La Corte Suprema boccia i dazi: ancora volatilità per logistica e commercio globale

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La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di invalidare parte dei dazi imposti dal presidente Donald Trump spalanca le porte di una nuova e ulteriore fase di forte incertezza per il commercio internazionale e per le supply chain

Mentre alcune tassazioni sono state dichiarate illegittime, in quanto esulerebbero dai poteri del presidente senza un avvallo del Congresso, gli altri restano in vigore. La reazione, sdegnata e immediata, della Casa Bianca, con l’introduzione di un nuovo dazio globale, prima del 10% e dopo poche ore del 15% tramite l’impianto normativo della Section 122, ha iniettato ulteriore instabilità in una una supply chain già sotto pressione.

La sentenza: quali dazi cadono e quali restano 

La Corte Suprema ha stabilito che l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977 non autorizza il presidente a imporre dazi permanenti, competenza riservata al Congresso. Sono quindi annullati dalla sentenza sia i dazi “reciproci” annunciati nell’aprile 2025, sia i dazi specifici contro Cina, Canada e Messico legati al fentanyl.  

Restano invece in vigore i dazi fondati su altre basi legali, tra cui quello al 50% su acciaio e alluminio, previsto dalla Section 232. 

La sentenza non elimina quindi l’intero impianto tariffario, ma colpisce solo le misure adottate tramite poteri d’emergenza.

Conseguenze su commercio e supply chain 

La rimozione dei dazi IEEPA non produce dunque il totale allentamento della morsa tariffaria sperato da molti importatori. La supply chain globale, già esposta a tensioni, si trova ora davanti a un quadro normativo persino più instabile di quello degli ultimi mesi, se possibile. 

Secondo vari analisti, l’uso ‘arbitrario’ dei dazi genera confusione politica sul fronte interno e su quello internazionale, rende imprevedibili i rapporti commerciali e disorienta gli operatori logistici, costretti a ricalcolare costi e rotte in tempi rapidissimi.

Gli effetti dell’annullamento di parte dell’impianto tariffario messo in campo dalla Casa Bianca nell’aprile dell’anno scorso sono diversi da Paese a Paese; tanto per citarne alcuni, Regno Unito e Australia, che avevano negoziato a proprio favore nella prima fase della ‘guerra commerciale’,  rischiano dazi più alti rispetto al passato per via della sostituzione delle tariffe annullate con il nuovo dazio orizzontale al 15%, mentre nazioni come Cina, Vietnam, India e Brasile dovrebbero invece affrontare un onere inferiore rispetto al precedente, che era superiore al 15%.  

Di fatto, l’applicazione uniforme dell’annullamento riduce gli squilibri relativi, ma non elimina l’effetto negativo complessivo sui flussi commerciali.

La reazione di Trump e il nuovo dazio globale del 15%

A poche ore dalla sentenza, Trump ha annunciato un dazio globale del 10% tramite la Section 122 del Trade Act del 1974, elevato nel giro di 24 ore al 15%, il massimo consentito. 

La misura, valida per 150 giorni senza approvazione del Congresso, esclude energia, farmaceutica, auto, aerospazio, minerali critici e beni conformi al trattato di libero scambio USMCA tra Canada, Messico e USA. 

L’impatto economico dei dazi: cosa dicono i dati della FED

Quella dei dazi è una ‘guerra commerciale’ che ha pesanti risvolti all’interno degli Stati Uniti stessi, a partire dalla frattura sempre più evidente tra il presidente e parte della nazione.

Guardando i numeri, un rapporto della Federal Reserve Bank di New York, basato su dati del Census Bureau, indica che anche l’aspetto economico non è esente da criticità per gli stessi americani, se è vero che quasi il 90% dei dazi nel 2025 è stato assorbito da consumatori e imprese statunitensi

Il dato suggerisce che l’onere reale ricade sul mercato interno, non sui Paesi esportatori, e che ciò avverrà ancora per parecchio tempo, considerato che l’effetto ultimo delle tariffe è la ricostituzione di un’industria nazionale a stelle e strisce smantellata in molti settori da decenni e, dunque, non ricostruibile in pochi mesi – spesso, nemmeno le condizioni favorevoli agli investimenti necessari sono né facili, né rapidi da ricreare e lo stato di incertezza attuale ottiene l’effetto contrario, ossia scoraggiarli.  

Se, poi, gli USA fossero costretti a rimborsare i dazi riscossi, l’impatto fiscale sarebbe enorme: si tratterebbe di restituire prelievi già incassati e in parte già spesi, aprendo un fronte complesso per il Tesoro. Le alternative possibili includerebbero il ricorso a nuovi dazi fondati su basi legali più solide, non meglio specificate forme di compensazioni fiscali e negoziati bilaterali per evitare contenziosi.

Effetti sulla logistica e prospettive

La volatilità normativa genera un effetto immediato sui flussi containerizzati: le variazioni improvvise dei costi influenzano la scelta dei porti, la tempistica degli arrivi e la pianificazione dei vettori. 

Le catene globali, profondamente interconnesse, risentono di ogni oscillazione tariffaria, con rischi di rallentamenti, riallocazioni di capacità e aumento dei costi operativi: tutta questa volatilità normativa è difficilmente accostabile ad un periodo di crescita e benessere.

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