopo un’elenco di ‘cigni neri’, ciascuno dei quali di portata ‘epocale’, come era in voga definirli sino a qualche tempo fa, che consta di una pandemia, della crisi del Mar Rosso, di almeno tre conflitti ‘caldi’ che interessano anche direttamente il Vecchio Continente o comunque l’Occidente e dell’attuale chiusura di Hormuz, il sistema planetario della Supply Chain non ha davvero compiuto una trasformazione verso l’agilità e ska resilienza.

Per de Pretto, è chiaro che si tratta di una condizione, quella VUCA (Volatilità, Incertezza, complessità e ambiguità, traducendo l’acronimo in italiano), ormai permanente. La supply chain non può quindi concentrarsi, come in passato, sull’ottimizzazione di una sola fonte in quanto si tratta di una tattica fallimentare, fragile ed assai esposta al rischio di interruzioni.

Intermodalità come sistema flessibile

La IRU pensa ad una struttura della supply chain che integri, a livello globale, la possibilità di passare agilmente, in qualsiasi momento, le merci da una via ad un’altra: dal trasporto marittimo a quello aereo e, quando questi sono fermi per qualche motivo, a quello terrestre su gomma o rotaia.

La World Road Transport Organization pensa in particolare al sistema TIR, che armonizza i passaggi multi-modali door-to-door sotto al cappello di un unico framework, il che vuole dire dichiarazioni e garanzie unificate per gli operatori responsabili delle merci.

Un esempio attuale del suo impiego in momenti di crisi, sebbene TIR sia già in uso da parte di 3 milioni e mezzo di operatori in 80 Paesi, è dato dal corridoio tra Arabia Saudita e Qatar, messo in piedi proprio per aggirare il blocco di Hormuz e della via marittima e aerea nella regione mediorientale.
Il vero punto sottolineato dalla IRU è che un tale sistema deve già essere pronto e predisposto, non può essere studiato nel momento stesso in cui un’emergenza sta avendo luogo, motivo per cui il framework TIR viene oggi proposto come alternativa valida per snellire e rendere agile il passaggio, ovunque nel mondo, da un sistema di trasporto ad un altro.

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