Delivery: il nodo del middle mile

Condividi

Negli ultimi anni l’esplosione dei servizi di ‘delivery’ hanno reso il segmento del ‘last mile’ – l’ultimo miglio, in gergo logistico – noto a tutti i consumatori e proprio sulla consegna dei pacchi si è giocata una competizione più accesa che mai nel mondo della logistica. 

Tuttavia, mentre l’attenzione pubblica si concentra, appunto, sull’ultimo miglio, la vera fragilità del sistema si trova molto prima, nel tratto che collega centri di fulfillment e reti di distribuzione. 

È lì, nel ‘middle mile’, che si decide la capacità di dimensionare il servizio, contenere i costi e garantire affidabilità: diverse analisi di settore e ricerche sui consumatori mostrano sistematicamente che intervenire solo sul last mile non è sufficiente per sostenere la crescita dell’e‑commerce e le aspettative del mercato che esso alimenta. 

I limiti strutturali del last mile

Se è sulla bocca di tutti non è per caso: l’ultimo miglio è, infatti, la fase più visibile della consegna, ma anche la più costosa e difficile da ottimizzare

La sua efficienza dipende da un presupposto fondamentale, vale a dire la densità dei volumi; senza un flusso costante di pacchi in ingresso, i percorsi diventano discontinui, le tratte si allungano e il costo per consegna cresce rapidamente. 

In questo ragionamento le dimensioni fanno la differenza: le reti dei grandi distributori funzionano perché costantemente alimentate da volumi enormi e stabili, mentre gli operatori che si occupano di un piccolo cabotaggio soffrono un ‘cold start’ che impedisce loro di raggiungere le grandi economie di scala. 

Inoltre, allargare la propria copertura geografica richiede investimenti elevati in termini di mezzi, personale e micro centri di smistamento locali. Senza una base di traffico prevedibile, ogni nuovo territorio da servire rappresenta un potenziale rischio economico: il risultato è un last mile che, da solo, non può sostenere modelli competitivi alternativi.

Perché il middle mile è il vero collo di bottiglia

Il middle mile è la parte meno visibile della catena logistica, ma è quella che determina la capacità di costruire una rete efficiente: è grazie alla sua funzione di collegamento tra centri di smistamento e aree di distribuzione, che si genera il flusso che alimenta il last mile. Se questo tratto della catena logistica è debole, frammentato o poco denso, l’intero sistema ne risente.

Secondo varie analisi di mercato, il middle mile sta diventando uno dei segmenti più strategici della logistica globale, con una crescita prevista fino a oltre 200 miliardi di dollari entro il 2030.  

Il segmento sta consolidando la sua importanza essenzialmente per tre fattori chiave, che si riassumono nella stabilità dei volumi, nell’efficienza delle tratte e nella scalabilità.

Quando il middle mile funziona a dovere, consente di aggregare merci diverse al fine di mantenere un flusso costante anche quando l’e‑commerce rallenta, permette di ottimizzare i carichi e ridurre i chilometri percorsi a vuoto e rende possibile espandere la rete senza costruire nuovi centri in ogni area servita. Di fatto, senza un middle mile solido, il last mile resta isolato, costoso e difficile da far crescere.

Cosa chiedono davvero i consumatori

In proposito un certo peso è esercitato anche dalle preferenze dei clienti, che sono in rapida mutazione. 

Una ricerca McKinsey su oltre mille consumatori mostra che oggi contano più l’affidabilità, la flessibilità e il costo rispetto alla pura velocità

Fattori che spostano l’attenzione dalle consegne “ultra‑fast” alla capacità di garantire un servizio stabile, prevedibile e sostenibile, caratteristiche che si costruiscono nel middle mile, non nell’ultimo tratto.

La risposta: reti ibride e cross‑dock intelligenti

Per superare i limiti del last mile, molti operatori stanno adottando modelli ibridi che combinano spedizioni Business2Business, rifornimento retail e pacchi diretti al consumatore, integrazione che permette sia di aumentare la densità dei flussi, sia di ridurre i costi unitari.  

Il cuore di questo approccio sono i cross‑dock evoluti, strutture leggere che non richiedono stoccaggio, ma orchestrano i flussi in tempo reale. Basandosi su sistemi di routing dinamico e sulla visibilità end‑to‑end, consentono di evitare hub congestionati, di unire volumi diversi per massimizzare i carichi e, soprattutto, di adattare la capacità alle oscillazioni della domanda.

È un modello più agile e meno intensivo rispetto alla costruzione di nuovi magazzini, che rappresenta una risposta concreta alle esigenze di un mercato sempre più variabile.  

Naturalmente il last mile resta fondamentale per l’esperienza del cliente, ma non può essere il punto di partenza per costruire un sistema di delivery competitivo. Senza un middle mile robusto, denso e intelligente, ogni tentativo di innovazione nell’ultimo miglio è destinato a scontrarsi con costi elevati e scarsa scalabilità.  

Il futuro della consegna passa dalla capacità di ripensare il cuore invisibile della logistica, sia per poter competere con i grandi del settore, sia per rispondere alle nuove aspettative dei consumatori.

Ti potrebbero interessare